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Quanto costerebbe alle famiglie italiane l’aumento dell’Iva nel 2020

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Da qualche settimana è diventato lo spauracchio per il governo, ma anche per milioni di italiani che rischierebbero di esserne colpiti. In Italia, c’è un serio rischio di un aumento Iva a partire dal 2020.

Uno scenario prospettato dallo stesso ministro dell’EconomiaGiovanni Tria, all’indomani dell’approvazione del Def 2019. “Senza misure alternative” che garantiscano la crescita, ha detto davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, la legislazione vigente in materia fiscale sarebbe confermata.

Tradotto: senza nuovi provvedimenti che stimolino la crescita economica del nostro paese, sarà impossibile per il governo sterilizzare le clausole di salvaguardia. Ovvero il rincaro dell’aliquota Iva a partire dal 2020, concordato con l’Ue per rimanere all’interno dei vincoli imposti a livello comunitario e coprire le spese previste nella Legge di bilancio.

Le clausole, in realtà, esistono da diversi anni. E puntualmente il governo riesce a sterilizzarle. Stavolta, però, sembra diverso. E famiglie e commercianti iniziano adesso a temere davvero un aumento dell’Iva, che andrebbe a incidere con forza sui consumi e sulla vita quotidiana di tutti i cittadini.

Per questo motivo, sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio si sono affrettati a sottolineare che, finché Lega e Movimento Cinque Stelle saranno al governo, non ci sarà nessun aumento dell’aliquota.

Ma quanto costerebbe alle famiglie italiane un effettivo aumento dell’Iva dal 2020? 

L’impatto dell’aumento dell’Iva sugli italiani 

Le stime, a questo proposito, sono tante e diverse tra loro. In media, secondo i vari istituti, l’aumento dell’Iva comporterebbe una “stangata” che oscilla tra i 500 e i 900 euro.

Secondo le previsioni de Il Sole 24 Ore, l’aggravio sarà di circa 538 euro a famiglia. Una cifra che si alza se i figli sono tre o di più.

A seconda delle professioni, però, l’importo potrebbe variare. Per imprenditori e liberi professionisti, ad esempio, secondo il quotidiano economico l’aumento dell’Iva comporterebbe un esborso aggiuntivo di 857 euro l’anno.

Incide, però, anche l’area geografica: le regioni che avranno un maggior aumento della spesa pro capite a causa dell’aliquota sarebbero Lombardia, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Al contrario, le differenze sarebbero minori in Calabria, Campania e Basilicata.

Nelle fasce d’età, invece, pagherebbero di più i single tra i 18 e i 34 anni, mentre ne risentirebbero meno gli anziani.

Quella de Il Sole 24 Ore non è però l’unica analisi svolta negli ultimi giorni. Il Codacons, associazione a difesa dei consumatori, stima invece che la stangata raggiungerebbe i 1.200 euro a famiglia.

L’Ufficio studi di Confcommercio, a sua volta, ha parlato di 382 euro di maggiori tasse a testa e di 889 euro in più a famiglia.

I prodotti interessati dall’aumento dell’Iva 

Tutte le fasce di prodotti sarebbero colpite dall’aumento dell’Iva, sia quelle ad aliquota ridotta (che al momento è al 4 per cento), sia quelle intermedie (dal 10 al 12 per cento), sia quella ordinaria (dal 22 al 24,2 per cento).

Gli aumenti più importanti, ovviamente, riguarderebbero i prodotti non di prima necessità, tassati al momento per il 22 per cento. Tra questi, spiccano vino, abbigliamento, calzature, elettrodomestici, mobili, detersivi, auto e pezzi di ricambio, giochi e giocattoli, radio, televisori, computer, gioielli e altri effetti personali.