Me

Sanremo, Il Volo denuncia: “Noi bullizzati nel teatro Ariston. E ci hanno dato delle mer**”

Non si placano le polemiche sul Festival di Sanremo. Stavolta al centro ci sono i cantanti de Il Volo. E, nel mirino, i giornalisti della sala stampa del teatro Ariston.

All’Ansa i tre membri del gruppo hanno denunciato come “alcuni giornalisti ci hanno pesantemente insultato” al momento dell’annuncio della ‘sconfitta’ in finale. “Hanno usato parole come ‘merde’, vaffanculo’, ‘in galera’. Le consideriamo una vera e propria forma di bullismo. Di sfottò degno di uno stadio”.

Tutto è partito da un video pubblicato su Twitter da Francesco Facchinetti, “dj Francesco”, che mostra le reazioni della sala stampa al momento dell’annuncio della classifica finale, con Il Volo sul gradino più basso del podio. 

Durissimo il commento del produttore: “Questo è il video in cui alcuni giornalisti nella sala stampa di #Sanremo2019 esultano al terzo posto de @ilvolo gridando felici: ‘Merde’. Io vi prenderei a calci in culo fino alla fine del mondo: idioti, coglioni e buffoni”.

Ma lo sfogo-denuncia di Barone, Boschetto e Ginoble non si ferma qui: “Queste persone”, riferito ai giornalisti, “non hanno portato gloria all’ordine che rappresentano. Il loro atteggiamento è stato un insulto, prima che a noi, a tutti i colleghi giornalisti che svolgono il proprio lavoro in maniera seria e professionale”.

Continuano, quindi, le polemiche contro i giornalisti dopo quello che è ormai diventato il “caso Mahmood” che nelle ultime ore si è arricchito di un altro capitolo, tutto politico. 

Prima Matteo Salvini e la sua preferenza per Ultimo. Poi l’attacco dell’opinionista Maria Giovanna Maglie. Quindi Luigi Di Maio, che si è scoperto fan di Simone Cristicchi, che ha lanciato strali contro la giuria e in particolare contro Beppe Severgnini.

E, chiudere il cerchio, Marcello Foa, presidente della Rai, che a Uno Mattina ha espresso forti critiche sul metodo di voto che ha decretato la vittoria del cantante milanese.

“C’è stata una sproporzione, uno squilibrio tra il voto popolare e una giuria composta da poche decine di persone (…). Questo sistema funziona o no? Va corretto, chiaramente, perché il pubblico si senta rappresentato”.