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Venezuela ultime news: cosa sta succedendo nel paese dopo che Guidò si è autoproclamato presidente

Immagine di copertina
Juan Guaidò

Il 23 gennaio 2019 il leader dell’opposizione e capo dell’Assemblea nazionale Juan Guaido si è autoproclamato “presidente ad interim” del Venezuela, sfidando apertamente il capo di Stato Nicolas Maduro, che ha vinto le ultime elezioni.

In molti hanno contestato i risultati delle urne, accusando il governo di brogli. Guaido, “allievo” di Leopoldo Lopez, storico oppositore di Maduro, aveva invitato i cittadini venezuelani a protestare contro il presidente nel giorno dell’anniversario del colpo di Stato contro il dittatore Jimenez.

Nella capitale Caracas sono scesi per strada anche i sostenitori del successore di Chavez e nel corso della giornata si sono registrati diversi scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti dell’opposizione.

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Il presidente americano, Donald Trump, ha subito colto l’occasione per sferrare un duro colpo contro Maduro e ha riconosciuto il leader dell’opposizione venezuelana come presidente ad interim del paese. Per tutta risposta, Maduro ha deciso di tagliare le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti dando 72  ore ai rappresentanti americani per lasciare il paese.

Il Venezuela negli ultimi anni ha assistito a un continuo peggioramento delle condizioni economiche. Tra il 2014 e il 2017, il Pil del paese si è contratto del 30 per cento, mentre l’inflazione sta raggiungendo cifre che superano il milione percentuale.

La produzione petrolifera nazionale è crollata da 2,5 milioni di barili al giorno nel 2015 a 1,1 milioni di barili a novembre 2018 riducendo di conseguenza sia l’accesso a valuta estera, indispensabile per finanziare le importazioni, sia le entrate nelle casse pubbliche.

Le ripercussioni sul popolo venezuelano sono state tremende, essendo venuti a mancare beni di prima necessità – come medicinali e cibo –, costringendo più di 1 milione e 300 mila venezuelani a scappare dal 2015 ad oggi.

Le sanzioni americane hanno inasprito le già precarie condizioni strutturali dell’economia venezuelana. Migliaia di persone cercano di scappare dal paese ogni mese.

Venezuela: le ultime news

6 febbraio 2019

Il leader dell’opposizione ha scritto una lettera ai vicepremier Salvini e Di Maio nella speranza di convincere anche il governo italiano ad appoggiare la sua carica di presidente ad interim del Venezuela.

5 febbraio 2019

Mentre aumentano i paesi Ue che si sono schierati a favore di Guaidò, il presidente venezuelano Maduro ha ribadito ancora una volta che non si terranno elezioni presidenziali anticipate. “In Venezuela non c’è un deficit di elezioni”, ha detto il leader chavista ricordando che nel 2020 ci saranno le elezioni parlamentari. “Il problema è nell’opposizione venezuelana e non nel fatto che che ci sia una elezione in più- Abbiamo avuto 25 elezioni in 20 anni e negli ultimi 18 mesi abbiamo votato sei volte e le presidenziali del 2018 sono state anticipate su richiesta dell’opposizione”.

4 febbraio 2019

ore 10 – La Spagna, la Francia, il Regno Unito e la Svezia hanno riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, dopo la scadenza dell’ultimatum in cui avevano chiesto a Nicolas Maduro nuove elezioni presidenziali. (Qui i dettagli)

ore 7 – Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha respinto l’ultimatum di vari Paesi europei per l’organizzazione di una nuova elezione presidenziale, senza la quale questi Paesi Ue hanno annunciato il riconoscimento da oggi di Juan Guaidò come presidente. Maduro in un’intervista alla tv spagnola Sexta ha dichiarato che “non cederà alla pressione” di coloro che chiedono la sua uscita di scena. A lanciare l’ultimatum, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo raggiunti ieri dall’Austria.

“Perché l’Unione europea deve dire a un Paese del mondo che ha già condotto elezioni che deve ripetere le presidenziali, perché non sono state vinte dai loro alleati di destra?”, ha detto. “Stanno cercando di metterci in un angolo con un ultimatum che ci costringa a un confronto in una situazione estrema”. Maduro, però, ha sostenuto l’idea di un confronto tra America Latina e Ue nell’incontro del “Gruppo di Contatto” a Montevideo giovedì prossimo e ha chiesto un confronto “faccia a faccia” con Guaidò.

3 febbraio 2019

L’ambasciatore venezuelano in Iraq, Jonathan Velasco, ha abbandonato il presidente Nicolas Mafduro e si è dichiarato al servizio del presidente autoproclamato Juan Guaidò.

“Signor presidente Guaidò, siete dal lato giusto della storia, del popolo e della Costituzione. E per questo ci collochiamo al servizio dello Stato che lei rappresenta costituzionalmente e guida”, ha detto in un video diffuso sul web. Il diplomatico ha definito Maduro un usurpatore che ha violato la Costituzione. Si tratta del primo ambasciatore a schierarsi dalla parte di Guaidò.

2 febbraio 2019

Un generale dell’Aeronautica venezuelana, Francisco Esteban Yanez Rodriguez, si è schierato al fianco di Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim in opposizione al presidente Nicolas Maduro.

In un video, il generale ha dichiarato “con orgoglio patriottico e democratico” di “disconoscere l’autorità dittatoriale di Nicolas Maduro” e di “riconoscere il deputato Juan Guaidò come il presidente incaricato della Repubblica Bolivariana del Venezuela”.

“I miei compagni del gruppo 4 mi informano che il dittatore ha ogni giorno due aerei sempre pronti a portarlo via”, ha rivelato il generale Yanez Rodriguez, che ha rivolto anche un appello all’esercito: “A non voltare le spalle al popolo”. E alla gente, affinché scenda in piazza per manifestare pacificamente e difendere il nostro presidente Guaidó”.

Il regime ha subito cominciato una controffensiva social dando a Yanez del traditore.

Oggi in diverse città del Venezuela scendono in campo due manifestazioni opposte, una a sostegno di Maduro e una in favore di Guaidò.

1 febbraio 2019

L’Italia è stato l’unico paese a votare contro il riconoscimento da parte dell’Unione europea di Juan Guaidò come presidente a interim del Venezuela, bloccando l’accordo che era stato raggiunto nella riunione informale dei ministri degli Esteri a Bucarest. L’intesa era stata promossa dalla Svezia.

La Grecia, che si era schierata a favore di Maduro, non si è esplicitamente opposta, mentre l’Italia ha bloccato l’iniziativa.

31 gennaio 2019

Il Parlamento europeo ha riconosciuto Juan Guaidò come legittimo presidente a interim del Venezuela. “Il Parlamento europeo è la prima istituzione Ue a farlo. Chiediamo a tutti gli Stati membri e all’Alto rappresentante dell’Ue di fare subito lo stesso per tenere una posizione unica e forte”, è stato il commento del presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani.  “L’Europa unita deve essere dalla parte della libertà del popolo venezuelano”. Gli eurodeputati di Lega e Movimento hanno però deciso di astenersi al momento del voto, con disappunto di Tajani.

La giornata si era aperta con l’arrestato cinque giornalisti stranieri: due dei reporter fermati sono francesi, due sono colombiani e uno viene dalla Spagna. Gli ultimi tre sono inviati dell’agenzia di stampa spagnola Efe.

In precedenza erano stati fermati anche due inviati della tv cilena vicino al palazzo presidenziale: dopo 14 ore sono stati espulsi dal paese. La motivazione del loro arresto era che “lavoravano in una zona di sicurezza”.

30 gennaio 2019

Il presidente Madura ha respinto gli ultimatum giunti da Stati Uniti e da altri Stati esteri e ha spiegato che le prossime elezioni si terranno nel 2025, alla scadenza naturale del suo mandato.

29 gennaio 2019

Juan Guaidó non potrà lasciare il paese. A stabilirlo è il procuratore generale Tarek William Saab, che ha chiesto alla Corte Suprema del paese di aprire un’indagine su Guaidò. Saab è molto vicino al presidente Nicolàs Maduro. Oltre al divieto di lasciare il paese, tra le misure restrittive ai danni del presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracasa vi è anche il congelamento dei conti correnti e il sequestro dei beni mobili e immobili di Guaidò.

“Non si tratta né di una nuova minaccia contro di me, né di una nuova minaccia contro questo Parlamento”, ha risposto Guaidó parlando con i giornalisti davanti all’Assemblea Nazionale.

“Non è che sottovaluto la possibilità di finire in prigione, ma disgraziatamente non c’è nulla di nuovo sotto il sole: l’unica risposta del regime è la repressione e la persecuzione”.

“Il regime di Maduro è al suo ultimo stadio. Non dovete sacrificarvi per l’usurpatore e la sua gang! Pensate a voi stessi, alla vostra carriera, al futuro dei vostri figli e nipoti”, ha scritto poi Guaidò su Twitter.

Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sulla compagnia di Stato petrolifera del Venezuela e hanno intimato ai militari di accettare un pacifico cambio di potere.

Il leader dell’opposizione Guaidò, che può contare sul supporto degli Usa, ha invece preso il controllo degli asset venezuelani all’estero.

28 gennaio 2019

I rapporti tra Stati Uniti e Maduro continuano a deteriorarsi: il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, ha avvertito che in caso di minacce alla vita e alla sicurezza di Juan Guaidò quella degli Usa sarà “una forte reazione”. Bolton ha anche riconosciuto Carlos Vecchio come incaricato d’affari del Venezuela del leader dell’opposizione.

Intanto Guaidò ha invitato la popolazione a scendere per le strade del paese e a manifestare contro Maduro mercoledì e sabato: l’autoproclamato presidente chiederà l’appoggio delle forze armate, mentre nel fine settimana scade l’ultimatum delle Nazioni Unite per nuove elezioni.

Sulle tensioni in corso in Venezuela è intervenuto anche Papa Francesco, che chiede di mettere fine alle violenze, ma non si schiera con i vescovi venezuelani, che hanno preso posizione contro il presidente in carica, Nicolas Maduro.

“Io do il mio sostegno a tutto il popolo venezuelano, che si trova in sofferenza: se cominciassi a dire ‘date retta a questi paesi o a quegli altri’, entrerei in un ruolo che non conosco e sarebbe una grave mancanza di prudenza pastorale da parte mia”, ha dichiarato Bergoglio durante il viaggio di ritorno dalla sua visita ufficiale a Panama.

27 gennaio 2019

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha giudicato “insolenti” i Paesi europei che gli hanno imposto un ultimatum di otto giorno per convocare nuove elezioni pena il riconoscimento del suo oppositore, Juan Guaidò.

In un’intervista alla Cnn turca il dittatore del Venezuela ha dichiarato: “Quei Paesi europei insolenti dovrebbero ritirare il loro ultimatum”. Ha inoltre giudicato “incostituzionale” l’autoproclamazione di Guaidò a presidente a interim del Paese.

E dopo gli Stati Uniti anche Israele ha deciso di riconosce il presidente autoproclamato Guaidò, leader del Venezuela. Lo ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu, evidenziando di voler seguire la decisione presa dagli Usa.

26 gennaio 2019

Si apre una nuova frattura diplomatica tra Stati Uniti e Russia: Mosca ha accusato Washington di aver organizzato un colpo di Stato contro il loro alleato Maduro. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha risposto chiedendo a tutti i paesi di sostenere Guaidò, riconosciuto da Trump come legittimo presidente fin dall’inizio della crisi e ha invitato”tutte le nazioni di mettere fine ai loro rapporti finanziari con il presidente venezuelano Nicolas Maduro”.

Intanto, Spagna, Francia e Germania hanno espresso una posizione comune, schierandosi contro Maduro, la cui rielezione è stata contestata dall’Unione europea. La stessa Ue ha posto un ultimatum al capo dello Stato venezuelano, invocando la convocazione di nuove elezioni.

Il governo di Caracas ha tuttavia rigettato categoricamente l’ultimatum: “Nessuno ci può dire se delle elezioni vanno convocate oppure no”, ha detto il ministro agli Esteri, Jorge Arreza, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. E ancora: “Chi siete voi per lanciare un ultimatum ad un governo sovrano? È un’ingerenza infantile”.

Con una nota diffusa dalla Farnesina, l’Italia ha chiarito che si schiera con l’Unione europea.

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25 gennaio 2019

Il presidente Maduro si è detto pronto a “incontrare Juan Guaidò” dopo che il governo del Messico si era offerto di ospitare i due leader per i negoziati. La proposta però è stata respinta dal Guaidò.

Il leader dell’opposizione poco prima aveva annunciato: “Torneremo nelle strade di Caracas la prossima settimana. Nicolas Maduro ha una faccia tosta, è chiaro. Servono elezioni, elezioni, è ciò che vogliamo, elezioni parlamentari e per tutte le istituzioni del paese”.

24 gennaio 2019

Il 24 gennaio l’autoproclamato presidente Guaido ha invitato alla resistenza: “Fratelli e sorelle, abbiamo fatto passi importanti, quello che serve per arrivare ad un governo di transizione e a libere elezioni”.

“Ricordate sempre, se resistiamo e insistiamo la lotta sarà valsa la pena”, ha scritto Guaido su Twitter, esortando a non arrendersi.

Si teme una violenta repressione da parte di Maduro che continua ad avere l’esercito dalla sua parte.

Juan Guaidò non ha escluso di offrire l’amnistia a presidente Nicolas Maduro e alla leadership chavista. “Nei periodi di transizione sono accadute cose simili. È accaduto in Cile, è successo in Venezuela nel ’58. Non possiamo escludere alcun elemento, ma dobbiamo essere fermi verso il futuro”, ha detto Guaido. “Quella amnistia, quelle garanzie per tutti coloro che sono disposti a schierarsi dalla parte della Costituzione per recuperare l’ordine democratico, sono sul tavolo”, ha aggiunto.

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“Oggi nella mia veste di presidente dell’Assemblea nazionale, invocando gli articoli della Costituzione (…) davanti a Dio onnipotente, giuro di assumere formalmente i poteri dell’esecutivo nazionale”, ha detto Guaido.

“Giuro di assumere formalmente le competenze dell’esecutivo nazionale come presidente incaricato del Venezuela per arrivare alla fine dell’usurpazione, ad un governo di transizione e indire libere elezioni”, ha affermato dichiarando di voler combattere contro l’”usurpazione” della presidenza di Nicolas Maduro, ritenuto un presidente “illeggittimo”.

Chi è Juan Guaidò, il leader dell’opposizione che si è autoproclamato presidente del Venezuela

Juan Guaidò, che il 23 gennaio si è autoproclamato presidente del Venezuela, fino a poche settimane fa era un perfetto sconosciuto, o quasi. Ingegnere di 35 anni, ex deputato dello stato costiero di Vergas, lo scorso 5 gennaio è diventato presidente dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento fondato dopo le elezioni del 2015 e controllato dalle opposizioni ma che negli ultimi due anni Nicolas Maduro ha svuotato di potere. Qui un suo profilo.

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