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Beppe Grillo attacca Fabio Fazio e la sua “oleosa intervista” a Nicola Zingaretti

Sul suo blog il garante del M5S critica anche il nuovo segretario del PD, chiamato "Er Zeppola"

Immagine di copertina

Anche Beppe Grillo attacca Fabio Fazio. Dopo le polemiche scaturite dalla puntata di Che Tempo Che Fa di domenica 3 marzo, durante la quale il conduttore di Rai 1 è stato protagonista, secondo molti colleghi e volti noti della tv, di un’intervista troppo “passiva” con il presidente francese Emmanuel Macron, anche la domenica successiva Fazio è finito nell’occhio del ciclone.

Tra gli ospiti della puntata, infatti, spiccava il nuovo segretario del PD, Nicola ZingarettiFazio ha avuto così l’opportunità di porre le sue domande all’uomo chiamato a far risorgere il Partito democratico dalle ceneri delle ultime elezioni. Non tutti, però, hanno gradito.

Dal suo blog, infatti, il fondatore del M5S Beppe Grillo – da poco spodestato dal ruolo da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio – ha sparato a zero su Fabio Fazio, definito “il futuro ‘Chi striscia non inciampa’”. Secondo il comico genovese, la “lunga e oleosa” intervista rilasciata da Zingaretti a Fazio è stata “un’occasione unica per sondare Er Zeppola, nuovo segretario del PD nonché presidente della Regione Lazio, nonché ex commissario ad acta del semidistrutto sistema sanitario di quella stessa regione”.

Il giovane Zingaretti: romanzo di formazione di un futuro Ieader

Nel corso del colloquio nello studio di Che Tempo Che Fa, spiega ironicamente Grillo, nonostante l’intervista sia stata “in discesa e senza alcun ostacolo e nessuna traccia di contraddittorio, come è abitudine della casa” Zingaretti “ha mostrato un linguaggio che il nostro Centro Studi ha temporaneamente definito Linguaggio Frankenstein”.

In cosa consiste il Linguaggio Franklin? Nel mettere insieme “una quantità e varietà di automatismi lessicali (forma estrema dei luoghi comuni), sacrificando congiuntivi, distinzioni di genere, da smarrimenti del soggetto e complementi oggetto trasformati in saponette inafferrabili”.

L’articolo sul blog continua poi a farsi gioco del nuovo segretario del PD, chiedendosi se “lo storpiamento formale del linguaggio è funzionale alla ripetizione di frasi spot oppure è una questione di formazione, scolastica, scadente”. La conclusione è che “è difficile pensare che non ci sia un qualche vantaggio evolutivo personale in un’espressione formalmente così scialba, se si sta attenti, e rassicurante quando non lo si ascolta: qualunque forma di interazione è destinata a trasformarsi in un comizio dove tutto e nulla trovano, proprio nel PD, la loro sintesi perfetta”.