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Ecco Keyra, nata nel parco zoologico di Bussolengo: è l’unica ocelot d’Italia

Immagine di copertina
Credits: ANSA/VENTURELLI

Nel Parco zoologico di Bussolengo c’è una (particolarissima e bellissima) nuova arrivata: si tratta di Keyra, unica ocelot nata in un parco zoologico italiano.

Con magnetici occhi azzurri, un morbido manto maculato e tanta voglia di andarsene in giro ad esplorare i vari luoghi del parco come anfratti e rocce, Keyra è già una star nel Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona.

Nata 3 mesi fa, Keyra ha messo a dura prova l’istinto di protezione di Andy, la sua giovane mamma primipara.

“C’è la ragione della sua insicurezza”, ha spiegato Caterina Spiezio, la responsabile del settore ricerca e conservazione del Parco. “Lei non fu svezzata e allevata dalla sua mamma – ha poi continuato la Spiezio – ma dai keeper del parco zoologico dove nacque. Sebbene ora sia adulta, rimane il fatto che non abbia mai vissuto su di sé l’esperienza dell’accudimento da parte di un adulto della propria specie, al quale si aggiunge l’inesperienza stessa di essere mamma per la prima volta. Questo ha comportato una maggiore inquietudine nel gestire la voglia di esplorare di Keyra e un po’ di tempo in più per accettarne gli spostamenti autonomi”.

Ma ora mamma Andy ha dovuto farsene una ragione, perché Keyra è curiosa di tutto ciò che vede intorno a sé e non fa altro che andarsene in giro o giocare con qualsiasi cosa si muova. “Anche se la sua attività preferita rimane quella di arrampicarsi dappertutto, in perfetto stile ocelot”, ha poi concluso la responsabile Spiezio.

L’ocelot – o ocelotto o ozelot – che è noto anche come gattopardo o lupo cerviero per il suo verso simile ad un ululato, è un felino selvatico terricolo molto comune in Sudamerica, Centroamerica e Messico. Il suo areale può spingersi fino al Texas a nord e all’isola caraibica di Trinidad a est.

Il suo ambiente va dalle foreste tropicali alle praterie e tra i suoi predatori ci sono il boa, i puma e i giaguari, anche se, amaramente, il pericolo più grande per questi esemplari resta l’uomo.

Tra gli anni sessanta settanta, infatti, gli ocelot rischiarono l’estinzione poiché ogni anno venivano vendute 200 mila pelli. Più avanti, nel 1990, fortunatamente ne fu proibito il commercio.