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Israele torna al voto: Netanyahu non riesce a formare il Governo

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Israele nuove elezioni – Il Parlamento israeliano (la Knesset) ha votato per il suo stesso scioglimento: il paese andrà a nuove elezioni il 17 settembre 2019.

La decisione è stata presa dai parlamentari per cercare di rompere lo stallo creatosi intorno alla formazione del nuovo governo dopo la tornata elettorale di aprile.

La formazione del Governo – Il premier uscente Benjamin Netanyahu era stato incaricato dal presidente Reuven Rivlin di formare il nuovo esecutivo, ma il leader del Likud non è riuscito ad ottenere l’appoggio del partito di destra Israel Beytenu.

Il suo capo politico, l’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, si è rifiutato di sostenere un nuovo Governo guidato da Netanyahu.

I rapporti tra i due politici sono particolarmente tesi da quando Lieberman ha rinunciato al suo incarico di ministro della Difesa a novembre del 2018, scatenando una crisi di governo.

Il sostegno di Israel Beytenu era però indispensabile per la creazione del nuovo Esecutivo, dato che il Likud di Netanyahu non era riuscito da solo ad ottenere la maggioranza dei voti.

Il premier uscente ha infatti perso un buon numero di voti nelle ultime elezioni, a tutto vantaggio del sui maggiore avversario Benny Gantz, leader del neonato partito Resilienza di Israele e a capo della coalizione Blu e bianco.

Secondo alcuni analisti, al termine delle prossime elezioni Netanyahu potrebbe chiedere proprio a Gantz, anche lui nello schieramento della destra, di formare un nuovo Governo.

Il piano di pace – Intanto si avvicina la data della presentazione del piano di pace per il Medio Oriente ideato dall’amministrazione Trump.

Il 28 maggio è iniziato il tour del genero e consigliere del presidente Jared Kushner in Medio Oriente: con lui ci sono anche Jason Greenblatt, rappresentate speciale degli Usa per i negoziati internazionali, e Brian Hook, rappresentante speciale per l’Iran della Casa Bianca.

Secondo le prime indiscrezione, il cosiddetto “Accordo del secolo” punta su maggiori investimenti economici da parte dei paesi arabi nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. La soluzione politica sarebbe invece rimandata ad un secondo momento.

Il piano dovrebbe essere presentato il 25 e 26 giugno in occasione della conferenza che si terrà nel Bahrain. L’Autorità nazionale palestinese ha già fatto sapere che non vi prenderà parte come segno di protesta per non essere stata consultata né in merito all’incontro né tantomeno sui contenuti dell’Accordo.