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I nostri figli vogliono riaprire i forni di Auschwitz: signori, abbiamo un serio problema come padri

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Tre adolescenti fanno il saluto romano davanti all’ingresso del lager di Auschwitz, in Polonia

Lo dico da padre. Abbiamo un serio problema come padri: i nostri figli si augurano di riaprire i forni di Auschwitz e lo dicono in faccia al loro compagno a scuola, nell’ennesimo episodio di bullismo (e soprattutto di antisemitismo) accaduto a Ferrara.

“Quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni, ebrei di merda”, è la frase che è volata in una scuola, e a pronunciarla è stato un bambino di prima media, uno di quelli che, evidentemente, respira questa aria malsana che si spande tutto intorno e che la risputa come niente fosse, senza nemmeno masticarla e prestarci un po’ di attenzione, come fanno i bambini, soprattutto quando gli adulti non si rendono conto che l’esempio passa attraverso i fatti ma anche le parole.

Il problema non è quel bambino che pronuncia una frase mostruosa (probabilmente inconsapevolmente) ma l’olezzo diventato irrespirabile di una nazione che continua a negare il razzismo (e certo fascismo) di ritorno e si nasconde dietro a un dito fingendo di non vedere, di non voler sapere, di non avere niente da dichiarare.

A Melegnano, ad esempio, per due volte una donna colpevole di avere adottato un figlio di colore si è ritrovata una scritta sul muro che dice “ammazza al negar” e con di fianco una bella svastica che non lascia spazio a dubbi.

In un Paese normale si alzerebbe un coro indignato, il ministro dell’Interno ha risposto (giuro): “Io rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni episodio di razzismo. E la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli Italiani”.

Una frase che non c’entra niente con il fatto avvenuto e che esprime una solidarietà pelosa per una donna che si è ritrovata nel giro di pochi mesi a dover presentare denuncia (nel primo caso le avevano scritto sul muro “pagate per questi negri di merda”, sempre per la colpa di avere adottato un ventiduenne senegalese”.

Chi non vede il razzismo che sta sopraffacendo questo Paese o è un cretino o è un razzista. Gli episodi in netto aumento (lo dice l’Istat, non lo diciamo certo noi) stanno pervadendo un Paese che sembra irriconoscibile solo fino a qualche anno fa.  Ma questa volta c’è di più: c’è l’immagine dei padri che diseducano i figli e questi che apprendono la ferocia come strumento di potere anche nelle piccole cose e allora, lo dico da padre come lo direbbe il ministro dell’inferno, ci metteremo anni a ricostruire sulle macerie.

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