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Sanremo, Ultimo fa mea culpa dopo le polemiche in sala stampa: “Non rosico”

Immagine di copertina

Ultimo, il cantante che si è aggiudicato il secondo posto al Festival di Sanremo, in mezzo a infinite polemiche, ha parlato per la prima volta dopo il caos in sala stampa. “Non sono stato in grado di gestire responsabilità”, ha detto il cantante. “Non rosico e non sono razzista”.

“Sono arrivato a questo Sanremo con delle cose fatte ma anche con due mesi in cui sentivo dire che sarei stato il vincitore. La responsabilità con cui ho partecipato è stata molto importante”, ha detto il cantante.

“La musica non può richiedere questo tipo di responsabilità, ne comporta altre. Non sono stato in grado di gestire questa responsabilità”, ha ammesso.

E a chi lo ha accusato di aver “rosicato” ed essersi coperto di ridicolo per la sua reazione eccessiva, dice: “Non rosico posso assicurare che non è così. Questa è una delle prime volte in cui parlo dopo quell’episodio. Uno può dire qualsiasi cosa sulla canzone (di votazioni non voglio più parlare), ma mi è dispiaciuto davvero della strumentalizzazione della parola “ragazzo”, riferita a Mahmood. Quella parola non aveva assolutamente una connotazione razzista. Perché se sono razzista io, lo siamo tutti. Quella è l’ unica cosa che mi fa male”, ha proseguito.

Dopo la chiusura della serata finale del Festival di Sanremo 2019, Ultimo si è presentato in conferenza stampa visibilmente alterato. Dopo aver fatto i complimenti al vincitore Mahmood chiamandolo “ragazzo” e non col suo nome, beccandosi i rimbrotti dei giornalisti è esploso:  “Avete questa settimana per sentirvi importanti e dovete rompere il cazzo. Tanto qualsiasi cosa io dico troverete qualcosa da ridire”.

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“La gente aveva molta aspettative su quello che avrei fatto, ma per me e per noi tutti la canzone è al centro di tutto. Il massimo che posso fare è quello che faccio sul palco”, ha detto il cantante rispondendo e successivamente spiegando che era semplicemente amareggiato.

“Io vi sembro incazzato? Sono sincero: non sono uno che, al contrario di altri, ha bisogno di crearsi un velo di finzione davanti; qui gli artisti vengono con un’idea ben precisa. Se io non riesco a raggiungerlo… Io non sono incazzato, semplicemente ce l’ho con me stesso, non ce l’ho con nessuno. Sono amareggiato. Io punto all’eccellente. Io non punto al buono”.