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Sì, Montanelli è stato anche uno “stupratore colonialista” e le femministe hanno fatto bene a vandalizzare la sua statua

Il commento di Gulio Cavalli. Qui si parla di un episodio ben preciso: il grande giornalista prese parte alla guerra coloniale in Etiopia e si comprò una dodicenne in sposa per soddisfare le sue voglie sessuali, uno schifo. Fanno fanno sorridere coloro che cercano in tutti i modi di difenderlo

Immagine di copertina
Il giornalista Indro Montanelli è morto a Milano il 22 luglio 2001

Svegliatevi pure dal mondo dei sogni e fatelo presto. Soprattutto se si parla di giornalisti, scrittori ma anche sportivi (politici non c’è nemmeno bisogno di aggiungerli) che sono vostri incrollabili miti per le loro opere ma che, nel loro privato, sono persone dagli aspetti abnormi, contorti, perversi, cattivi e inconciliabile con l’immagine pubblica, peggio ancora se il giornalista in questione di cui ci apprestiamo a parlare è stato assunto a mito da una certa parte politica. Quindi, ebbene, sì, l’intoccabile Indro Montanelli prese parte alla guerra coloniale in Etiopia e si comprò una dodicenne in sposa per soddisfare le sue voglie sessuali.

Lo dice lui stesso, chiaramente, in una trasmissione Rai in cui già venne sverniciato (da vernice non lavabile però, che andò in onda sulla televisione pubblica) in cui molti anni dopo raccontò quasi sorridendo: “Pare avessi scelto bene… Era una dodicenne (sorridendo) … Scusate ma in Africa è un’altra cosa” e poi “L’ho regolarmente sposata perché l’avevo comprata dal padre”.

A sentire le testimonianze dell’epoca, la ragazza, sottoposta a infibulazione, dovette anche essere “liberata” dalla madre per rendere agevoli i rapporti sessuali.

Per questo il gesto rivendicato dal gruppo di NonUnaDimeno (vernice rosa sulla statua di Montanelli, attenzione, volutamente lavabile, per ricordare quel pessimo episodio e soprattutto il terribile tono con cui il giornalista normalizzò il tutto).

In quella stessa trasmissione una donna smerda Montanelli che balbetta una difesa incredibile (“in Africa si usa così”, che è la stessa risposta degli 80.000 italiani che ogni anno si dedicano al turismo sessuale su minori risultando primi nella classifica mondiale) e soprattutto sorridendo ancora chiede: “Volete processarmi ora?”.

Beh, nel fatto che anche molti anni dopo qualcuno rivendichi il diritto di processare quell’episodio non ci vedo nulla di strano. Anzi, mi fanno sorridere coloro che cercano in tutti i modi di difenderlo raccontandoci della sua importanza giornalistica, della violenza subita e quant’altro: qui si parla di un episodio, su quell’episodio specifico hanno agito quelle di NonUnaDiMeno e sembra che quella vernice abbia infettato ferite ancora aperte di un bel pezzo di Paese.

Il grande giornalista in quel caso è stato il colonialista perfetto che non ha nulla a che vedere con la libertà, la serietà e la lucidità con cui di riprometteva di istruire il resto del mondo.

Insomma, per dirlo terra terra, ha fatto schifo. E se esistesse la possibilità basterebbe far parlare quella ragazzina, piuttosto dei nostri editoriali, e di sicuro sarebbe una storia da spaccare il cuore.

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