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Mafia, 32 arresti: fornivano cocaina alla “Palermo bene”

Gli arrestati avevano messo in piedi un call center attivo 24 ore su 24 per la fornitura di sostanze stupefacenti

Immagine di copertina
Credit: Getty Images

Nelle prime ore del 12 marzo 2019 sono stati arrestati 32 esponenti della mafia di Palermo appartenenti al mandamento di Porta Nuova, sotto il controllo di Cosa nostra.

L’operazione antimafia dei carabinieri coordinati dalla Dda di Palermo ha portato alla luce due diverse attività, una imprenditoriale e l’altra commerciale attive nella città siciliana.

Dalle indagini è emerso anche che dopo la sua scarcerazione, nel 2015, Gregorio Di Giovanni si era affiancato al reggente del mandamento Paolo Calcagno, prendendone poi il posto dopo il suo arresto.

Da quel momento, Di Giovanni ha gestito le attività illecite sotto il suo controllo con l’aiuto di uomini di fiducia sparsi  in diversi quartieri di Palermo come Capo, Vucciria, Ballarò e Zisa.

Il lavoro della Dda ha permesso di scoprire come il mandamento mafioso di Porta Nuova avesse organizzato delle piazze di spaccio di sostanze stupefacenti molto efficienti.

Gli arrestati avevano infatti messo in piedi un call center attivo 24 ore su 24: gli spacciatori si davano il turno per garantire ai loro clienti, appartenenti per lo più alla “Palermo bene”, un servizio sempre attivo, riuscendone a soddisfare le richieste.

La cocaina veniva chiamata “una birra”, oppure “un caffè”. “Compare me la porti”, “Amico mio ti aspetto”, “Gioia fai in fretta”. Nelle intercettazioni lo spacciatore sembra quasi un commerciante di fiducia che permette ai clienti più fedeli di pagare a rate e che occasionalmente offre anche “sconti”.

I nuovi arresti dimostrano ancora una volta come lo spaccio continui ad essere la principale fonte di reddito di Cosa nostra.

Nel corso delle indagini sono state registrate numerose richieste di acquisto di droga per uso personale da parte di imprenditori, avvocati e liberi professionisti della città.

Tra i reati contesati ai 32 arrestati c’è anche quello di concorrenza illecita aggravata dal metodo mafioso per avere imposto la fornitura di caffè al bar della città.

Le indagini hanno portato all’arresto degli autori di 5 estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti costretti al versamento a Cosa nostra di diverse somme di denaro.

I mafiosi avevano anche messo a punto un servizio di trasporto assicurati con bus turistici.

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