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Con Quota 100 si svuotano anche gli ospedali: fuga di migliaia di chirurghi

Immagine di copertina

La riforma delle pensioni attuata dal governo targato Lega-M5s, Quota 100, rischia di svuotare – come da previsione – i serbatoi di personale di molti servizi pubblici. Dopo scuola e trasporto pubblico locale, a rischio ci sono gli ospedali che potrebbero ben presto trovarsi senza sufficienti chirurghi a garantirne la piena operatività.

Le domande per accedere al nuovo meccanismo che permette di andare in pensione in anticipo con 62 anni di età e 38 di contributi, infatti, continuano a pervenire all’Inps: bisognerà attendere la valutazione dei requisiti delle migliaia di richiedenti da parte dell’ente di previdenza per ottenere un dato definitivo circa l’effettivo numero di dipendenti in uscita ma, come anticipato, questo potrebbe mettere in difficoltà diversi settori.

Pierluigi Marini, professore di chirurgia mini-invasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo e presidente dell’Acoi, associazione dei chirurghi ospedalieri, intervistato da Il Mattino ha fornito un quadro della situazione riguardante gli ospedali italiani e il già grave deficit di personale medico chirurgico, il quale potrebbe approfondirsi con Quota 100 e le nuove uscite di personale.

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“Sono come i panda: una specie in via di estinzione”, ha detto Marini a proposito dei chirurghi riferendosi strettamente all’Italia. “Tra pensione e quota 100”, sostiene il professore, il rischio di non riuscire a garantire l’operatività degli ospedali è davvero alto.

“In sala operatoria ci sarà il deserto”, è infatti la previsione di Marini, il quale ha inoltre spiegato che “il 55% degli specialisti si trova in una fascia di età fra i 50 e i 59 anni”. “Sa quanti sono i chirurghi in attività oggi in Italia? – dice al Mattino il direttore dell’Uoc – sono 7.500 e già viviamo una serie di criticità negli ospedali. Ora di questi circa 1.700 stanno per lasciare perché a fine carriera e altri 1500 potrebbero optare per l’uscita con la finestra di quota 100. C’è un salto di due generazioni: è semplicemente drammatico“.

Alcune serie criticità che si osservavano da tempo, come il blocco del turnover, la riduzione dell’attività ambulatoriale e il taglio dei posti letto, potrebbero aggravarsi secondo quanto spiegato dal professore. Ma quali sono i motivi? “Su una platea media di 17 mila neolaureati – ha chiarito Marini – solo 90, dico 90, scelgono come prima opzione la specializzazione in chirurgia. Non è solo questione di fatica. Oggi un giovane medico è preoccupato per i rischi professionali legati a eventuali azioni giudiziarie per colpa medica. Poi ci sono le difficoltà di accesso alla professione e il problema della formazione”.