Me

Cannabis light, vendere i prodotti derivati è un reato

Immagine di copertina

Cannabis light reato | Sentenza | Corte di Cassazione

CANNABIS LIGHT REATO – La legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti derivati dalla cannabis. Farlo è dunque un reato. È quanto ha stabilito oggi la Corte di Cassazione.

Cannabis light reato | La sentenza della Corte di Cassazione

Per la Cassazione, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”, come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina. Lo ha hanno deciso le sezioni unite penali della suprema corte che così danno uno stop alla vendita della ‘cannabis light’. La Procura generale della Cassazione, rappresentata dal pg Maria Giuseppina Fodaroni, aveva chiesto alle sezioni unite della Corte Suprema di inviare gli atti alla Consulta sulla questione della cannabis light. Ma i giudici della Cassazione hanno deciso di emettere il loro verdetto.

> Che cosa vengono i negozi di cannabis light

La questione ha tenuto banco per diversi giorni a inizio maggio 2019, dando vita ad una nuova querelle tra i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e ad uno scambio di accuse tra gli esponenti dei loro partiti, Lega e Movimento 5 Stelle. “Io non aspetto i tempi della giustizia, la droga è un’emergenza nazionale devastante e dunque dobbiamo usare tutti i metodi democratici per chiudere questi luoghi di rieducazione di massa”, aveva detto Salvini. “Non bisogna dare informazioni sbagliate, nei canapa shop non si vende droga”, aveva invece dichiarato Di Maio. “Se per caso come ministro dell’Interno è in possesso di informazioni che io non ho, e questo è pure possibile, chiaramente allora bisogna fare altro ordine di considerazioni”.

Oggi il capo leghista è tornato sul punto, affermando: “Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano”.

> Le differenze tra cannabis light e marijuana illegale

La decisione della Cassazione arriva nello stesso giorno in cui Google ha deciso di mettere al bando dal Play Store, il suo negozio di applicazioni, le app che vendono marijuana. Il gigante californiano del web ha aggiornato le regole destinate agli sviluppatori, mettendo nero su bianco un divieto esplicito per le app che commerciano o “facilitano la vendita” di marijuana e prodotti derivati contenenti Thc. Il divieto si applica “indipendentemente dalla legalità”, si legge. In altre parole, non importa se in alcuni Stati la marijuana sia legalizzata.