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Sulla Tav tra Lega e M5s è scontro frontale: il governo rischia davvero di cadere?

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini

TAV CRISI GOVERNO – Da quando sono al governo hanno trovato un accordo praticamente su tutto: politica dell’immigrazione, decreto sicurezza, legittima difesa, caso Diciotti, Tap e tanto altro ancora.

Accordi, è bene precisarlo, quasi sempre a favore della Lega, che del resto ne ha tratto ampio beneficio in termini di consensi.

Sulla Tav, però, il governo gialloverde non riesce a trovare una quadra: mesi di trattative, commissioni, contro-commissioni, non sono serviti a sbloccare l’impasse, e ora tra Carroccio e Movimento Cinque Stelle è scontro frontale.

La domanda che tutti si fanno in queste ore è se il governo sia davvero a rischio: Conte ovviamente lo esclude, ma la realtà è diversa.

La crisi c’è e la possibilità che uno dei due partiti decida di far saltare il banco non è così irrealistica.

Né Lega né M5s possono permettersi di cedere sulla Tav: il Carroccio sente la pressione di ceti produttivi, governatori di regioni e una buona fetta di elettorato del Nord. L’opera è considerata strategica, emblema di politiche di sviluppo infrastrutturale su cui non si può arretrare.

I Cinque Stelle, dal canto loro, hanno già concesso troppo al partner di governo, salvando addirittura Salvini dal processo sul caso Diciotti. Un ulteriore cedimento non potrebbe essere tollerato da un elettorato sempre più in subbuglio.

I sondaggi danno il Movimento in picchiata, la subalternità alla Lega è stata pagata cara: su una battaglia identitaria come quella che ruota attorno alla Tav stavolta Di Maio deve portare a casa una vittoria politica.

Per mesi il governo ha posticipato il problema: una strategia di continui rinvii, nella consapevolezza che, a differenza degli altri temi inseriti nel contratto di governo, sulla Tav raggiungere un compromesso è praticamente impossibile.

Non fare l’opera comporterebbe la perdita di importanti finanziamenti, isolerebbe ulteriormente l’Italia nei suoi rapporti con i partner dell’Ue. Soluzioni ibride appaiono estremamente complesse.

Per evitare il redde rationem l’unica cosa che possono fare Lega e M5s è trovare un modo per rinviare ancora il problema, aspettare l’insediamento della nuova Commissione Ue dopo le elezioni europee di maggio e intavolare a quel punto una nuova trattativa.

Questo perché, col reddito di cittadinanza e quota 100 ai nastri di partenza, nessuno dei due partiti vuole porre fine adesso all’esperienza di governo. Le due misure bandiera, se dovessero dare frutti, possono infatti consolidare la posizione della Lega ma anche rilanciare il Movimento.

Il rischio, per l’esecutivo, è però che l’ala barricadera dei pentastellati abbia la meglio su quella governista, che Di Maio venga messo in minoranza da chi pensa, come Di Battista, che siano stati fatti troppi compromessi.

Lo stesso Beppe Grillo, nelle scorse settimane, ha ragionato sull’ipotesi di staccare la spina all’esecutivo per poter recuperare consensi.

Di Maio per ora da quell’orecchio non sente, convinto che col reddito di cittadinanza i Cinque Stelle possano risollevarsi continuando a restare al governo.

Ed è probabile quindi che proprio Di Maio, con il sostegno di Conte, spingerà alla fine per trovare una scappatoia giuridica che permetta di congelare il dossier Tav ancora per qualche mese.

Lo stesso Conte si è di fatto schierato coi Cinque Stelle sul no all’opera, ma come Di Maio (che non potrebbe ricandidarsi per il limite dei due mandati) ha troppo da perdere nel far saltare il banco.

Insomma, detto che un accordo nell’immediato è impossibile da trovare, e che né Lega né M5s possono cedere sul tema, la crisi di governo verrà probabilmente scongiurata da un ulteriore rinvio, nella speranza che, dopo l’estate, in una differente situazione politica e con le elezioni europee alle spalle, uno dei due partiti si ritrovi nella condizione di poter perdere questa battaglia senza perdere la faccia.