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Hong Kong, 9 attivisti dichiarati colpevoli per aver preso parte alle proteste del “Movimento degli ombrelli”

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Nove attivisti sono stati condannati per disturbo della quiete pubblica per aver organizzato e partecipato alle proteste del “Movimento degli ombrelli” svoltesi a Hong Kong.

I manifestanti, che hanno iniziato la loro battaglia nel 2014, chiedevano di poter eleggere liberamente il leader della regione ad amministrazione speciale: il Governo centrale aveva annunciato che nelle elezioni previste nel 2017 avrebbero potuto votare solo tra i candidati scelti in precedenza da Pechino.

Tra gli attivisti condannati ci sono un professore universitario di sociologia, uno di legge, un pastore della chiesa battista e quegli ex studenti che si posero a capo delle proteste.

Adesso rischiano fino a 7 anni per la loro partecipazione al “Movimento degli  ombrelli”, protagonista di scontri con la polizia.

Ad agosto del 2017 l’attivista Joshua Wong era stato condannato a sei mesi di carcere per aver partecipato alle proteste, dopo aver ricevuto un anno prima una condanna a sei mesi di servizi sociali.

Le proteste – Le manifestazioni iniziarono in risposta alla decisione del Governo cinese di non concedere libere elezioni nella regione, imponendo una lista di propri candidati.

Nel 2014 tre attivisti diedero vita alle proteste, chiedendo maggiore autonomia per Hong Kong e convincendo migliaia di cittadini a scendere in strada.

Le proteste presero in seguito il nome di “Movimento degli ombrelli” perché i manifestanti usavano appunto degli ombrelli per proteggersi dai gas lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine per disperdere la folla.

Con il passare dei giorni però le manifestazione andarono via via scemando e nel 2017 le elezioni non si svolsero come i cittadini avrebbero voluto.

Hong Kong – La città è stata formalmente una colonia britannica fino al 1997, anno in cui è passata sotto l’amministrazione del governo cinese come regione amministrativa speciale.

Negli ultimi anni la Cina ha cercato di accentrare sempre più il potere, sottraendo ogni margine di autonomia della regione.