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Rai, nuovo attacco a Fabio Fazio: per Freccero è uno dei responsabili del flop di Beppe Grillo

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Nuovo attacco a Fabio Fazio. Stavolta, però, è un attacco “tra le righe”, nascosto, celato nella spiegazione che il direttore di Rai2, Carlo Freccero, ha dato per motivare il flop in termini di share (appena il 4,3 per cento) per il ritorno sulla tv pubblica di Beppe Grillo.

“Mi aspettavo di fare almeno il 5,8 per cento” spiega Freccero prima di elencare il lungo elenco dei motivi che hanno portato al risultato negativo. Ed è qui che torna nel mirino Che tempo che fa. “Colpa della programmazione sbagliata”.

Il primo handicap che avrebbe messo i bastoni tra le ruote a C’è Grillo è dato “dall’orario di partenza”: il fondatore del M5s è apparso sugli schermi alle 21.06 “ed è stato coperto fino alle 21.40 da ’Striscia la notizia’, su Canale 5”. Fattore esterno, quindi.

Ed eccoci alla “programmazione sbagliata”: C’è Grillo è terminato alle 23.35, una scelta “dettata dall’esigenza di far terminare la trasmissione in tempo per non disturbare l’inizio che Che fuori tempo che fa di Fabio Fazio su Rai1”. 

Questo il “problema vero”, secondo Freccero: “Il coordinamento dei palinsesti” che “ci danneggia sempre”. Perché nella mente di Freccero Beppe Grillo poteva (e doveva) andare avanti fino all’1 di notte. “E in questo caso avremmo fatto il 6-7 per cento di share” ma Marcello Ciannamea, direttore dei palinsesti Rai, “ragiona in maniera leninista e ha una posizione censoria nei miei confronti e pensa solo a Rai1”.

Eccolo lo sconto interno alla Rai di cui tanto si parla nei corridoi. E l’obiettivo è sempre quello: cercare il giusto pretesto per togliersi il “problema” Fabio Fazio.

Per suffragare la sua tesi, difendere Beppe Grillo e convincere Lega e Movimento 5 stelle a spingere sull’acceleratore del “cambiamento” Freccero porta il caso di Povera Patria. 

“Volevo farla il mercoledì”, spiega all’Agi, “invece è stato deciso che doveva andare in onda il venerdì per non danneggiare Vespa. Stesso discorso con uno speciale su Virginia Raffaele che volevo mandare in onda dopo Sanremo, l’11 febbraio, ma me lo impediscono per non andare contro i nuovi episodi di Montalbano”.

Tornando al flop di C’è Grillo, Freccero spiega poi che uno dei motivi del risultato negativo è anche l’intervista di Luigi Di Maio a ‘Quarta Repubblica’ su Rete4 che ha ottenuto oltre il 6,1% di Share. “Non era certo prevedibile il successo incredibile di Nicola Porro su Mediaset che ha ospitato Di Maio e che ha fatto registrare punte del 9%”. 

Questo, dimostrerebbe – secondo Freccero – “che non c’è coordinamento tra me e M5s ,altrimenti avrei chiesto a Porro di invitare Di Maio un altro giorno. Secondo me ci ha tolto 3 punti di share”.

L’ultimo handicap di C’è Grillo secondo Freccero è il boicottaggio annunciato dalle opposizioni, anche se sulla reale efficacia avanza dei dubbi: “Direi che ci ha tolto poco in termini di ascolti”. Poi aggiunge: “È stato un insuccesso ed è innegabile, ma un insuccesso in tv aiuta a essere più razionali”.

“Quando perdi non fai la vittima” aggiunge “e analizzi gli errori facendone tesoro per futuro”. In quanto alle dimissioni chieste dal membro di Vigilanza Rai Michele Anzaldi, Freccero risponde portando, ancora una volta, l’esempio di Fabio Fazio: “Non ci penso proprio anche perché, se è vero che abbiamo perso 40mila euro per C’è Grillo, non mi pare ci sia stato questo gran danno industriale… costa quanto un caffè di Fazio”.

Sul caso è intervenuto il deputato Pd Michele Anzaldi, che si è scagliato contro Freccero: “Continua a insistere di fronte all’evidenza di un indifendibile errore con il quale ha dilapidato non solo i soldi pubblici ma anche un patrimonio di ascolti e ricavi pubblicitari: con il flop di Grillo, ha buttato al vento una fascia oraria nella quale Luca e Paolo stavano iniziando a incalzare Striscia la notizia. Questa non è, come dice lui, ‘una sconfitta sulla quale riflettere’. Questo è un inemendabile disastro”.