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Trivelle, Lega e M5S trovano un accordo: stop per 18 mesi e canoni aumentati 25 volte

Immagine di copertina

Trovato un accordo sulle trivellazioni in mare, punto di svolta che permette di sbloccare lo scontro tra Lega e M5S dopo le tensioni di ieri, mercoledì 23 gennaio, quando il ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva minacciato le dimissioni. A riferirlo è stato il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, Mauro Coltorti.

Il compromesso è stato raggiunto nella notte e, secondo fonti pentastellate, prevede di fermare le ricerche in mare di idrocarburi per 18 mesi e aumentare i canoni di concessione pari a 25 volte. Un cambiamento rispetto alle 35 previste in una bozza precedente di mediazione.

Fonti leghiste confermano l’accordo che non solo ha sciolto il nodo trivelle ma ha anche spianato la strada al decreto Semplificazioni. Tuttavia le stesse fonti leghiste fanno trapelare che cresce “l’irritazione” per certe posizioni dei cinque stelle e “del partito del No”. Le tensioni tra i due alleati di governo hanno lasciato un segno più netto rispetto al passato, anche perché le divergenze sul tema trivelle sono, tra M5s e Lega, molto definite. “La politica del ‘no a tutto’ non fa bene al paese”, si rimarca dal partito di Matteo Salvini.

Mercoledì 23 gennaio, Costa aveva affermato: “Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas. Le alternative ci sono. Si chiamano energie rinnovabili”.