Me

Dietro il Coachella festival c’è un miliardario omofobo e anti-marijuana

Immagine di copertina
Credit: Getty Images

Nel fine settimana appena trascorso, orde di amanti della musica si sono ritrovati nel celebre festival musicale di Coachella, a Indio, in California. L’evento attrae ogni anno migliaia e migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo per divertirsi sotto le casse del festival che apre la stagione estiva dei concerti.

Nel 2016 il Washington Post ha gettato un’ombra sull’evento musicale più popolare del pianeta. Nel rapporto dello stesso anno dei “nemici dell’uguaglianza” degli Stati Uniti compare il nome del fondatore di Coachella: Philip Anschutz.

Come si legge sul Daily Best, Philip Anschutz è tra gli uomini più ricchi d’America e vanta un patrimonio che sfiora i 13 miliardi di dollari. Finisce nel mirino della campagna Freedom for all perché il patron di Coachella avrebbe versato ingenti somme di denaro all’Alliance Defending Freedom, alla National Christian Foundation e al Family Research Council. Tutti enti e associazioni vicinissime alla destra cristiana degli Stati Uniti.

Secondo il Washington Post, la National Christian Foundation “finanzia molti dei gruppi che contrastano con violenza i diritti LGBT”. Il Family Research Council, invece, è stato definito un “gruppo estremista” Southern Poverty Law Center. Sul sito dell’ente si legge che l’omosessualità è dannosa alle persone che si definiscono come tali e alla società in generale”.

“La lunga influenza di Phil Anschutz nella politica del Colorado è nota da anni, ma è scioccante il livello di sostegno dell’uomo ad associazioni anti-LGBTQ che finanziano gruppi di odio estremisti come ‘Prega in nome di Dio’ di Gordon Kligenschmitt”, ha detto il direttore esecutivo di ProgressNow Colorado, Ian Silverii.

“In un momento storico come questo in cui la discriminazione e la violenza contro le persone LGBTQ sono in aumento, il sostegno ai gruppi pro-discriminazione colloca Anschutz dalla parte sbagliata del Colorado, e dalla parte sbagliata della storia”.

Nel 2017, il blog Afropunk ha pubblicato un post che invitava i potenziali frequentatori di Coachella a pensarci due volte prima di vendere le loro anime per vedere Beyoncé. Nel post si leggeva che Beyoncé come Kendrick Lamar sono il massimo dell’espressione della musica nera oggi, “più che meritevole della nostra attenzione”, ma il patron di Coachella “è tutt’altra storia”.

E sempre in quel post si leggeva che Anschutz  è tra i più grandi sostenitori della causa anti-LGBTQ. Ma non solo: a denunciare il fondatore del festival californiano è anche Greenpeace, che ha sottolineato come la società dei media di cui è proprietario Anschutz è in prima linea nella negazione del cambiamento climatico.

La pressione sollevata da #BoycottCoachella è diventata talmente alta da spingere il patron in persona a controbattere. Anschutz ha detto che le affermazioni diffuse dai media sul fatto che fosse un anti-LGBTQ sarebbero false, “spazzatura”.

“Sostengo in modo inequivocabile i diritti di tutte le persone senza badare al loro orientamento sessuale. Siamo fortunati ad assumere persone diverse in tutte le nostre aziende: gli unici criteri su cui vengono giudicate sono la qualità delle loro prestazioni lavorative; non tolleriamo discriminazioni in alcuna forma”, ha detto ancora il patron di Coachella.

“Né io né la Fondazione finanziamo alcuna organizzazione con lo scopo di campagne anti-LGBTQ, e quando ho scoperto che alcune organizzazioni o la Fondazione Anschutz aveva finanziato queste cause, abbiamo immediatamente cessato di sovvenzionarle”, ha aggiunto Anschutz.

Analizzando la documentazione fiscale della Fondazione Anschutz da dicembre 2015 al novembre dell’anno successivo, Pitchfork ha scoperto che la fondazione ha smesso di finanziare Alliance Defending Freedom, alla National Christian Foundation e al Family Research Council, ma allo stesso tempo hanno iniziato a sovvenzionare altre organizzazioni contro le persone LGBTQ.

Ma non solo: negli stessi documenti si legge che la Fondazione avrebbe finanziato decine di organizzazioni conservatrici.

A gennaio, The Fader ha rivelato che Anschutz ha dato “quasi 200mila dollari a politici e Super PACs repubblicani” nel 2017. Anche se non è così scioccante che un miliardario sia repubblicano, lo è il fatto che tantissimi dei partecipanti al Coachella non siano in linea con la politica portata avanti dal patron del festival. Come pure gli artisti.

L’attenzione di Anschutz non è solo per i gruppi anti-LGBTQ. Secondo Freedon Leaf, rivista pro-legalizzazione, il patron di Coachella finanzierebbe con centinaia di migliaia di dollari anche gruppi anti-marijuana.

Il rapporto continua: “Nel 2015 ha donato altri 50mila dollari a Smart Colorado. L’obiettivo era di contrastare l’impatto dell’emendamento 64, l’iniziativa di legalizzazione della marijuana ricreativa approvata dagli elettori dello stato nel 2012”.

E la visione sulla droga di Anschutz si proietta anche sul festival di musica più famoso al mondo. Infatti, sebbene in California l’uso della marijuana ricreativa è legale, a Coachella “nessun farmaco o droga, Marijuana, prodotti di marijuana saranno consentiti”.

Insomma, che i sostenitori del Coachella non potranno nemmeno essere in grado di sballarsi per dimenticare che stanno finanziando la politica di un settantenne omofobo.