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Amazon distrugge i prodotti che non vende: polemica in Francia

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Credit: GUILLAUME SOUVANT / AFP

Amazon distrugge la gran parte dei prodotti che restano invenduti nei suoi magazzini. Lo ha scoperto un’inchiesta giornalistica del programma tv francese Capital, in onda sul canale M6.

Un giornalista si è fatto assumere in incognito come lavoratore in uno dei cinque centri di spedizione Amazon presenti in Francia e, munito di telecamera nascosta, ha documentato come quella di buttare via gli oggetti invenduti sia ormai una pratica consolidata.

Come riportato sempre da Capital, secondo una stima del Cgt, uno dei principali sindacati francesi, nel 2018 Amazon potrebbe aver mandato al macero qualcosa come 3,2 milioni di prodotti, solo in Francia.

Il servizio ha suscitato non poche polemiche in Francia, tanto che Brune Poirson, segretaria di Stato al ministero per la Transizione ecologica, si è detta “scioccata” e ha annunciato iniziative per limitare questa pratica.

Il tema non riguarda solo quanto sia immorale lo spreco di prodotti ancora incartati, ma apre nuovi interrogativi sul ruolo sempre più vicino al monopolio che Amazon riveste nel settore dell’e-commerce.

L’inchiesta di Capital è partita da alcune segnalazioni anonime: “Amazon distrugge pacchi ancora nuovi”. Il programma d’approfondimento ha contattato l’azienda per avere un riscontro in merito, ma il colosso fondato da Jeff Bezos rifiutato di rispondere. A quel punto, un giornalista del team si è fatto assumere in incognito come lavoratore nel magazzino di Chalon-sur-Saone, in Borgogna, il più piccolo dei cinque presenti sul territorio francese.

Durante la sua esperienza da infiltrato il reporter ha documentato ciò avviene dentro i magazzini di Amazon.

Per mantenere stretti tempi di consegna il gigante dell’e-commerce raccoglie nei suoi depositi un alto numero di prodotti, acquistati da rivenditori terzi.

Quando i prodotti restano invenduti per un po’, il rivenditore terzo ha tre possibilità: chiedere ad Amazon la restituzione del prodotto, lasciarlo in deposito alla multinazionale statunitense oppure autorizzare la distruzione del pacco.

Il problema è che spesso il commerciante non ha grandi margini di scelta. Farsi rispedire indietro il bene costa molto (in molti casi i rivenditori sono cinesi) e tenere il pacco nella mani di Amazon costa ancora di più: come rivelato dall’inchiesta di Capital, infatti, la tariffa per il deposito di un prodotto ammonta nella prima fase a 26 euro al metro quadro, dopo sei mesi lievita a 500 euro e dopo un anno a mille euro.

In questo modo, la stragrande maggioranza dei rivenditori chiede ad Amazon di procedere alla distruzione del bene, con il colosso di Bezos che oltretutto figura formalmente come mero esecutore materiale di una volontà altrui.

Solo nel magazzino di Chalon-sur-Saone, in tre mesi sono stati buttati circa 300mila prodotti invenduti, tra cui libri, giocattoli, pannolini e televisori.

Il metodo Amazon, basato sulla “ottimizzazione fiscale e la brutalità, “alimenta la sovraproduzione” e conduce le altre aziende del settore alla bancarotta, ha osservato uno dei giornalisti di Capital che hanno condotto l’inchiesta.

Il servizio, come detto, ha scosso anche la politica. La segretaria di Stato Brune Poirson ha assicurato che nei prossimi mesi sarà emanata una legge  che proibirà questo tipo di pratica: “Le aziende come Amazon non saranno più in grado di scartare i prodotti che sono ancora consumabili”, ha detto Poirson.