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Il “re” di Easyjoint a TPI: “Sentenza Cassazione cannabis? Genera solo caos, noi tranquilli”

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Cannabis light Cassazione negozi | Givoedì 30 maggio, la Suprema Corte ha stabilito che la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”. “Siamo contro qualsiasi tipo di droga”, è stato il commento del vicepremier e leader della Lega.

Per la Suprema Corte, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”, come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina. La sentenza è arrivata dalle sezioni unite penali della suprema corte che così danno uno stop alla vendita della ‘cannabis light’. La Procura generale della Cassazione, rappresentata dal pg Maria Giuseppina Fodaroni, aveva chiesto alle sezioni unite della Corte Suprema di inviare gli atti alla Consulta sulla questione della cannabis light. Ma i giudici hanno deciso di emettere ugualmente il loro verdetto.

TPI ha commentato la sentenza con Luca Marola, titolare di Easyjoint. Marola si occupa di legalizzazione e comunicazione da oltre 15 anni, la vendita della canapa legale per lui non è solo una questione di commercio, ma una battaglia politica e civile.

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“Facendo un’analisi stringata del testo della motivazione, non credo che i negozi debbano chiudere. Non credo sia questo l’epilogo di questa faccenda. L’ultima frase della sentenza dice: “Fatto salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”.

Cosa vuol dire questo?

La cannabis light per definizione nasce dai fiori della canapa industriale, la canapa industriale è definita per legge come canapa derivata da una varietà prevista dall’elenco europeo delle varietà coltivabili, con un tenore di Thc in Europa deciso da direttive europee, inferiore cioè allo 0.2 o 0.3 (Austria). Questo numero l’ha deciso la politica, le istituzioni europee, in quanto non capaci di drogare.

Quella che vendiamo noi non è sostanza drogante, quindi non saremmo esclusi da questa sentenza.

Un’interpretazione dozzinale del testo fa dimenticare quest’ultima frase, che è l’esclusione rispetto all’oggetto della sentenza.

Tutti si sono concentrati su “la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis, come l’olio, le foglie, le infiorescenze e la resina”.

Però non c’è un reato. Se lo faccio cosa succede? Nel testo non si specifica se viene fatto cosa succede. Mentre, nel capoverso dopo, quando parla di articolo 73 del codice del testo unico sugli stupefacenti, dice qual è il reato. “A meno che non abbiano capacità drogante”, quindi, i prodotti derivati che non hanno capacità drogante come vengono giudicati dalla Corte? Che poi è la cannabis light per come noi la consideriamo. 0.2 varetà europee certificate. Qui non c’è una risposta.

Quindi perché il ministro Salvini già parla degli store che chiuderanno?

Prima parlavo di interpretazione dozzinale, chi interpreta in modo dozzinale, parla e pensa in modo dozzinale, è un approccio dozzinale sulla delicatezza della amteria, come sempre non si prendono in considerazione tutti gli aspetti della normativa e del fenomeno della cannabis light. E’ questo il motivo per cui tale dichiarazione lascia il tempo che trova.

Cosa succede adesso?

O si aspettano le motivazioni della sentenza, o arriva una circolare del ministero degli Interni che senza se e senza ma va oltre questa sentenza. Però serve un documento istituzionale chiaro per qualunque forma di azione, che adesso non c’è. Anche in questo caso una circolare su cosa si basa? Su questa sentenza. Sarebbe impugnabile davanti al Tar.

Perché si deve sequestrare un prodotto che per la Cassazione non ha capacità drogante ed è definito per la legge come un prodotto che non è una droga?

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Il problema di questa sentenza è che non va a chiarire la natura del prodotto attualmente in commercio e non fa capire qual è il valore della capacità drogante. Non vengono chiariti i paramenti per definire una sostanza drogante e nemmeno se quella in commercio ora lo è. Questa sentenza genera soltanto caos.

Qual è lo stato d’animo dei venditori ora? Sono preoccupati?

Sicuramente c’è preoccupazione, per loro. Si è nell’occhio del ciclone. Non si riesce a programmare, investire. I canapa store più recenti vivono questo momento con preoccupazione perché nel loro modo semplicistico di ragionare è “visto che lo fanno gli altri, lo faccio anche io”, iniziano a credere che proprio legale non è.

I vecchi del mondo della cannabis, i primi a mettere in commercio la canapa light vivono con abbastanza tranquillità questo momento. Ci siamo passati per altre cose. Nel 2010 ci fu la campagna di Giovanardi che cercava di far passare che la mera apertura di uno shop istigasse la gente a produrre stupefacenti.

Questa che è una campagna neanche sulla droga la si sta vivendo con leggerezza estrema.

Cosa farete adesso?

Aspettiamo le motivazioni della sentenza, ma non staremo fermi. Entro due settimane organizzeremo a Milano un gigantesco punto di incontro del settore, per mettere in connesione il mondo imprenditoriale con le associazioni di categoria e la politica, di maggioranza e di opposizione che hanno manifestato la volontà di trovare una soluzione di legge a questo caos.