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Mare Jonio, Casarini a TPI: “Noi indagati ma sono gli Stati a violare le convenzioni internazionali”

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Luca Casarini, capo missione della nave Mare Jonio. Credit: ANSA/IGOR PETYX

Nuova diatriba tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e la Ong Mediterranea Saving Humans, già finita al centro della polemica nel marzo scorso per il salvataggio di un gruppo di 49 migranti al largo delle coste libiche. Questa mattina, la nave Mare Jonio, che ieri ha salvato 30 migranti alla deriva a 40 miglia dalle coste libiche, ha chiesto un porto sicuro per lo sbarco ma al limite delle 12 miglia a Sud di Lampedusa è stata raggiunta da due motovedette della Guardia di Finanza per alcuni controlli di polizia [qui tutti gli ultimi aggiornamenti].

Secondo quando dichiarato da fonti del Viminale, la Gdf avrebbe rilevato alcune irregolarità a bordo e per questo motivo per la Mare Jonio sarebbe stata disposta sì l’autorizzazione allo sbarco a Lampedusa ma contestualmente anche il sequestro dell’imbarcazione con l’accusa, ipotizzata nei confronti dell’equipaggio, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Mi risulta che la nave Jonio non entrerà a Lampedusa da nave libera. Non voglio portare via il lavoro ai magistrati. Io faccio il ministro dell’Interno e garantisco la sicurezza ai cittadini”, ha detto il ministro Matteo Salvini annunciando il sequestro.

Per capire meglio che cosa sta succedendo alla nave della Ong Mediterranea Saving Humans e quali potrebbero essere i risvolti della vicenda, TPI ha contattato Luca Casarini, capomissione della Mare Jonio.

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Che cosa sta succedendo alla Mare Jonio? Ci sono novità rispetto a qualche ora fa?

Ancora non c’è alcuna novità né ci è stato notificato nulla. Abbiamo visto le comunicazioni del ministro dell’Interno relative al sequestro ma abbiamo notizie di questo sequestro solo a mezzo stampa. La nave attualmente è in porto a Lampedusa, in questo momento sono a bordo agenti della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera ma ancora non sappiamo nulla.

Quindi ancora non sapete nemmeno che cos’avrebbe rilevato la Guardia di Finanza?

Non credo abbia rilevato nulla. Credo che loro ci contestino il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che è quello che hanno contestato a me anche l’altra volta, e su questo credo potrebbero operare una forma di sequestro probatorio, dunque per avere la nave a disposizione, ma anche l’altra volta è andata esattamente così. Poi, se la magistratura convaliderà questo sequestro, acquisirà ciò che dovrà acquisire e poi la nave tornerà libera.

La vicenda di oggi ricorda proprio quella avvenuta pochi mesi fa. Ci sono aggiornamenti rispetto a quell’indagine?

L’indagine è ancora aperta. Queste indagini, però, in realtà, spaventano molto di più il governo italiano che noi. Noi non abbiamo niente da nascondere perché rispettiamo le leggi internazionali, il diritto, le convenzioni, la legge del mare e la Costituzione italiana. Ci troviamo però di fronte a gravissime violazioni di convenzioni internazionali, per esempio quando un’autorità chiede di consegnare delle persone alla Libia.

La Libia non è un porto sicuro, è un Paese in guerra, vi sono gravissime violazioni dei diritti umani per cui è palese che si sta compiendo un crimine quando si riportano le persone in Libia e chiederlo a una nave battente la propria bandiera significa istigare a compiere un crimine. Queste inchieste in realtà si ritorceranno contro chi ordina queste cose e ne hanno timore. Noi non abbiamo nessun timore, invece.

Qual è la situazione nel Mediterraneo attualmente? Il ministro Danilo Toninelli recentemente ha dichiarato che stanno diminuendo i morti in mare.

Quella di Toninelli è una falsità perché ci sono tutte le statistiche che ci hanno fornito l’Unhcr e l’Oim che dicono che i morti sono aumentati perché non ci sono più autorità preposte al salvataggio. Poi, bisogna sempre ricordare che le persone che non sono in mare sono costrette dentro dei lager. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Gutierrez, ha potuto visitare il mese scorso uno dei centri lager libici – un centro governativo, peraltro – e quando è uscito ha dichiarato di essere rimasto scioccato dall’orrore che ha visto.

È evidente che siamo dentro un meccanismo per cui i governi europei, e in particolare quello italiano, cercano di disegnare una narrazione a loro vantaggio ma in realtà stanno coprendo dei crimini e in alcuni casi stanno pure pagando profumatamente per farlo. Per esempio, anche quando si parla di questa “guardia costiera libica” dovremmo ricordare che non esiste una “guardia costiera libica” perché c’è quella di Al Serraj che copre a Est e Ovest di Tripoli, poi a Misurata c’è un’altra Guardia costiera che fa capo a un’altra milizia, alla città stato di Misurata, in altre aree ci sono altre milizie ancora.

Stiamo dando soldi e mezzi dati a milizie armate che devono, per nome e per conto dell’Unione europea, condurre un’azione di polizia di frontiera, quindi governare una frontiera esterna a Sud dell’Europa totalmente illegale e non dichiarata e intanto uomini, donne e bambini vengono sottoposti a ogni tipo di violenza. Tutto questo accade perché l’Unione europea non vuole accogliere le persone e non vuole affrontare questo problema in una forma democratica.

C’è qualcosa che vorrebbe dire al ministro Matteo Salvini o al presidente Giuseppe Conte?

Guardi, lo dico al presidente Conte perché al ministro Salvini non ho proprio alcunché da dire, la capacità di parlare con tutti ha dei limiti. Al premier Conte direi che è davvero vergognoso che l’Italia diventi famosa nel mondo per essere uno Stato che permette la morte in mare di bambini, ad esempio come quella che abbiamo salvato ieri, che ha un anno e che senza di noi sarebbe morta. Questo è davvero vergognoso e se il premier Conte tiene alla sua dignità e di questo Paese dovrebbe fare qualche cosa.