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Sisma centro Italia, muffe tossiche sotto le casette per i terremotati: “Qui è tutto marcio”

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Muccia (Macerata) è uno dei comuni maggiormente colpiti dallo sciame sismico che tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 ha colpito il Centro Italia. Qui praticamente tutti gli abitanti sono stati costretti a trasferirsi nelle famose “casette”.

Sono 42 le unità abitative del villaggio SAE. E di questi 42 moduli ben 31 sono stati infestati dalla muffa. Un problema ormai ben noto che però nelle ultime ore si arricchito di un altro, assurdo capitolo.

“Dopo lo scandalo”, spiegano gli abitanti a TPI, “ci saremmo aspettati che chi di dovere verificasse in maniera celere e puntuale la salubrità delle SAE per garantire la sicurezza degli abitanti, già provati dai mesi negli alberghi e i danni provati dal sisma”.

Le muffe che si sono presentate nei pavimenti e nei tetti dei moduli sono dannose per la salute di chi ci convive forzatamente? “Questa è la prima domanda a cui si sarebbe dovuto rispondere”. E invece? “Invece ancora una volta sono stati i terremotati ad attivarsi per verificare le condizioni di salubrità delle loro SAE e a contattare a proprie spese un laboratorio privato: i risultati arrivati in questi giorni affermano che la muffa presente potrebbe essere dannosa per la salute”.

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E visto che nessuno ha fatto niente, sono stati i cittadini a far analizzare i campioni delle muffe. E i risultato sono chiari: sotto i pavimenti e dietro i battiscopa sono state trovate muffe di “aspergillus flavus” e “aspergillus niger”.

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I risultati delle analisi sulle muffe trovate sotto le casette

Due tipi di muffe che producono aflatossine, micotossine altamente tossiche per individui con un sistema immunitario compromesso, a rischio di infezioni da Aspergillus. Ad ogni modo, gli immunodepressi non sono gli unici target delle infezioni da Aspergillus: asmatici, trapiantati, leucemici, pazienti sottoposti a chemioterapia, soggetti in cura con steroidi da lungo tempo e malati di fibrosi cistica, HIV o BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva sono sensibili alle infezioni in generale, comprese quelle da Aspergillus.

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“È possibile che nessuno, in questi lunghi mesi, e dopo innumerevoli sollecitazioni da parte della popolazione, abbia mai pensato e provveduto a far analizzare le muffe per sapere in che condizioni vivono i terremotati?” denunciano gli attivisti di Terre in Moto.

“A partire dal Sindaco, responsabile della salute pubblica nel Comune, il consorzio CNS che ha realizzato le SAE che ancora sono in garanzia, la Protezione Civile che ha provveduto a fare l’appalto, la Regione, il Commissario Straordinario, il Governo. Nessuno si è premurato di accertarsi la pericolosità delle muffe per la salute della popolazione terremotata che vive nelle SAE?”.

“Tutto è iniziato lo scorso settembre” racconta a TPI una delle abitanti: “Già ad agosto avevo visto della muffa uscire dal battiscopa, ma non gli ho dato peso. A settembre, pulendo casa, ho però iniziato ad avere i primi dubbi. Le prime paure”. Così ha chiamato l’Erap, Ente regionale per l’abitazione pubblica delle Marche. Risposta: “Cercheremo di risolvere la situazione”.

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Arriva ottobre. Nessun intervento. “Così ho iniziato a mandare Pec (posta certificata, ndr) alla Regione Marche, all’Asur (Azienda sanitaria unica regionale) Area Vasta 3 (competente nel territorio di Macerata, Civitanova e Camerino, ndr) e, per conoscenza al Comune di Muccia. A queste Pec ha risposto l’Asur di Camerino che ha mandato un sopralluogo dei tecnici: “Il pavimento è molle” mi hanno detto. “Domani iniziamo i lavori”. Non appena alzano il pavimento, uno scenario agghiacciante: era tutto marcio e pieno di muffa.

Ma nessuno ha pensato di analizzare il tipo di muffa, una cosa fondamentale intanto per capire a che tipo di agenti patogeni siano stati esposti le famigli, poi per valutare se per risolvere il problema definitivamente è sufficiente cambiare la pavimentazione. “Ho chiesto a tutti, dall’Arpam (Agenzia regionale per la protezione ambientale, ndr), all’università di Camerino se qualcuno potesse analizzare le muffe”. Niente da fare. “Nessuno voleva mettersi in quel pasticcio” il commento.

Così tramite Terre in Moto “sono stata messa in contatto con un laboratorio” al quale “ho consegnato una scatoletta piena di muffa e vermi che avevo preso da sotto il mio pavimento”. È il campione 1. Poi “abbiamo preso altri due campioni, più freschi. Uno dietro il battiscopa di un’altra casetta, uno sotto il pavimento”. Ma “perché nessuno sta facendo lo stesso?” si chiedono gli abitanti.

“Sono tutti convinti che sia un problema strutturale dovuto dal fatto che in queste ‘casette’ sono stati posizionati dei pannelli, a fare da pavimento, marci”. Ma il dubbio che non sia un problema di materiali arriva “guardando sotto ai moduli. Scorre acqua. Come se ci fosse una sorgente”.

Il timore? “Parlando con gli operai – ma ci hanno detto di non riferire questa cosa a nessuno – è che tra 6, 7 mesi il problema potrebbe ripresentarsi perché la questione non è il tipo di materiale usato ma proprio l’area che è stata urbanizzata: il terreno non drena, la gettata di cemento ha compromesso il tutto e, pensate, non ci sono né tubi per far defluire l’acqua in caso di pioggia o neve, né prese d’aria. Ecco perché crescono le muffe”.

Contattato da TPI, il sindaco di Muccia, Mario Baroni, si limita a spiegarci che il suo compito, in questi casi, è di avvertire la protezione civile. “È chiaro che non è normale che il pavimento delle ‘casette’ sia ammuffito” ma “l’unica cosa che posso fare è chiedere degli interventi per cambiare il pavimento e sistemare il più possibile il terreno sotto i moduli”. Ma a precisa domanda, “non ha il dubbio che sia sbagliata l’area scelta per costruire i villaggi” risponde: “Quello non è compito mio ma della regione, del commissario per l’emergenza e della protezione civile”. E poi “ormai il problema è quasi risolto, mancano solo dieci casette da sistemare”.

La questione, quindi, non è tanto finire di sistemare le casette con la muffa, come ci spiegano gli abitanti, “ma essere sicuri che la muffa non si ripresenterà”. Ma “se nessuno compie analisi, come si fa a esserne certi? E se fra sei mesi, come ci hanno detto gli operai, tutto tornerà come prima? Qui si stanno spendendo soldi senza essere certi che gli interventi risolveranno il problema”.