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Perché boicottare il ritorno di Grillo in Rai è una cagata pazzesca

Opporsi significa proporre altro, mica solo mettercela tutta per abbassare il volume quando parlano quegli altri. Significa essere convincenti. Sì. E quindi se vi fa ridere guardatelo pure Beppe Grillo, e pensate quanto dovrebbe essere facile apparire più autorevole di lui agli elettori.

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Dai, davvero, non siate ridicoli. Non facciamo che oggi lo sforzo estremo dell’opposizione al governo gialloverde sia quello di fare rete per boicottare il ritorno di Beppe Grillo in tv. Dai, su, davvero, non trasformiamo la politica in un isterismo di massa che decide di non acquistare un prodotto per lanciare messaggi trasversali a un’azienda.

Beppe Grillo non è il prodotto del Movimento 5 Stelle, piuttosto il contrario, e l’eventuale zero virgola in meno di share non sarà nient’altro che un compattarsi di tutti quelli che non hanno votato il Movimento 5 Stelle e che probabilmente non hanno intenzione di votarlo. Effetto politico: zero. Effetto mediatico: una carina sequela di tweet che ci illude che essere compagni di hashtag possa evolversi in un fronte che poi abbia voglia di discutere, di organizzarsi, di smetterla con i litigi da feste di compleanno (io non vengo se non c’è quello oppure io vengo solo se posso decidere le regole del gioco).

La politica è una questione di proporzioni, di priorità, di energie veicolate nel modo giusto: provate ad andare al porto di Siracusa, sbracciarvi, e gridare agli ostaggi infreddoliti della Sea Watch che non guarderete Grillo in tivù per solidarietà nei vostri confronti, penseranno che forse converrebbe sfidare la tempesta.

Andate dalle comunità ebraiche insozzate dal tweet di Elio Lannutti che per opporvi alla bufala dei protocolli dei savi di Sion questa sera terrete spenta la televisione giocando a scopone scientifico per combattere il razzismo, vi inviteranno gentilmente ad occuparvi d’altro.

E tocca dare ragione a Freccero quando dice che tutta questa pubblicità contraria al programma su Grillo non farà altro che ricompattare l’area dei suoi seguaci, non bisogna essere sociologi o maghi della televisione per capire che in un Paese così profondamente diviso ogni gesto che può essere uno sfregio (di sfregi agli avversari si alimentano pure i social del ministro dell’inferno Salvini) ai cosiddetti nemici è un rafforzativo dell’azione che si andrà a compiere.

Così una trasmissione su un comico ingiustamente fatto fuori dalla Rai (ricordate? Raccontava che i socialisti rubavano. E i socialisti rubavano davvero) è stata trasformata in sfida politica (occupando lo spazio mediatico e oscurando ben altre nefandezze che intanto in questo preciso istante si stanno compiendo sotto gli occhi) che vedrà vincitore i grillini. E sapete perché Perché questi governano non grazie alla simpatia di Grillo o perché con un solo show hanno rintriciullito l’Italia ma perché hanno preso voti.

Sono voti tossici, disinformati? Ottimo, lasciate perdere la scelta del programma serale e impegnatevi a dimostrare la fallacia, le discordanze, le bugie. Attenzione, anche su questo sembra che si sia perso un po’ il senno: tentare di rubare voti ai grillini facendo i grillini è una cinesata: potendo scegliere comprereste la copia o l’originale? Se foste innamorati della ferocia preferireste quella di Salvini o la moderata cattiveria composta di Minniti? Se siete incazzati con il mondo e contro i poteri forti vi risulterebbe più gradito un video incazzato del Che Di Battista o un video mezzo storto di Giachetti?

Lottare nel fango con i professionisti non è una grande idea, no. E se nelle ultime elezioni è funzionata quella che l’opposizione ritiene merda non è una grande idea riproporla semplicemente un po’ travestita e meno saporita. E poi c’è la questione del fingersi morti, che vedo ha preso grande piede: “non parliamo di Salvini, non mettiamo la sua faccia, non ribattiamo alle sue sparate” e così qualcuno vorrebbe convincerci che smetterà di esistere.

Peccato che Salvini non sia il vecchietto insopportabile che ci capita di incrociare sul pianerottolo qualche mattina ma sia il ministro all’Interno nonché vicepremier e non è proprio la stessa cosa. Fare come gli opossum aspettando che passi è il modo migliore per regalargli piena libertà d’azione.

Opporsi significa proporre altro, mica solo mettercela tutta per abbassare il volume quando parlano quegli altri. Significa essere convincenti. Sì. E quindi se vi fa ridere guardatelo pure Beppe Grillo, e pensate quanto dovrebbe essere facile apparire più autorevole di lui agli elettori.