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Autista rifiuta di far partire bus per forte odore di gasolio. Ma l’azienda lo punisce. Usb: “Uso intimidatorio delle sanzioni”

A decidere sul caso è stato il Tribunale di Roma, che ha annullato la sospensione: prima di tutto la sicurezza. A TPI parla il sindacalista USB e autista Michele Frullo

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Stazione Tiburtina durante lo sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fast Confsal per i dipendenti dell'Atac e del Consorzio Roma Tpl Scarl che gestisce tutte le linee bus periferiche, Roma, 3 maggio 2013. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Era stato punito per aver rifiutato il servizio su un mezzo non sicuro, ma i giudici hanno annullato la sanzione disposta nei suoi confronti. È quanto accaduto a  un autista di Roma Tpl, società privata che gestisce una parte del trasporto pubblico della Capitale. Prima di tutto la sicurezza: è questo il principio stabilito dai giudici del Tribunale di Roma, che hanno ritenuto legittimo il rifiuto del lavoratore.

Autista rifiuta servizio Roma Tpl | Il caso

Il lavoratore coinvolto, un autista iscritto all’Unione sindacale di base (USB), aveva rifiutato di prestare servizio su un mezzo al cui interno si sentiva un forte odore di gasolio. Per questo era stato punito dall’azienda con un giorno di sospensione.

Il Tribunale di Roma – sezione lavoro I, giudice Ida Cristina Pangia – ascoltati i testimoni, il 27 febbraio scorso ha dato ragione all’autista disponendo l’annullamento della sanzione e sottolineando che, “in caso di violazione da parte del datore di lavoro dell’obbligo di sicurezza di cui all’articolo 2087 c.c., è legittimo a fronte dell’inadempimento altrui, il rifiuto del lavoratore di eseguire la propria prestazione”.

Autista rifiuta servizio Roma Tpl | Usb: “Uso intimidatorio delle sanzioni”

“Sono anni ormai che denunciamo un uso intimidatorio delle sanzioni disciplinari nella Roma Tpl e consorziate”, dice a TPI.it Michele Frullo, autista Atac e sindacalista Usb. “I giudici hanno stabilito che il conducente che intravede un pericolo per la sua sicurezza e per quella degli utenti deve interrompere il servizio. Si tratta di un obbligo per il conducente, non di una scelta”.

“Purtroppo però su questo tema le aziende private minacciano i lavoratori con le sanzioni disciplinari”, prosegue Frullo. “A noi è capitato di recente un altro caso in cui l’azienda ha sanzionato un conducente con cinque giorni di sospensione perché si è rifiutato di aprire il cofano motore della vettura. Ma il conducente non ha mansioni di operaio, non è formato e non ha l’attrezzatura per poter operare da meccanico, quindi non è proprio autorizzato a farlo e se lo fa è a suo rischio e pericolo”.

“Questo è il clima che si respira all’interno di Roma Tpl e consorziate, che oggi tendono a scaricare sempre di più le responsabilità sui lavoratori anziché farle proprie”, sostiene il sindacalista. “Anche altre organizzazioni sindacali stanno denunciando l’uso indiscriminato delle sanzioni disciplinari nell’azienda, perché si sta esagerando, con provvedimenti a volte molto pesanti”.

Di fronte a queste sanzioni cosa può fare il lavoratore?

“Il lavoratore deve sempre mantenere la sicurezza. Ma ovviamente c’è il timore che possa essere licenziato o avere delle ritorsioni. Contro le sanzioni ingiuste ci si può rivolgere a un avvocato e fare causa, ma ovviamente i tempi si allungano e il lavoratore si trova sotto scacco dell’azienda fino a quando non arriva la sentenza. Questo crea un clima di tensione, non si lavora sereni”.

“Al di là delle vie legali”, prosegue Frullo, “sarebbe opportuno che chi dà l’appalto a queste aziende, nello specifico il Comune di Roma, le esortasse ad assumere un atteggiamento più corretto, perché domani questi comportamenti palesemente scorretti potrebbero portare a problemi di sicurezza più gravi”.

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