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“Ero una fashion addicted, non ho comprato vestiti per un anno: ecco come sono cambiata”

Immagine di copertina
Tania Arrayales

“Per anni, il mio armadio si è riempito mentre l’estratto conto si allungava”: Tania Arrayales, trentenne newyorkese, ha deciso di raccontare la sua storia di amore-odio per la moda e di ex fashion-addicted sull’HuffPost US.

Una storia che l’ha condotta dalla dipendenza da shopping compulsivo a non comprare nemmeno un capo di abbigliamento per un anno intero.

“La mia storia d’amore con la moda è cominciata più o meno nello stesso periodo in cui gli ormoni adolescenziali hanno fatto capolino”, racconta Tania. “Quando non ero impegnata a scoprire le ultime tendenze al centro commerciale, passavo i weekend a spulciare Elle e Vogue, e a entrare di nascosto in camera di mia madre per provarmi le scarpe”.

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Poi arrivano gli anni Novanta, insieme ai primi episodi della serie cult Sex and the City e, poco dopo, all’apertura dei negozi di grande distribuzione di capi d’abbigliamento, come Zara o H&M. Sex and The City, con la sua chichissima protagonista Carrie Bradshaw e il suo gruppo di amiche indipendenti e modaiole, condizionano ulteriormente la personalità, già compulsiva, di Tania.

“Io e le mie amiche volevamo tenerci al passo. Per fortuna, la soluzione era piuttosto semplice: comprare di più. Quando è esplosa la tendenza della fast fashion, i negozi della grande distribuzione e la loro produzione incessante di capi belli e abbordabili, hanno placato il nostro appetito”.

Così Tania accumula capi su capi, rigorosamente comprati nei negozi di fast fashion, verso cui, ammette, aveva sviluppato una vera e propria dipendenza.

Le cose cominciano a cambiare all’alba del trentesimo compleanno di Tania, quando, nel 2014, l’interessata si rende conto di essere ormai schiava di se stessa: “Valeva la pena conservare tutto ciò di cui mi ero circondata? Cosa diceva di me, una persona che vede la moda come una forma d’espressione, quella montagna di vestiti usa e getta in poliestere? E, a conti fatti, come avevo impiegato il mio tempo per ritrovarmi con tutta quella roba? Non potevo più andare avanti così”.

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Comincia così la lenta ma inarrestabile trasformazione nella mentalità e nella vita di Tania. Inizialmente, si tratta solo di cambiare il modo di consumare, di farlo più consapevolmente. La vera svolta sopravviene però quando la trentenne guarda il documentario The True Cost, che mette in luce le ripercussioni umane e ambientali di ciò che compriamo.

Così Tania prende la sua decisione: non comprare più nulla per un intero anno. “Nelle prime settimane, mi sentivo molto più forte – non ero più assoggettata al consumismo; l’industria della fast fashion, che avevo amato e poi finito col disprezzare, non controllava più le mie spese”.

Dopo qualche tempo, però sopravvengono i primi ostacoli: “C’è stato quel giorno in cui, all’inaugurazione di un nuovo grande magazzino Barney, mi sono sentita un pesce fuor d’acqua. Giorni in cui ero talmente stufa del mio armadio da decidere che la cosa più semplice fosse non uscire e basta”.

Ma il vero ostacolo, racconta Tania, è la mancanza dell’adrenalina che si prova quando si esce da un negozio di abbigliamento muniti di sacchi, sporte e “sportine”.

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Col tempo, però, le cose cambiano ancora e inizia il vero periodo di “disintossicazione”. “All’improvviso, non mi trovavo più a desiderare lo shopping terapeutico. Quando mi annoiavo, non ciondolavo senza uno scopo davanti alle vetrine”.

Tania inizia così a incanalare le sue energie in attività alternative allo shopping, fra cui, dice, il volontariato nelle mense e nelle scuole elementari. “Queste esperienze mi hanno dato un nuovo punto di vista, mi sono resa conto che l’appagamento può arrivare anche per altri percorsi”.

All’alba del suo anno “shopping-free“, Tania dice di avere resettato il suo rapporto con la moda e di “avere spezzato i fili invisibili che la legavano al consumo irresponsabile”. Oggi, la trentenne newyorkese ha ricominciato a comprare, ma in modo molto diverso: “Scelgo perlopiù capi vintage o capi di design usati; acquisto anche brand sostenibili come Aday e Ocelot Market. Sono finiti i tempi dello shopping in posti come Zara”, afferma Tania, e conclude: “Sono decisa a non comprare mai più una cosa solo per il gusto di comprarla”.