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Sciopero scuola 17 maggio: i motivi della protesta

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SCIOPERO 17 MAGGIO 2019 SCUOLA – Domani, venerdì 17 maggio 2019, oltre ai trasporti sciopera la scuola. Lo sciopero era stato annunciato lo scorso 22 marzo da CGIL, CISL, UIL, Snals e Gilda contro la regionalizzazione della scuola, e per chiedere l’aumento degli stipendi e la stabilizzazione dei precari.

Poi, dopo che era stato trovato un accordo con il governo, era arrivata la revoca ma i sindacati di base Cobas, Cub, Unicobas, Sgb e Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) hanno deciso di scioperare ugualmente. Oltre allo sciopero, per domani è anche prevista una manifestazione di protesta a Roma, in piazza Montecitorio, dalle ore 9 alle ore 14.

Roma, sciopero dei trasporti di venerdì 17 maggio 2019: info e orari su Atac, Roma Tpl e Cotral

L’accordo tra governo e sindacati prevede lo stanziamento di nuovi fondi per incrementare gli stipendi nel nuovo contratto collettivo per il triennio 2019-2021 e la stabilizzazione degli insegnanti precari, a cominciare da quelli che hanno almeno tre anni di servizio, secondo un principio di riconoscimento dell’esperienza maturata.

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Secondo i sindacati, però, queste misure sarebbero insufficienti e non allontanerebbero il rischio di una regionalizzazione del sistema scolastico.

Il disegno di legge del governo Lega-Movimento 5 Stelle sull’Autonomia differenziata “porta a disastroso compimento la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 (approvata dal governo dell’allora centrosinistra) e intende dare alle regioni la competenza esclusiva su diverse materie, tra cui, oltre alla Sanità, l’Istruzione – le parole di Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas -. Quest’ultima verrebbe organizzata in base alle disponibilità economiche territoriali, con uno Stato che abdicherebbe alla propria funzione istituzionale, acuendo il divario economico e sociale tra Nord e Sud, tra regioni ricche e povere, emarginando i più vulnerabili e indifesi”.

ANIEF ha definito l’accordo “inutile” e ha criticato in particolare la decisione del ministro Bussetti di aprire nuovi concorsi per l’insegnamento, invece di pensare a stabilizzare gli insegnati precari.

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