Me

Facebook ha bannato i profili e le pagine di estrema destra nel Regno Unito

Immagine di copertina

Facebook ha bannato alcuni gruppi e leader appartenenti all’estrema destra nel Regno Unito.

Una decisione presa in vista delle elezioni europee, poiché Facebook teme che si ripeta un “effetto Trump”.

Sono stati quindi oscurati in modo permanente gli account di una serie di organizzazioni e personaggi della destra britannica, compreso il British National Party (Bnp), Britain First e l’English Defence League (Edl).

La messa al bando è entrata in vigore a mezzogiorno di giovedì 18 aprile e riguarda le “organizzazioni e gli individui ritenuti pericolosi”, e si estende anche alle pagine o ai singoli utenti che con i loro post “esprimono apprezzamento o sostegno” nei loro confronti.

“Per gli individui e le organizzazioni che diffondono odio – ha spiegato il social network in un comunicato – non c’è posto all’interno di Facebook”.

Il ban messo in atto da Facebook varrà anche su Instagram e sarà attivo in modo permanente: in passato, secondo la BBC, Britain First era già stato bloccato.

Anche in Italia il social network ha cominciato a bannare i primi profili. Sono sempre più frequenti i casi di pagine cancellate, di profili bloccati o addirittura disabilitati, quasi sempre appartenenti a persone o gruppi riconducibili al pensiero di destra.

Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce, ufficiale di marina e dirigente di Finmeccanica, in pochissimo tempo ha attirato su di sé tantissime polemiche.

Dalla discendenza (è il figlio di Vittorio, nipote di Mussolini) al nome, passando per la presentazione davanti al Colosseo Quadrato (autentico simbolo del Ventennio fascista), sui social si è generata subito una tempesta di critiche. Evidentemente qualche utente ha anche segnalato il profilo personale di Mussolini, che è stato bloccato fino a giovedì 11 aprile.

A segnalarlo è il diretto interessato, con un post sulla sua pagina pubblica. “Facebook – ha scritto Caio Giulio Cesare Mussolini – ha bloccato il mio profilo personale: non avevo scritto nulla, anzi ho dovuto subire insulti, minacce e foto poco piacevoli. Non mi mettono certo paura. Inaccettabile invece è la censura del cognome. È il grande fratello moderno: pochi centri di potere decidono cosa è giusto pensare, scrivere, essere e cosa no. In questo caso, chi ha il cognome giusto e chi no”.