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31 milioni di bambini scappano dalla guerra: i dati drammatici del report di Save the Children

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Save the Children report infanzia negata

Infanzia negata a quasi un bambino su tre. Questo è il tragico responso del rapporto di Save the Children, pubblicato alla vigilia della Giornata internazionale dei bambini. Come spiega l’organizzazione, si tratta di “bambine e bambini che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, che sono costretti a lavorare o a sposarsi precocemente”.

La denuncia dell’organizzazione internazionale arriva forte e chiara. Quello tratteggiato da Save the Children è un quadro terribile, che diventa “ancor più cupo nei paesi sferzati dai conflitti, dove in un solo anno 53 mila bambini hanno perso la vita in seguito alle violenze”.

Save the Children report infanzia negata | Miglioramento negli ultimi 20 anni

I numeri sono spaventosi, anche se, negli anni, si è registrato un miglioramento della situazione. Nel 2000 i minori privati della propria infanzia “erano 970 milioni, un numero che oggi si è ridotto di 280 milioni, assestandosi a quota 690 milioni”.

Nel terzo rapporto annuale di Save the Children si legge che negli ultimi venti anni “si registrano 4,4 milioni di morti infantili all’anno in meno”. Il report parla chiaro: “Il numero di bambini colpiti dalla malnutrizione è sceso di 49 milioni; si contano 115 milioni di bambini in meno tagliati fuori dall’educazione e 94 milioni in meno coinvolti in varie forme di lavoro minorile”

Importanti anche i progressi rispetto al problema delle spose bambine. Negli ultimi venti anni “il numero di spose bambine si è ridotto di dieci milioni e quello delle gravidanze precoci, che mettono a forte rischio le vite sia delle mamme che degli stessi bambini, di 3 milioni”. Sierra Leone, Ruanda, Etiopia e Niger: questi i paesi in cui, secondo l’organizzazione internazionale, sono stati fatti importanti passi in avanti nell’ambito della tutela dell’infanzia.

Save the Children report infanzia negata | I conflitti mondiali

La negazione dell’infanzia resta un problema cruciale, oggi, anche e soprattutto alla luce dei numerosi conflitti mondiali che straziano alcune zone del pianeta. “Sono circa 31 milioni i minori che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case nel tentativo di mettere in salvo la propria vita, e solo nel 2016 sono stati uccisi 53.000 bambini in seguito alle violenze, di cui il 64 per cento in Medio Oriente e Nord Africa”.

Peggiorano, dunque, le condizioni dei bambini che vivono in zone di guerra. “La Siria figura tra gli unici tre paesi al mondo, insieme a Venezuela e Trinidad e Tobago, dove, secondo la graduatoria di Save the Children, le condizioni di vita per i bambini, negli ultimi 20 anni, non hanno subito alcun tipo di miglioramento”, scrive l’associazione.

Una delle situazioni più critiche si registra in Yemen, anche se la difficoltà riscontrata da Save the Children resta quella di reperire i dati aggiornati, “a causa del devastante conflitto in corso nel paese ormai dal 2015”.

Save the Children report infanzia negata | Le cause della morte

Nel rapporto si sottolinea ancora che “ogni giorno, nel mondo, 15 mila bambini perdono la vita prima di compiere i cinque anni di età”. La causa principale, secondo l’associazione, sarebbe la polmonite, ma anche la malnutrizione resta una delle cause di morte, sono ben 152 milioni sono affetti da malnutrizione.

Rispetto al nodo dell’istruzione, Save the Children sottolinea un dato inquietante: un bambino su sei non accede né alla scuola primaria né a quella secondaria, “una percentuale che si alza nei paesi più poveri, dove non va a scuola un bambino su tre, e tra i minori rifugiati (uno su due privato della possibilità di studiare)”.

Il problema del lavoro minorile continua a essere una piaga nel mondo: un bambino su dieci (il 50 per cento in Africa) è coinvolto. Le spose bambini stimate nel 2017 sono 37 milioni, “13 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni che nel 2016 hanno messo al mondo un figlio, esposte a gravi rischi per la loro salute e per quella dei loro bambini”.