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Medico olandese sostituiva il suo seme a quello dei donatori: “Adesso ha almeno 49 figli”

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Il sospetto è nato quando le madri notavano che i figli, una volta cresciuti, somigliavano molto di più a lui che a quello che doveva essere il loro padre biologico. È stato così che in Olanda è stata scoperta una delle più gravi truffe mai avvenute in una banca del seme.

Il medico ed ex direttore dell’istituto di Barendrecht (vicino a Rotterdam), Jan Karbaat, è infatti il vero padre di almeno 49 persone. Tutte nate con la tecnica della fecondazione artificiale. La certezza è arrivata solo quando uno dei figli biologici del medico, che è morto nel 2017 a 89 anni, ha acconsentito a fornire il proprio Dna per gli esami del caso.

Così è venuto alla luce che Karbaat, uno dei medici più stimati soprattutto negli anni Ottanta e Novanta in Olanda proprio per il suo contributo alla fecondazione eterologa, in realtà era un truffatore. Nessuna delle sue pazienti, infatti, era al corrente che il seme utilizzato era proprio quello del dottore.

Era da tempo che le persone interessate nutrivano qualche sospetto. Negli anni, si era diffusa la voce di una strana somiglianza tra i bambini nati nella clinica e Karbaat: molti, infatti, avevano i suoi stessi occhi e una bocca larga proprio come la sua.

Ad alimentare il tutto un caso in particolare: una madre, con gli occhi azzurri, che aveva chiesto il seme di un donatore con gli occhi del suo stesso colore. Quelli del figlio, invece, erano marroni. Negli ultimi anni, però, la vedova di Karbaat non aveva mai accettato di fornire il proprio Dna per un confronto. Forse perché consapevole di tutto.

Mentre in Italia è vietato, in Olanda dal 2004 i figli nati da fecondazione eterologa, compiuti i 16 anni, possono conoscere il donatore.

Adesso, però, il timore è che i figli “nascosti” del medico non siano solo 49, ma molti di più. Lo stesso Karbaat, in punto di morte, avrebbe ammesso di aver avuto una sessantina di figli. Ma i numeri reali potrebbero superare i 200, se si considera che il seme della clinica (chiusa poi nel 2009) è stato spedito in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Turchia, passando per Gran Bretagna, Germania e Svizzera.

A denunciare il caso è stata l’organizzazione Defence for Children, che si occupa di rappresentare i ragazzi coinvolti nello scandalo e i loro genitori. Molti di loro, da adesso, rimarranno in contatto: una famiglia inaspettatamente super-allargata.