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Meningite, a Roma è boom di vittime ma vaccinarsi è impossibile. La denuncia di una madre a TPI: “Sei mesi d’attesa per mia figlia”

I casi di meningite fulminante sono in aumento in Italia, e il numero di vittime a Roma è allarmante. Il ministro della Salute invita a vaccinare per far fronte all'emergenza, ma nella Capitale l'appuntamento nei centri specializzati ha un'attesa di minimo 6 mesi. TPI ha fatto il punto verificando di persona la situazione e raccogliendo la denuncia di una madre

Immagine di copertina

Meningite, a Roma è boom di vittime ma vaccinarsi è impossibile. La denuncia di una madre a TPI: “Sei mesi d’attesa per mia figlia”

Roma – “Volevo vaccinare mia figlia per la meningite, contro il meningococco, ma a Roma è impossibile. Le liste di attesa sono lunghissime. Assurdo: mi hanno dato appuntamento tra sei mesi“. Questa è stata la denuncia di una mamma a TPI, in un momento in cui il numero di casi di meningite è allarmante.

Le segnalazioni della malattia invasiva meningococcica in Italia nel 2015, 2016 e 2017 sono state rispettivamente pari a 189, 220 e 200. Nel 2018 i casi sono stati 198, con 18 decessi. Oggi, dati aggiornati a gennaio 2019, si sta verificando un nuovo picco. La cronaca di inizio anno è minacciosa. Solo a Roma, nelle ultime settimane, sono avvenuti (in ordine) i seguenti casi:

La morte di un giovane di 15 anni all’Umberto I di Roma, il ricovero di una sedicenne al Bambin Gesù e un possibile contagio con un ragazzo di 16 anni che prima della diagnosi aveva partecipato a un convegno alla Camera. In Parlamento, per quest’ultimo caso, è stata avviata la profilassi obbligatoria, che prevede la somministrazione preventiva di antibiotico contro il meningococco.

La ministra della Salute, Giulia Grillo (M5S), contattata da TPI, non ha trovato il tempo per commentare la denuncia, limitandosi a dire che lo farà “a partire da mercoledì sera”. Di recente si era già espressa su questo argomento: “Ho letto degli ultimi casi di meningite e sono preoccupata, è una malattia molto insidiosa”, aveva detto.

La preoccupazione delle istituzioni diventa un sentimento più forte in quei genitori che si sono trovati nella situazione di contatto con una persona affetta dalla malattia, proprio come Barbara, la mamma che ha contattato TPI per segnalare il problema delle Asl a Roma: “Il ragazzo deceduto all’Umberto I, Federico, è un caro amico di mia figlia. Siamo ancora scioccati. Il problema non mi aveva mai coinvolto fino in fondo, adesso invece sono stata toccata dal vivo. Dopo i fatti che hanno portato alla morte di Federico mi sono informata, come  avrebbero fatto tutte le mamme, sull’iter da seguire per la sicurezza di mia figlia, che ovviamente era stata a contatto con lui”, ci ha spiegato Barbara.

> QUI avevamo parlato del caso di Federico

Come la figlia quindicenne di Barbara, anche tutti gli studenti dell’Istituto alberghiero Amerigo Vespucci, dove Federico andava a scuola, erano stati a stretto contatto con il ragazzo, senza vaccinazione. “Ho molta ansia, parlano di emergenza meningite, ma poi non ci si può fare niente”, dice concitata la madre. Il centro vaccinazioni della Asl Roma 1 “non aveva possibilità di visite prima del 10 agosto”, denuncia Barbara.

La ministra della Salute ha invitato “i giovani e minori a vaccinarsi, anche se non è obbligatorio”, proprio perché la prevenzione è molto importante. Ma quanto è complicato fare un vaccino nei centri specializzati della capitale? La situazione è “infernale” come la descrive la signora Barbara?

TPI ha verificato in prima persona la scarsa efficienza dei centri vaccinali a Roma, chiedendo informazioni circa la possibilità di prenotare un vaccino per il meningococco. C’è un centralino con un numero fisso da chiamare per tutte le Asl, l’attesa al telefono in ogni caso è minimo di venti minuti. “Ancora 20 persone devono parlare con l’operatore prima del suo turno”, e l’unico messaggio che si sente al di là della cornetta tramite la voce registrata, alternata da una canzoncina in loop.

Finalmente l’operatore prende in carico la chiamata, e una volta richiesto il codice fiscale e la zona di residenza, la risposta è sempre più o meno la stessa: “C’è da mettersi in fila”. La Asl Roma 1, con riferimento a via Boemondo, vicino via Tiburtina, offre la possibilità di un appuntamento per il “18 agosto”. La Asl Roma 2 ci risponde che “prima di settembre è impossibile”. Per la Asl Roma 3 non ti lasciano neanche attendere al telefono, le linee sono perennemente occupate. Al centro vaccinazioni Portuense spingono le persone a richiamare perché “al momento siamo troppo pieni”.

Il servizio sembra paralizzato, l’ingranaggio non va. Massimo Galli, professore emerito all’Università di Milano e presidente Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, ha illustrato a TPI i dettagli di questa emergenza: “Stiamo assistendo, in questi giorni, alla ripetizione di un dramma a copione fisso. Gennaio è costantemente il mese con più segnalazioni, perché d’inverno il rischio meningite è altissimo a causa degli ambienti chiusi che si frequentano. Se sappiamo tutto questo, perché non cambia niente? Le carenze della copertura vaccinale sono il primo problema che secondo me il ministero della Salute deve risolvere”.

Il Piano nazionale vaccinazioni prevede la vaccinazione per il meningococco B, il sierogruppo più frequentemente responsabile di malattie invasive (meningiti e sepsi), a partire dal terzo mese di vita, e per il meningococco C dal tredicesimo mese. Secondo il dottor Galli, “le coperture vaccinali sono ancora insufficienti. Solo il 38,5 per cento dei bambini nati nel 2015 risultava vaccinato per il meningococco B al compimento delventiquattresimo mese di vita”.

“Quello che rattrista è che buona parte dei decessi nei bambini avrebbe potuto essere evitata se questi fossero stati debitamente vaccinati. Continuando così si consentirà a sierogruppi di meningococco a più alta patogenicità di continuare a circolare, specie tra i più giovani, e si continueranno a piangere decessi evitabili“, ha denunciato Massimo Galli.

Vaccinarsi tra sei mesi presso le Asl di Roma, con gli attuali tempi di attesa, potrebbe essere troppo tardi per alcuni dei casi.