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Cara di Castelnuovo di Porto, Rossella Muroni (Leu): “Ecco perché ho bloccato il pullman con gli ospiti del centro”

Mentre un pullman con a bordo 30 persone stava lasciando il Cara di Castelnuovo di Porto, ormai avviato alla chiusura, la deputata di Leu si è piazzata davanti al mezzo impedendogli di avanzare

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TWITTER/ROSSELLA MURONI

Cara di Castelnuovo di Porto | Rossella Muroni

La mattina di mercoledì 23 gennaio, mentre un pullman con a bordo 30 migranti stava lasciando il Cara di Castelnuovo di Porto, la deputata di Liberi e uguali (Leu) Rossella Muroni, si è piazzata davanti al mezzo impedendogli di avanzare.

“Sono una parlamentare, non mi può toccare”, ha detto Muroni agli agenti di sicurezza che provavano a farla desistere.

“Vogliamo che l’Italia resti un Paese civile”, ha spiegato. “Uno stato di diritto deve garantire la destinazione e un’accoglienza adeguata. Sui pullman che partono da Castelnuovo di Porto ci sono bambini, donne e uomini. Vogliamo sapere dove vanno e cosa troveranno al loro arrivo”.

Dopo circa un’ora, il pullman è partito, insieme ad altri mezzi che stanno svuotando il centro per portare gli ospiti in altre regioni (qui l’intervista al rappresentante della cooperativa Auxilium, che gestisce il centro).

Al termine della giornata, TPI.it ha contattato telefonicamente Rossella Muroni, per farsi raccontare le ragioni del suo gesto.

On. Muroni, si è trattato di un atto di disobbedienza civile programmato o di un gesto spontaneo?

È stato un gesto spontaneo perché in quel momento ho scoperto che nessuno aveva detto alle persone salite su quel pullman dove erano dirette. Neanche gli operatori, che pure erano stati utilizzati per far salire le persone sul pullman, avevano idea di quale sarebbe stato il destino di quelle persone.

Credo che sia un modo di procedere che non ha motivo. Ho voluto ribadire che non esiste uno stato democratico se non ci ricordiamo che ognuno ha il diritto di conoscere la sorte che lo aspetta. Quelli sono esseri umani, persone. È giusto che lo si tenga bene a mente.

Su questa vicenda si è polemizzato parlando anche di deportazioni. È un’esagerazione?

Credo che non sia giusto fare parallelismi, neanche con pagine molto brutte della storia. Penso però che i fenomeni del passato abbiano avuto un’onda lunga, è giusto intercettare quell’onda quando sta crescendo. Il livello di intolleranza e di odio che si sta raggiungendo in Italia è pericoloso per tutti.

Nessuno mette in discussione la legittimità delle decisioni prese. Io ho fortemente contestato il decreto sicurezza, ma se la decisione è chiudere un Cara voglio che comunque in questo paese venga tenuto fisso un principio di diritto, di tutela delle persone.

Penso che questo metodo non sia plausibile, un metodo fatto da una tabellina Excel che io ho visto, con numeri di donne e uomini che devono salire sul pullman senza avere informazioni. Non sarà una deportazione, ma è sicuramente una violazione dei diritti civili. E si inizia così.

Chi l’ha informata che gli ospiti non conoscevano la destinazione?

Gli operatori di Auxilium. Me l’ha confermato anche la questura, che sapeva la località ma non sapeva dirmi nulla sulle strutture di accoglienza. Mancava la presenza della prefettura.

Poi ho parlato con gli ospiti e non sapevano nulla di quello che sarebbe stato il loro futuro. Non c’è motivo per questo.

Quando ha bloccato il pullman lei ha detto all’agente che provava a fermarla: “Sono una parlamentare, non mi può toccare”. Il ruolo di parlamentare, quindi di persona che gode di immunità, acquista una valenza specifica con il suo gesto?

Tutti dovremmo ricordarci l’etimologia della parola obbedire, che non vuol dire chiudere gli occhi e fare ciò che ti viene detto. Obbedire viene dal latino ob audire, che significa ascoltare chi ti sta di fronte. Lì nessuno stava dicendo nulla su quello che stava accadendo.

Io ieri (il 22 gennaio, ndr) sono intervenuta in aula perché sono stata avvisata dal circolo locale di Legambiente (fino a pochi mesi fa ero presidente nazionale di Legambiente), poi ho sentito il sindaco di Castelnuovo di Porto, che mi spiegava di aver saputo casualmente di questa decisione. Penso che questo metodo non sia accettabile. Ero lì e ho fatto quello che ho ritenuto giusto fare. Spero che tanti altri provino a utilizzare il ruolo di parlamentare, che ci protegge ma ci ricorda anche che abbiamo il dovere di agire, testimoniare, rappresentare. In quel momento mi sono sentita di rappresentare i bisogni e le paure delle persone che venivano fatte salire sui pullman.

Il pullman poi è partito lo stesso, me lo conferma?

Sì, era quello diretto a Montemarciano, in provincia di Ancona. C’erano 30 persone a bordo. Dopo ne sono partiti altri due, diretti a Campobasso e a Teramo. Questa cosa ci ha consentito di attivare la rete delle associazioni per capire quali fossero le strutture di accoglienza e comprendere il futuro delle persone che erano state fatte salire.

C’è anche la questione delle richieste di asilo, che vengono esaminate dalla Commissione territoriale. Trovandosi in altre regioni queste persone potrebbero avere più difficoltà.

Su questo stiamo lavorando con le associazioni A Buon diritto e LasciateCIEntrare, perché si tratta di fornire assistenza legale. Queste sono persone che hanno avviato pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato, portarle in un’altra regione vuol dire metterle in difficoltà per seguire queste pratiche.

Si tratta banalmente di comunicare all’avvocato che segue il loro caso dove può trovarli. I diritti civili.

Ci saranno anche altre chiusure secondo quanto dichiarato dal ministro Salvini.

Per questo è necessario stabilire un metodo trasparente, corretto, di tutela e accompagnamento della vita di queste persone.

Pensa che la decisione di chiudere i Cara sia una diretta conseguenza del decreto sicurezza?

Circa un centinaio di persone che stavano lì dentro avevano ottenuto il riconoscimento dello status di protezione umanitaria, che il decreto Salvini ha molto ristretto. Posso anche essere d’accordo quindi che strutture così grandi non siano più sostenibili. Ma mi risulta incomprensibile come si possano contemporaneamente svuotare le grandi strutture e poi mettere in discussione il sistema degli Sprar, l’assistenza diffusa gestita dai comuni che rappresenta una buona pratica italiana. Come si può smontare l’una e l’altra parte senza dichiarare qual è il piano alternativo di accoglienza per queste persone?

Non basta una conferenza stampa in cui Salvini dice che lui fa il “buon padre di famiglia”. Lui deve fare il ministro e garantire in questo paese i diritti di queste persone.

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