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Protesta prezzo del latte: i pastori sardi accettano 80 centesimi, per poi arrivare a 1 euro al litro

Immagine di copertina

Continua la protesta dei pastori sardi sul prezzo del latte.

Un nuovo documento con 12 proposte era stato presentato dai pastori riuniti a Tramatza (in provincia di Oristano), e prevede il prezzo a 1 euro al litro più iva, e l’azzeramento dei consigli di amministrazione dei consorzi di tutela.

I pastori, dopo lunghe trattative si sono detti disponibili ad accettare un acconto di 80 centesimi al litro, con l’obiettivo di raggiungere in sede di conguaglio il prezzo di un euro a litro.

L’acconto dovrebbe essere riconosciuto per i mesi di febbraio, marzo e aprile. A maggio si dovrebbe procedere ad un adeguamento del prezzo e a fine campagna verrà determinato il prezzo finale del latte riferito a tutta la produzione dell’annata agraria 2018/2019.

Nel documento si contesta alle amministrazioni dei consorzi “incapacità di tutelare e vigilare sulla produzione e sui livelli produttivi del prodotto finito; assenza di partecipazione dei soci conferitori di latte all’attività sociale; scarsa trasparenza nel consiglio di amministrazione; scarsa trasparenza nella documentazione dei singoli produttori di latte depositata presso il consorzio”.

Sabato 16 febbraio 2019 era stata raggiunta una tregua con il ministro dell’Agricoltura Centinaio. Il giorno successivo i pastori hanno fatto saltare la tregua: “72 centesimi al litro sono passo indietro”.

I manifestanti sono tornati ad assaltare cisterne in strada e a sversare il latte per strada.

Il governo spera di raggiungere un accordo nel prossimo incontro, in programma il 21 febbraio a Roma. Matteo Salvini, in Sardegna per le elezioni regionali di domenica 24 febbraio, si è detto ottimista: “Ci stiamo avvicinando, siamo partiti da 60 centesimi al litro poi 65, 70 e 72; ci siamo visti a Roma e a Cagliari e ci vedremo nelle prossime ore”.

La protesta dei pastori sardi

Gli allevatori sardi protestano ormai da 1o giorni, contro il prezzo del latte sceso sotto i 60 centesimi al litro.

L’ultimo accordo, come ha detto Salvini, prevede un primo prezzo di 72 centesimi al litro, per poi arrivare, entro fine anno, a 1,20 centesimi al litro.

“È un passo indietro, la gente, però, non torna indietro e noi lo sentiamo. Non c’è trattativa se non c’è un sistema immediato che porti ad una soluzione strutturale, con un minimo garantito per i costi di produzione”, ha spiegato il leader storico del Movimento Pastori sardi, Felice Floris.

La Confederazione italiana agricoltori in una nota ha sostenuto le rivendicazioni dei pastori. “Le richieste partivano dalla copertura del costo di produzione pari a 74 centesimi + Iva al litro per arrivare al prezzo di 1 euro + Iva, come promesso dal Ministro Salvini. La proposta di un accordo a 72 centesimi, Iva compresa, è invece molto lontana da queste premesse”, si legge nel documento.

Intanto da Bruxelles potrebbero arrivare aiuti a settore. Silvio Berlusconi e il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani avrebbero ottenuto “garanzie” dal Commissario all’Agricoltura, Phil Hogan, “per l’assegnazione di 191 milioni di fondi da utilizzare per il sostegno e la promozione della filiera dei prodotti sardi”.

Il Movimento dei pastori sardi nelle sue richieste al Governo, aveva esplicitamente inserito il pagamento di 1 euro più IVA per ogni litro di latte.

> In anteprima su TPI le richieste del Movimento dei pastori sardi al Governo

Secondo quanto si era appreso nel corso della giornata da fonti che hanno preso parte all’incontro al Viminale, il Governo avrebbe offerto ai pastori il ritiro di 67mila quintali di forme di pecorino in eccedenza che potrebbero essere date a mense per i poveri e ospedali.

Il Viminale avrebbe quindi messo a disposizione 14 milioni, il Mipaaft 10 milioni, la Regione Sardegna altri 10 milioni e altri 10 dovrebbero arrivare dal Banco di Sardegna, per un totale di 44 milioni.

Attraverso questa operazione, l’obiettivo era far salire il prezzo del pecorino e del latte, ma i pastori hanno continuato ad insistere sull’aumento del prezzo di 1 euro al litro.

Inizialmente era stato proposto di pagare 70 centesimi di euro ogni litro di latte, ma i pastori non hanno ceduto.

Nel corso della giornata del 14 febbraio il ministro dell’Interno aveva detto che aveva intenzione di trattare ad oltranza con i pastori sardi per giungere ad un compromesso e soddisfare la loro richieste per mettere fine alle proteste.

“I pastori sardi sono molto determinati, ma lo sono anch’io: il prezzo di un litro di latte deve salire da 60 centesimi ad un euro, oggi pomeriggio non mi alzerò dal tavolo finché non ci arriviamo”, aveva affermato il ministro.

I pastori hanno anche minacciato di bloccare le elezioni regionali previste per il 24 febbraio se la situazione non sarà stata risolta prontamente.

Al centro della protesta, che ha infiammato anche altri allevatori del Nuorese, fra Orune, Bitti e Siniscola, c’è il prezzo del latte – considerato troppo basso – pagato dai caseifici.

Gli industriali della trasformazione hanno comunicato ai pastori che  intendono pagare il loro latte a 0,60 centesimi al litro. Gli allevatori però chiedono un minimo di 0,77 per poter coprire i costi di produzione.