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Tav, Salvini avverte: “Se non c’è accordo politico si va al referendum”

Il leader della Lega ha avvertito l'alleato di governo Di Maio che in caso di mancato accordo sul progetto la parola deve passare ai cittadini

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Sulla realizzazione della Tav Torino-Lione “se non c’é una sintesi all’interno del governo decidono gli italiani come è giusto che sia”. Queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che da Milano rinnova l’idea di un referendum per decidere sulla realizzazione dell’Alta velocità.

“Nel contratto di governo ci sono i referendum propositivi come in Svizzera, giustamente, quindi se sulla Tav non c’è un accordo politico la parola passa agli italiani. Ho ben chiaro in testa che voterei a favore dello sviluppo e della crescita”.

“È sempre un buon segno quando gli italiani partecipano e manifestano civilmente. Non come i centri sociali che sfasciano e aggrediscono, quindi dobbiamo tenerne conto. Io penso che l’Italia abbia bisogno di andare avanti, di viaggiare di più e più velocemente”.

Il ministro dell’Interno si schiera così a favore dei Pro Tav, che il 12 gennaio 2019 hanno manifestato per le strade di Torino. Tra i presenti anche diversi esponenti della Lega.

L’idea di un referendum non era stata del tutto accantonata dall’alleato di governo, Di Maio, che ne giorni scorsi aveva dichiarato: “Se chiedessero un referendum con un governo che si basa sulla partecipazione diretta, sulla democrazia e sull’ascolto dei cittadini, nessuno vorrebbe e potrebbe fermare la richiesta di referendum ovviamente”.

Più freddo invece il commento del leader 5 Stelle alla partecipazione della Lega alla manifestazione Pro Tav: “Non mi scandalizzo per il fatto che si vada in piazza a dire che si era per il Sì alla Tav”.

Il referendum – A favore del referendum anche il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che dalla manifestazione di Torni ha annunciato: “Se Toninelli mantiene le proprie promesse e consegna costi benefici entro gennaio il consiglio regionale ha tutto il tempo per indire il referendum, in base alla norma che anche in Piemonte prevede la consultazione popolare”.

“Ogni Regione può convocare una consultazione nel proprio territorio, ad altre regioni vorranno farla e convocarla nel giorno in cui la indirà il Piemonte sarebbe un bel segnale”, ha affermato il presidente, che può già contare sull’appoggio di Veneto e Lombardia, governate dalla Lega per un referendum.