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Nuove minacce di morte contro Salvini a Torino, Bologna, Roma

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Nuove minacce di morte per il ministro dell’Interno Matteo Salvini sono comparse sui muri delle città di Torino, Bologna, Roma.

Sulle mura della città universitaria della Capitale è spuntata la scritta “Salvini morto!”, mentre a Bologna, in via del Terrapieno si legge “Prendi la mira e spara a Salvini”.

Una simile minaccia è comparsa anche su un secondo muro, sempre Bologna, e a Torino dove è stato scritto: “Salvini appeso”.

“Attendo la condanna e lo sdegno dei democratici, dei pacifisti, degli antirazzisti e degli antifascisti”, è stata la risposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che nonostante le minacce ha deciso di non interrompere il suo tour per l’Italia.

“Minacce contro di me? Mi danno più voglia di lavorare”, ha proseguito il capo del Viminale, che il 5 maggio ha preso parte ad un comizio a Foligno, in Umbria.

“Questa notte i deficienti si sono scatenati e hanno scritto un po’ ovunque ‘Salvini muori’. Non capiscono che più mi minacciano più mi danno voglia di lavorare”.

“Tutti dovrebbero stare attenti a quel che dicono e a come lo dicono, perché solo oggi ho ricevuto varie minacce di morte. Lo dico agli avversari politici, state attenti a come parlate. Sono stufo di chiacchieroni che istigano alla violenza. Qualcuno sta superando il limite, a sinistra stanno coltivando un odio pericoloso”, ha poi concluso il ministro.

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Una condanna è giunta anche dai capigruppo della Lega in Senato ed alla Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari.

“Le scritte ingiuriose contro il ministro Salvini rinvenute oggi a Roma, Bologna e Torino testimoniano, se ancora ce ne fosse stato bisogno, come i nemici della democrazia e i professionisti dell’odio siano sempre in attività, tentando di avvelenare temi e contenuti di una campagna elettorale di fondamentale importanza per il nostro Paese”.

A fine febbraio alcune scritte contro il leader della Lega erano comparse a Parma alcuni giorni dopo il messaggio di soddisfazione pubblicato dal ministro per l’arresto di un gruppo di anarco-insurrezionalisti.