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Cesare Battisti sconterà l’ergastolo grazie a un escamotage trovato da Italia e Brasile

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Nel corso della conferenza stampa per fare il punto sull’arresto, l’estradizione e la detenzione di Cesare Battisti [qui gli ultimi aggiornamenti], il premier Giuseppe Conte ha confermato quella che fino a poco fa era solo un’indiscrezione.

I governi di Roma e Brasilia hanno, di comune accordo, deciso di non far transitare Cesare Battisti dal Brasile dopo il suo arresto in Bolivia.

Il motivo è semplice: “L’Italia non ha con il governo boliviano nessun vincolo per il limite della pena”, quindi Wpotrà restare in carcere fino alla morte”. In Brasile, infatti, l’ergastolo è considerato contro la costituzione e lesivo dei diritti dell’uomo.

Se Cesare Battisti fosse transitato da Brasilia, anche solo per uno scalo in aeroporto, sarebbe stato il Brasile a dovere notificare l’estradizione al latitante. E qui si sarebbe aperto un lungo contenzioso con i suoi legali, che avrebbero ovviamente imputato l’ordinanza adducendo proprio il vincolo per il limite della pena, difforme tra i due ordinamenti.

Inoltre passando direttamente dalla Bolivia all’Italia Cesare Battisti non ha potuto contare su alcun tipo di assistenza da parte dei suoi legali, che hanno giurisdizione solo in Brasile.

Un vero e proprio escamotage che il premier Conte ha rivendicato al cospetto dei ministri Matteo Salvini (Interno) e Alfonso Bonafede (Giustizia), ringraziando per la collaborazione sia il presidente brasiliano Jair Bolsonaro che il governo boliviano.

Questo è un risultato “che dovevamo e dedichiamo ai familiare delle vittime degli omicidi messi compiuti da Cesare Battisti” che ora “sconterà l’intera pena in un carcere italiano”.

Cesare Battisti in carcere, cosa accadrà ora

Cesare Battisti sconterà quindi l’ergastolo nel carcere di Oristano. Sarà un ergastolo ostativo, pena che si applica a soggetti accusati di reati di particolare gravità, come quelli di mafia o terrorismo, ed è destinata a coincidere, nella sua durata, con l’intera vita del condannato. Per questo sui certificati carcerari di questi condannati si legge la scritta “fine pena mai”.