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Chiude il Cara di Castelnuovo di Porto: i richiedenti asilo finiscono per strada, oggi altri 75 trasferimenti

Nella struttura al momento sono presenti 150 immigrati titolari di protezione umanitaria

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Cara di Castelnuovo di Porto. Credit: Ansa

Solo 48 ore di preavviso, poi la struttura sarà chiusa. Questo il tempo concesso ai richiedenti asilo ospitati al Cara di Castelnuovo di Porto il secondo più grande d’Italia dopo quello di Mineo, prima di essere distribuiti nelle strutture presenti in altre regioni

Nel Cara di Castelnuovo di Porto, a nord di Roma, al momento sono presenti 150 immigrati titolari di protezione umanitaria destinati però a perdere il diritto alla prima accoglienza a causa del decreto sicurezza (qui l’intervista al rappresentante della cooperativa Auxilium, che gestisce il centro).

Una volta ricevuta la notizia della chiusura del Cara, molti richiedenti asilo hanno deciso di prendere le loro cose e lasciare la struttura: alcuni hanno cercato di raggiungere Roma, mentre altri sono stati divisi e preparati per essere trasferiti in altre strutture di accoglienza.

Nella mattina del 22 gennaio sono stati portati via da Castelnuovo di Porto i primi 30 migranti, mentre un secondo gruppo formato da 75 richiedenti asilo deve essere trasferito nella giornata di oggi.

Prima di ricevere il preavviso nessuno nella struttura aveva idea che il Cara sarebbe stato smantellato: la struttura dovrà chiudere entro il 31 gennaio.

La notizia dello sgombero del Cara è stata criticata dal sindaco di Castelnuovo, che vedeva la presenza dei richiedenti asilo nel Cara come un’esperienze positiva di integrazione nel territorio: molti dei richiedenti asilo dovranno interrompere i percorsi già avviati di studio e lavoro.

“Quanto è accaduto questa mattina al centro per gli immigrati di Castelnuovo di Porto a nord di Roma non è degno di una nazione civile”, è stato il commento del deputato romano del Pd Roberto Morassut.

“Una delle strutture più importanti per l’accoglienza degli immigrati è stata sgomberata senza adeguato preavviso. Nessuno è stato avvertito per tempo, nemmeno il Comune: un vero e proprio blitz. Adesso nessuno sa dove finiranno le 320 persone sgomberate e la loro sicurezza e quella dei cittadini sono a rischio”.

“Modalità da lager nazista”, ha poi proseguito Morassut.

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