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Quanto guadagnano il Papa, i cardinali e i vescovi?

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CREDIT: AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS (Photo by GABRIEL BOUYS / AFP

Tre milioni e mezzo di euro. A tanto, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, ammonta la spesa che l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ha sostenuto nel 2018 per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che singole persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese.

Il cardinale Krajewski ha attinto dalle offerte che diversi benefattori inviano per questo scopo al Papa e alla stessa elemosineria, ed anche dalla rendita, significativa, che il dicastero vaticano ha con l’invio a chi ne fa richiesta di benedizioni apostoliche attraverso delle pergamene.

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Il gesto del cardinale, che nei giorni scorsi ha diviso la stessa comunità ecclesiale, risveglia alcune curiosità sulla vita degli esponenti dell’istituzione Chiesa.

Perché se è vero che si sceglie questa strada per vocazione e non per carriera, è pur vero che come tutti, anche preti, vescovi e cardinali necessitano di entrate per poter vivere.

I primi a condurre questa piccola indagine sono stati i giornalisti del Messaggero, che nel 2014 hanno appurato e verificato gli stipendi delle varie figure ecclesiali, entrando nel merito della trasparenza che dovrebbe contraddistinguere l’universo del clero.

Come riporta il quotidiano, ecco gli importi medi percepiti dalle varie figure facenti parte della Chiesa:

prete semplice: circa 1.000 euro per 12 mensilità; parroco: circa 1.200 euro al mese; vescovo: può raggiungere i 3.000 euro al mese;

Più in alto si collocano gli arcivescovi capi di dicastero o di pontifici consigli: i cardinali percepiscono fino a 5.000 euro al mese più bonus.

I mensili dei sacerdoti e dei vescovi sono basati su una specie di punteggio che dipende dall’anzianità.

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Non è lo Stato infatti a farsi carico di questi stipendi e neanche il Vaticano. Gli stipendi dei preti vengono erogati dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc): un organo della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) il cui compito è appunto quello di gestire tutti gli stipendi di preti, parroci, cardinali, vescovi.

Secondo il sito Money.it, la Cei decide quali siano le soglie di reddito che ogni singolo ecclesiastico deve percepire; l’Icsc si occupa dell’erogazione degli stipendi: in particolare ogni diocesi fa riferimento a un istituto locale speciale per il sostentamento del clero, che a sua volta si rivolge all’istituto centrale. I sacerdoti sono tenuti a comunicare all’istituto di riferimento le proprie entrate, le sue attività e la sua anzianità di servizio; a questo punto il reddito viene stabilito in base a quanto dichiarato dal sacerdote; l’istituto centrale verifica la situazione reddituale del sacerdote e delibera quanto dovuto a ognuno sulla base delle informazioni ottenute.

A occuparsi della pensione prevista è invece il fondo del Clero, istituito all’Inps. Generalmente le cifre sono alquanto modeste, con la grande eccezione dell’Ordinario Militare, che prevede 4mila euro al mese, considerato come venga equiparato per legge a un generale di corpo d’armata, con relativo vitalizio, che a tale rango militare viene normalmente accordato.

Per quanto riguarda invece la massima carica della Chiesa cattolica, ossia il Papa, si sa che Benedetto XVI godeva di una rendita di 2.500 euro, più le somme per i diritti d’autore dei suoi tanti libri.

Papa Francesco, invece, non percepisce alcuno stipendio, pur avendo la facoltà di attingere liberamente all’Obolo di San Pietro (fondo dello Ior che raccoglie donazioni per sponsorizzare progetti benefici).

Papa Bergoglio ha abolito il tradizionale bonus per i dipendenti della Santa Sede durante la sede vacante e l’elezione papale (circa 1.000 euro in più al mese).

Poi ha bloccato gli stipendi di tutti i dipendenti, congelando scatti di anzianità e promozioni. Ha anche tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali membri della commissione di vigilanza dello Ior (25.000 euro all’anno).

In Italia la principale fonte di entrate per la Chiesa continua a essere l’8 per mille: nel 2012 sono entrati nelle casse della Cei 1 miliardo 148 milioni 76 mila e 594 euro. A questo bisogna aggiungere le donazioni e le elargizioni dei fedeli.

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