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Vittorio Feltri: “Le prove della colpevolezza di Cesare Battisti non mi convincono appieno”

Il giornalista ha parlato del caso in un articolo apparso sul suo giornale "Libero"

Immagine di copertina
Vittorio Feltri e Cesare Battisti

Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, si è “schierato” dalla parte di Cesare Battisti, il terrorista arrestato in Bolivia e arrivato in Italia il 14 gennaio 2019. In un articolo apparso il 16 gennaio sulla testata, rivolto ad Alessandro Cantoni, il giornalista ha scritto: “Non sono sicuro che i processi contro il combattente filosovietico si siano svolti correttamente. Le prove della sua colpevolezza non mi convincono appieno. D’altronde a quasi quaranta anni dai fatti criminosi è difficile fare accertamenti, senza contare che le sentenze in giudicato, quindi inappellabili, non si possono contestare”.

Feltri ha poi aggiunto: “Che senso ha tanto can-can per la cattura d’un condannato a quattro ergastoli e latitante cronico, per lungo tempo beffatosi dello Stato Italiano? Fanno più scandalo una giustizia e gli apparati di sicurezza incapaci di riportarlo subito in patria”.

“Negli anni Settanta lavoravo al Corriere della Sera e ti garantisco che la redazione era a maggioranza marxista e simpatizzava per i pistoleros alla moda. Chi non indossava l’eskimo, ce lo aveva intorno al cervello. Non c’era verso di far ragionare certa gente che, quando il mio collega Walter Tobagi fu assassinato dai banditi leninisti, sorrisero compiaciuti. Ne fui testimone oculare”, ha continuato il direttore di Libero.

Il giornalista, poi, ha commentato la reazione dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Salvini e Alfonso Bonafede, sul caso Battisti. “Se è vero che Battisti è un criminale ovvio che debba scontare la pena inflittagli, però organizzare una specie di sagra a Ciampino per festeggiare il suo rientro in Italia in veste di detenuto mi sembra di cattivo gusto”.

Feltri, inoltre, non ha condiviso la scelta della pena inflitta al terrorista. “Dovrà subire un supplemento assurdo di castigo dal sapore medievale: l’isolamento diurno. Il che significa che Cesare non avrà facoltà di parlare con nessuno durante il giorno, chiuso in una cella nella più totale solitudine. Di notte invece, quando la comunità carceraria presumibilmente dorme, il divieto di colloquio non ci sarà. Ma che razza di punizione è? Manca solo, per completare l’opera, che ogni mattina a Battisti siano rifilati due calci in bocca. Una barbarie. Qualcosa di ripugnante che andrebbe immediatamente abolita”.

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