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Ho letto l’ultimo libro di Corona e sono sopravvissuto: chi lo attacca ha paura di se stesso

Immagine di copertina

Okay, prendo un grande respiro e confesso: ho ceduto, non senza averci rimuginato a lungo. Ho letto “Non mi avete fatto niente”, l’ultimo libro di Fabrizio Corona, uno dei più venduti e chiacchierati degli ultimi mesi.

E non importa se l’averlo preso in biblioteca senza acquistarlo possa essere un’attenuante, perché se sono qui a scriverne è per ammettere una colpa ben più grave: il libro mi è piaciuto. O meglio, non l’ho trovato disastroso, ma lasciatemi giustificare.

È chiaro a tutti, anche a chi non lo ha proprio aperto, che non ci stiamo trovando tra le mani un capolavoro: il linguaggio è semplice, terra-terra, con frasi brevi ma scorrevoli.

Si finisce in un’ora, il tempo di un viaggio in treno mentre si torna stanchi da lavoro. È un prodotto “pop” come il novanta percento delle pubblicazioni che riguardano personaggi dello spettacolo, sportivi, youtuber e influencer vari.

Il classico investimento a occhi chiusi, fatto con la consapevolezza che venderebbe a prescindere, anche se al suo interno ci fossero disegnini da colorare anti-stress. Al tempo stesso, è chiaro anche che dietro certi lavori ci siano due, talvolta quattro mani oltre a quelle dell’“autore” (ammesso che quest’ultimo ce le abbia messe davvero, le proprie mani).

Ed anche questo può far indignare chi, come me, di scrittura propria vuol vivere. Quello che però mi ha spinto a “prendere le difese” (ma solo stavolta) di uno dei personaggi più controversi, provocatori e instabili dello showbiz, è l’odio e l’intolleranza gratuita da parte degli scandalizzati che hanno attaccato il libro a prescindere, non distinguendolo dalla persona, senza essere andati oltre alla copertina che mostra uno sguardo arrogante tanto quanto il titolo, in linea col re dei paparazzi.

Certo, sarebbe stato meglio che ad un pluricondannato non si fosse dato un ulteriore spazio per giustificarsi e togliersi sassolini dalle scarpe, col rischio di alimentare il già pessimo modello per troppi ragazzi, ma a conti fatti direi che del positivo lo si può trovare.

Intanto: la veridicità. I contenuti sono coerenti con il personaggio, talvolta arrivando a toccare un grottesco sessismo. Che questo non sia lodevole non c’è bisogno di specificarlo, lo sappiamo già, perciò la morale è secondaria.

Nel libro non si cerca di “purificarlo”, di rendere Corona migliore rispetto a quello che tutti sono abituati a conoscere. Si racconta l’uomo per quel che è, con i suoi lati bui e quelli più superficiali e sfrontati, con le sue dichiarazioni megalomani e le proprie difese pindariche.

In questo, ogni capitolo è un’autentica conferma dell’opinione pubblica, quella che si è formata con le “inchieste” dei settimanali da parrucchieri e le interviste esclusive di Verissimo o L’Arena, giusto per dirne due a caso. In secondo luogo, la volontà di descrivere un mondo che non tutti conoscono. Io, ad esempio, ho sempre letto pochi gossip su Fabrizio, interessandomi prettamente alle sue vicende giudiziarie.

Al tempo stesso, è difficile entrare bene in contatto con la vita all’interno delle carceri, se non tramite interviste e approfondimenti sporadici.

In “Non mi avete fatto niente”, invece, viene descritta, seppur con lo sguardo di uno che si crede un semi-Dio, una realtà ben precisa, riuscendo a formarci una certa idea su come sia vivere isolati da quella società che, nel suo caso, lo ha prima messo su un piedistallo d’oro.

E a proposito di piedistalli e riflettori, Corona stesso nella trasmissione Verissimo ha dichiarato, riguardo una pagina diventata virale del suo libro, quella dove con “elegante nonchalance” elenca i nomi di alcune delle ultime donne con le quali ha fatto sesso (descrivendo talvolta gli incontri e le “doti” di ognuna), che alcune delle ragazze anziché indignarsi lo hanno subito chiamato felici, quasi onorate di esser state citate, ringraziandolo. In questo, il libro riesce a rispecchiare bene il mondo trash e talvolta con scarsa dignità nel quale Fabrizio è cresciuto e tutt’oggi immerso.

Insomma, chiediamoci se il reale problema sia Fabrizio Corona che “adesso scrive libri anche lui”, oppure i pregiudizi di chi si definisce un lettore di qualità ma poi, schizzinoso, non riesce ad andare oltre i propri limiti, accusando il mondo dell’editoria a prescindere.

Forse, a fare davvero paura non è ciò che hanno permesso al fotografo di raccontare, coi suoi modi discutibilissimi, ma l’immagine della società che emerge dalla sua autobiografia. Quella società della quale, direttamente o meno, facciamo parte e siamo complici.

Ecco, sì, la verità è che abbiamo paura di noi stessi, e magari di quel grammo di invidia che per un nanosecondo, almeno una volta, abbiamo provato verso Corona, provando poi subito vergogna di noi stessi. O forse no. Nel dubbio, prendiamo le distanze che facciamo prima e duriamo meno fatica.