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La debacle del Movimento 5 Stelle, i grillini mai così in basso

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EUROPEE 2019 MOVIMENTO 5 STELLE – Niente più sarà come prima. A spoglio non ancora concluso, quando anche le proiezioni non forniscono una stima definitiva del risultato elettorale, è già chiaro quale sarà, qual è, il dato principale delle Elezioni Europee 2019. Mentre trionfa da Nord a Sud la Lega di Matteo Salvini, sprofonda il Movimento 5 Stelle, e si prepara un terremoto nel governo gialloverde. Una scossa che non è semplicemente legata al nuovo primato del Carroccio, ma all’ampio divario che si è creato tra i due azionisti dell’esecutivo Conte.

Movimento 5 Stelle | Debacle | Elezioni Europee 2019

I retroscena di tutti i principali quotidiani italiani lo hanno raccontato non più tardi di una settimana fa: il Carroccio proverà a far cadere il governo, con un consenso al 30 per cento. Ma ora c’è un elemento in più per considerare più concreta (al di là delle frasi di rito) l’ipotesi di fratture, strappi, rotture, e quella delle elezioni anticipate. Il M5S di Luigi Di Maio viene indicato vicino al 20 per cento e raccoglie il peggior risultato mai ottenuto su scala nazionale nella sua storia relativamente breve.

Dopo il 25,6 per cento delle Politiche 2013 il Movimento calò al 21,2 delle Europee 2014 per poi volare al 32,7 per cento alle Politiche del 4 marzo 2018, appena 15 mesi fa. Numeri sufficienti, per Salvini, per chiedere di resettare tutto, rimettere in discussione i rapporti di forza interni all’esecutivo, il peso specifico delle proposte di leghisti e pentastellati del contratto di programma, dettare l’agenda. Numeri sufficienti, per Di Maio, per fare autocritica, su quanto sia stata gradita la linea e le proposte, sul gradimento di provvedimenti bandiera come reddito di cittadinanza e Spazzacorrotti.

> I risultati (aggiornati) delle Elezioni Europee 2019

Nulla potrà essere come prima, perché le parti sono adesso perfettamente invertite. Se un anno fa il Movimento 5 Stelle poteva dettare i tempi della partita della nascita del governo Conte, forte di un’ampia rappresentanza parlamentare, dopo aver fatto man bassa di collegi uninominali in tutto il Sud Italia, ora dovrà subire le scelte di una Lega che ha più carte da giocare. Il Movimento 5 Stelle ha la necessità di restare ancorato al governo, considerando anche la non-candidabilità di tutti i suoi leader, per il tetto ai due mandati.

La lega, dal canto sui, in caso di ritorno anticipato alle urne, potrebbe, in coalizione con Fratelli d’Italia, sfondare anche nelle regioni meridionali. Per la prima volta nella storia recente d’Italia, quella del bipolarismo e quella tripolare, uno degli schieramenti si trova con un largo margine di vantaggio lungo tutto lo Stivale.

“Non chiederemo il rimpasto”, hanno ripetuto i leghisti negli ultimi giorni. Lo ha fatto in prima persona il numero due del Carroccio, ascoltatissimo da Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. È proprio a lui che vengono attribuite le riflessioni sull’opportunità di far cadere l’esecutivo con una Lega oltre la soglia del 30 per cento. Nel primo commento al voto Salvini ha promesso che non vuole poltrone. In ogni caso sarebbe debacle per gli alleati. Se è vero che dopo le elezioni i vincitori vivono una luna di miele e aumentano il consenso, gli sconfitti continuano ad indietreggiare. E la risalita è ancora più difficile se si resta al governo. Ma dopo una batosta come quella di questa notte, anche affrontare una campagna elettorale è impresa ardua. In fondo i fatti recenti della politica italiana sono lì a ricordarcelo.

Il Pd, tornato ad essere secondo partito, solo ora sta recuperando dopo la debacle di Matteo Renzi al referendum costituzionale di dicembre 2016, dopo il giudizio negativo sul suo governo, dopo la batosta delle Politiche. La convalescenza è lunga per tutti. Lo sarà anche per il Movimento 5 Stelle.