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Riace, nuovo ciclone giudiziario: indagata Maria Spanò, candidata sindaco in lista Lucano

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Su Riace, il piccolo comune della Locride sul quale si è abbattuto il ciclone giudiziario che ha coinvolto l’ex sindaco Mimmo Lucano, si abbatte una nuova tempesta.
Anche Maria Spanò, l’aspirante sindaco a capo della lista in cui è candidato Mimmo Lucano, è stata messa sotto indagine dalla procura di Locri. (Qui il profilo della candidata).
Spanò, secondo le accuse dei magistrati, avrebbe indebitamente rilasciato la carta d’identità a due cittadini stranieri privi dei requisiti. Spanò nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di conclusione indagini.
L’ipotesi di reato per Spanò, già assessore comunale nella giunta Lucano,è falso ideologico in concorso con l’ex primo cittadino “perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in qualità di pubblici ufficiali, rilasciavano carte d’identità a soggetti stranieri privi dei previsti requisiti, attestando falsamente che fossero residenti a Riace e muniti del permesso di soggiorno”.
“Non si tratta di una nuova inchiesta – spiega la candidata sindaco– ma di uno stralcio del primo filone, diviso da quello principale per problemi tecnici”.
La notifica tuttavia le è stata consegnata a diversi mesi dalla chiusura della prima tranche dell’inchieta Xenia e proprio a ridosso delle consultazioni elettorali.

L’inchiesta Xenia riguardava il sindaco Mimmo Lucano. Lucano, che ha amministrato il comune della Locride per tre mandati, è stato sospeso dall’incarico di primo cittadino ed è attualmente sottoposto a divieto di dimora a Riace. È stato rinviato a giudizio nell’ambito di un’indagine della Procura di Locri.

Il 2 aprile i giudici della Cassazione avevano stabilito che il primo cittadino non ha mai favorito matrimoni di comodo tra cittadini di Riace e migranti ed escluso l’esistenza di frodi negli appalti della gestione dei rifiuti del Comune.

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Tuttavia la Cassazione ha riconosciuto la “correttezza” delle argomentazioni del Riesame di Reggio Calabria relative all’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sottolineando “la gravità del panorama indiziario”.

“Ci sono tutta una serie di aspetti molto curiosi in questa vicenda giudiziaria che preferisco non commentare – afferma Spanò – Mi limito a dire che ho firmato centinaia di carte di identità, non solo quelle che mi contestano e che non tocca certo al sindaco, al suo vice o all’amministratore autorizzato al rilascio, svolgere istruttoria e controlli per le carte di identità. A noi arriva l’incartamento già pronto, la firma, come in tutti i Comuni, è solo un passaggio formale”.
 Insieme a lei nel “filone – stralcio” sono indagate altre due persone e per reati ben più gravi. Si tratta di Annamaria Maiolo e Valentina Micelotta, entrambe attive nell’amministrazione e gestione del “sistema accoglienza” a Riace.
Un modello e un punto di riferimento anche oltre i confini nazionali per i più, un sistema criminale basato su “artifizi e raggiri” per la procura di Locri.
Un’ipotesi cassata dalla giudice per le indagini preliminari, che ha bollato come infondate le accuse, ma di cui i magistrati sono convinti, tanto da aver chiesto e ottenuto il processo per Lucano e altre 26 persone.

La prima udienza del processo a Mimmo Lucano è prevista l’11 giugno, ma nel frattempo l’ex sindaco non potrà rientrare nella sua cittadina.

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