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“Niente prigionieri politici e collaborazione con Israele”: l’intervista di al Sisi alla CBS che l’Egitto vuole cancellare

Al Sisi ha negato che ci siano detenuti politici in Egitto e ha anche ammesso che il suo governo collabora attivamente con Israele

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Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Credit: AFP

Il governo dell’Egitto ha chiesto all’emittente statunitense CBS di non trasmettere un’intervista rilasciata dal presidente Abdel Fattah el-Sisi al programma”60 minuts“.

Secondo quanto riferito dalla CBS stessa, le affermazioni del presidente mettono in difficoltà il governo vista la loro portata: “Non sono notizie il tipo di notizie che il governo vuole che siano trasmesse”.

“Il team di ‘60 minuts‘ è stato contattato dall’ambasciatore egiziano, che ha detto che l’intervista non poteva essere trasmessa”, ha comunicato il network, che ha comunque fatto sapere che la puntata andrà in onda domenica 7 gennaio 2019. 

Intervistato da Scott Pelley, al Sisi ha negato che ci siano detenuti politici in Egitto e ha anche ammesso che il suo governo collabora attivamente con Israele. 

I rapporti con Israele

“Abbiamo una grande cooperazione in una vasta gamma di settori con gli israeliani”, ha detto il presidente al Sisi nella contestata intervista rilasciata al programma statunitense ‘60 minuts‘.

Il capo di Stato egiziano ha quindi ammesso che Israele sta aiutando il suo esercito nella operazioni di repressione dell’insurrezione ancora attiva nella penisola del Sinai, al confine tra i due Stati.

Nell’area sono anche presenti i miliziani dell’Isis e da febbraio del 2018 l’esercito egiziano è impegnato in una importante campagna militare che mira ad eliminare dalla penisola jihadisti e oppositori del regime di al Sisi.

La collaborazione tra Egitto e Israele, confermata dallo stesso presidente egiziano, era già stata svelata dal New York Times, che aveva evidenziato la complicità di Israele in oltre 100 attacchi aerei condotti in Sinai e che Il Cairo aveva sempre negato.

I prigionieri politici

Il presidente al Sisi ha anche negato che in Egitto ci siano 60mila prigionieri politici, come denunciato invece da Human Rights Watch.

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“Non so dove HRW abbia preso questa cifra”, ha detto al Sisi rispondendo alle domande del giornalista della CBS. “Ogni volta che c’è una minoranza che cerca di promuovere un’ideologia estremista, siamo tenuti a intervenire, indipendentemente dal gruppo a quale appartiene”.

“Non non imprigioniamo le persone per le loro opinioni”, ha continuato il presidente. “Siamo cercando di combattere gli estremisti che cercano di imporre la loro ideologia sulle persone”.

Di diverso parere le associazioni in difesa dei diritti umani attive in Egitto, secondo cui negli ultimi anni il governo ha messo in campo politiche sempre più repressive contro i propri cittadini, colpendo in particolare la libertà di espressione.

“I servizi di sicurezza sono stati spietati nel reprimere qualsiasi spazio politico, sociale o persino culturale indipendente”, ha dichiarato la Direttrice per il Nord Africa di Amnesty International, Najia Bounaim.

“Queste misure, più estreme di quanto visto nel governo dell’ex presidente Mubarak, hanno trasformato l’Egitto in una prigione a cielo aperto per chiunque osi criticare il potere”.