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Salvini vuole riaprire le “case chiuse”: ecco la proposta della Lega

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Un anno fa Matteo Salvini dichiarò pubblicamente, ovviamente sui social (come si vede nella foto), il suo obiettivo per contrastare la prostituzione: regolamentarla e tassarla “come nei Paesi civili”. E, soprattutto, “riaprendo le case chiuse”.

Ora la proposta sta diventando sempre più concreta. La Lega punta infatti alla “liberalizzazione” per – primo punto – “combattere l’esercizio della professione secondo le modalità vigenti”, quindi vietando per legge “la pratica nei luoghi pubblici”.

Quindi – secondo punto – regolamentare il fenomeno con l’obiettivo, neanche tanto nascosto, di garantire importanti introiti alle casse dello Stato.

A tracciare il quadro della proposta del Carroccio è il senatore Gianfranco Rufa, segretario nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, che parlando con l’Adnkronos è entrato nei particolari della proposta di legge, definita “un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada” e, soprattutto, “per il decoro e l’immagine delle strade stesse”.

Ovviamente il fulcro della proposta leghista è quella di tassare i redditi derivanti da questa attività e di rendere “illegale” la prostituzione per strada.

> Perché le case chiuse si chiamavano così?

Ma come funzionerebbero le “case chiuse” volute dalla Lega e messe al bando dalla famosa legge Merlin, entrata in vigore nel 1958 e che aveva come titolo: “Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”?

Tutto sarebbe gestito grazie a un registro il cui obiettivo è “garantire tanto i clienti che coloro che, in questo modo, svolgerebbero la professione in maniera sicura, secondo le norme”.

In particolare il testo prevede che “chiunque eserciti la prostituzione è tenuto a sottoporsi ad accertamenti sanitari ogni sei mesi” e “a esibire, su richiesta dell’autorità sanitaria o di polizia, l’ultima certificazione ottenuta”.

Ora la palla passa al Movimento 5 stelle: dipenderà dalla forza politica guidata da Luigi Di Maio decidere se dare seguito alla proposta dell’alleato di governo o se lasciarla solo su carta.