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Cosa prevede il testo del decreto Crescita, firmato dal presidente Mattarella

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Credits: Filippo Attili/Ansa)

Il 30 aprile 2019 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto Crescita.

Il testo aveva ricevuto il via libera del Consiglio dei ministri il 4 aprile 2019: un’approvazione, però, arrivata con la formula “salvo intese”. Ecco perché si è reso necessario un nuovo passaggio del testo in Consiglio dei ministri martedì 23 aprile 2019.

Un provvedimento, questo, che ha monopolizzato la discussione politica ed economica del nostro paese nelle ultime settimane. Prima per la questione del rimborso ai risparmiatori coinvolti nel crac delle banche venete, alla fine escluso dal decreto crescita.

Poi per il cosiddetto “Salva-Roma“, una norma inserita all’interno del provvedimento e che servirebbe a tagliare l’ingente debito accumulato dalla Capitale. Sul Salva-Roma si è consumato l’ennesimo litigio tra le due forze di governo, Lega e Movimento Cinque Stelle.

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Ma cosa prevede il decreto Crescita? 

All’interno della bozza messa a punto dai tecnici del governo, divisa in tre capitoli (misure per la crescita economica, rilancio degli investimenti privati e rilancio degli investimenti pubblici), sono tanti i temi affrontati: dalla rottamazione delle cartelle fiscali ai contributi per la casa, passando per gli sgravi fiscali per le imprese ad alcuni fondi per i comuni da investire sull’energia. Tutte misure con l’obiettivo di far ripartire gli investimenti in Italia.

Alla vigilia, si credeva che anche i decreti attuativi per il rimborso ai risparmiatori truffati dalle banche facesse parte del decreto Crescita. Il provvedimento, invece, sarà presentato in un testo a parte. Manca, infatti, l’accordo nella maggioranza sulle modalità dei rimborsi: “Nessuna norma può essere inserita senza accordo delle associazioni”, avrebbe detto Luigi Di Maio in Cdm.

Nel decreto per la crescita ci saranno invece nuovi sgravi fiscali per le imprese, come la maggior deducibilità dell’Imu e la mini Ires sugli utili reinvestiti, ma anche la possibilità di cedere il credito di imposta su ecobonus e sismabonus alle imprese costruttrici. Previste anche nuove norme per la difesa della produzione e dei marchi italiani.

Altro tema che ha fatto discutere nei giorni scorsi è la possibilità per gli enti locali, fortemente voluta dalle forze di maggioranza, di incassare tasse arretrate e multe senza interessi. Una sorta di condono che riguarda tutte le ingiunzioni notificate tra il 2000 e il 2017.

Ci sarà anche uno stanziamento di 100 milioni di euro (nelle discussioni iniziali erano 200) nel 2019 per rifinanziare il Fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa, che secondo quanto spiegato dall’esecutivo dispone di risorse soltanto per i prossimi due mesi.

Il fondo, istituito con la legge di stabilità del 2013, ha l’obiettivo di garantire fino al 50% i mutui (inferiori a 250.000 euro) connessi all’acquisto o all’acquisto collegato a interventi di ristrutturazione di immobili non di lusso.

Nel decreto Crescita rimane anche la norma per accelerare i lavori dei privati su proprietà vincolate, che necessitano del via libera della soprintendenza per i Beni culturali. Il termine per il rilascio dell’autorizzazione scende da 120 a 90 giorni, dopodiché scatta il silenzio-assenso. I termini, però, possono essere sospesi in caso di richiesta di chiarimenti, elementi integrativi o accertamenti tecnici.

“Con il decreto – spiega inoltre il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro – abbiamo stanziato 500 milioni di euro in favore dei comuni di tutta Italia per avviare opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo sostenibile sul territorio”.

Previsto anche la reintroduzione del superammortamento al 130% degli investimenti in beni strumentali a eccezione di autovetture, immobili, attrezzature di lunga durata e beni immateriali. Come anche la proroga del credito di imposta in ricerca e sviluppo, che scade a fine 2020 e viene allungato per il triennio 2021-2023.

Nel testo c’è anche una norma pensata per il “rientro dei cervelli”: chi torna in Italia e trasferisce la propria residenza in una regione del Sud, infatti, dovrà pagare i tributi solo sul 10% del reddito.

Infine, assieme al decreto Crescita potrebbe arrivare in Cdm anche la versione definitiva del decreto Sblocca-cantieri, approvato con la formula “salvo intese” il 20 marzo scorso.

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