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Nasce il movimento pro-immigrati, il fondatore a TPI: “L’Italia è anche casa nostra”

Stephen Ogongo, giornalista 44enne originario del Kenya, racconta a TPI del movimento "Cara Italia" che ha fondato e che intende opporsi in maniera netta all'escalation razzista degli ultimi mesi

Immagine di copertina

“Questa è anche casa mia, l’Italia è di chi la ama, di chi la vive. Questa è anche casa mia, ho tutto il diritto e il dovere di fare la mia parte per aiutare il Paese a migliorarsi e ad andare avanti”.

Stephen Ogongo, giornalista 44enne originario del Kenya, vive in Italia da oltre 20 anni. Racconta a TPI del movimento che ha fondato e che intende opporsi in maniera netta all’escalation razzista degli ultimi mesi.

Stephen è arrivato in Italia nel 1995, ha studiato scienze sociali con la specializzazione in comunicazione sociale alla pontificia università gregoriana. Ha fatto il dottorato di ricerca lì e ha insegnato giornalismo per 4 anni. Contestualmente ha iniziato a coordinare la redazione di “stranieri in Italia”, un gruppo editoriale con una decina di testate per le comunità di migranti,

Con il sito stranierintalia.it ha creato un punto di riferimento per il mondo degli immigrati in italia.

Con la sua redazione ha lanciato un nuovo movimento: “Cara Italia” che in poche settimane ha incassato seimila adesioni.

Cara Italia è un movimento che ha come protagonisti gli immigrati e gli italiani che lavorano insieme contro il razzismo e tutte le altre forme discriminazioni.

Come è nato il movimento?

Il movimento è nato spontaneamente come reazione al clima pericolosissimo di odio razziale che il Paese sta vivendo. Ultimamente ci sono stati moltissimi episodi violenti, prima erano più verbali che fisici. Questo passaggio ci ha allarmati. Non si può continuare ad accettare quanto accade.

Così abbiamo deciso di creare una piattaforma dove poter condannare questi episodi, chi fa queste cose e sopratutto a cominciare ad aiutare le persone a capire che non devono tollerare questi episodi e reagire in modo legale.

La piattaforma ha 7mila iscritti, in meno di quattro mesi. Sta crescendo in modo rapido. Alla piattaforma partecipano sia italiani che stranieri. Ci sono tantissimi italiani che ci incoraggiano a fare i prossimi passi, sono stanchi di questo clima di odio che purtroppo qualcuno sta spingendo per interessi politici.

Chi fa parte del movimento?

Tutti, è un movimento aperto a tutti: italiani di nascita, italiani che lo sono diventati per cittadinanza, chi non è ancora cittadino italiano. Il movimento è per tutte le persone che vivono su questo territorio, per chi l’Italia la vede come la propria casa. Un problema che colpisce un cittadino italiano colpisce anche un immigrato che non è cittadino italiano.

Vivendo nello stesso paese, nello stesse città, negli stessi quartieri, i problemi sono sempre quelli.

Cosa pensa dei commenti di chi dice: “fate le battaglie a casa vostra”?

Questa è anche casa mia, l’Italia è di chi la ama, di chi la vive, questa è anche casa mia ho tutto il diritto e il dovere di fare la mia parte per aiutare il Paese a migliorarsi e ad andare avanti.

Come mai il nome “Cara Italia”?

È un modo affettivo per comunicare il nostro sentimento all’Italia. Un Paese che per noi è come una madre e merita di essere trattata con rispetto.

In un momento delicato come questo, in cui si sente il vuoto di una certa parte di politica, voi pensate a colmare quel vuoto?

Sì, la direzione è quella. Mi sono reso conto che puoi fare tutte le battaglie che vuoi, ma se sei fuori le istituzione non puoi fare niente. Prima vogliamo formare una nuova classe dirigente, sta infatti per partire un corso di formazione per chi vuole presentarsi come candidato. Non alle europee intendiamoci.

Vogliamo una crescita naturale in modo che quando saremo soddisfatti delle persone formate, quelle giuste per difendere i valori in cui crediamo, allora decideremo come procedere.

Voglio evitare lo sbaglio di prendere una persona e metterla lì come candidato. Potrei farlo anche oggi, ma non è il nostro obiettivo, non è tanto per portare qualcuno. Servono persone che si impegnano per difendere i nostri ideali.

Quali sono i vostri obiettivi?

Il primo a cui teniamo tanto è costringere i politici che promuovono e tollerano il razzismo a cambiare atteggiamento. Bisogna contrastare questo con tutti i mezzi possibili. Queste persone lo fanno solo per potere politico e non si rendono conto del danno che stanno arrecando a questo Paese. Adesso si vive un clima di paura ovunque, c’è insicurezza. La gente non si fida più di nessuno.

Bisogna smetterla, il nuovo governo ha sdoganato questo clima pazzesco di odio e razzismo. Noi vogliamo che queste persone si dichiarino apertamente razziste, cosa che non faranno mai, o si impegnino a smorzare i toni.

Come pensate di agire adesso che non siete ancora nelle istituzioni?

Con le campagne di denuncia pubbliche, raccontare e denunciare. Moltissime persone purtroppo si arrendono e non fanno niente, le persone devono capire che alcuni comportamenti che subiscono sono reati e devono denunciare e cercare la giustizia.

Vogliamo agire anche a livello mediatico. I politici che sono razzisti difficilmente lo ammettono, però lo tollerano, lasciano fare ai loro seguaci commenti razzisti e non li moderano. Vogliamo spingerli all’angolo paffinché tutto questo finisca. Hanno paura dell’opinione pubblica e quando li colpisci lì qualcosa si ottiene sempre.

Non teme che sottolineare ogni episodio possa ottenere l’effetto contrario?

Quando c’è un clima di odio, tutti ne risentono. Questa cosa sta sfuggendo di mano, si sta passando dall’odio verso gli immigrati e rifugiati, a quello verso gli italiani che esprimono un’opinione, pensiamo ai casi di Claudio Baglioni ed Emma Marrone, per citare i più famosi.

L’odio parte si riversa sugli immigrati ma poi va verso chiunque viene considerato un nemico. Chi sarà il prossimo nemico?

È un problema che colpisce tutti, dobbiamo affrontarlo.

Che percentuali di crescita prevede?

Nel giro di uno-due anni avremo i numeri per vincere in molte zone del Paese. Ci sono moltissime persone che seguono “Cara Italia” ma non si espongono pubblicamente. Fanno meno rumore di chi fa i commenti razzisti. Riceviamo messaggi ed email di chi ci sostiene. Vuol dire che in fondo c’è qualcosa che si sta muovendo e al momento giusto ci sarà un’esplosione: sarà una sorpresa per tantissime persone.

Sta incontrando i sostenitori?

Sto viaggiando moltissimo in diverse città per vederli. Persone che ogni giorni mi invitano per creare le strategie e mettere in piedi i gruppi locali. Il movimento è più forte fuori che online.

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