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“Vi spiego il legame tra il terremoto a Catania e l’eruzione dell’Etna”: parla l’esperto Ingv

Le scosse nel catanese hanno provocato 600 sfollati e 28 feriti. L'intervista a Mario Mattia, primo tecnologo dell'Ingv di Catania, che spiega cosa è accaduto

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Credit: GIOVANNI ISOLINO / AFP

Eruzione Etna e terremoto a Catania | La notte tra il 25 e il 26 dicembre la terra ha tremato in provincia di Catania.

La scossa più forte, quella di magnitudo 4.8 registrata alle 3.19 del mattino, ha provocato il crollo di alcuni edifici. Ventotto persone sono rimaste ferite, mentre gli sfollati sono circa 600, in sei paesi etnei coinvolti.

Il terremoto ha seguito l’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre. Ma che legame c’è tra l’eruzione e le scosse che hanno colpito Catania? Ne abbiamo parlato con Mario Mattia, primo tecnologo dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Catania.

> QUI LE FOTO DELL’ERUZIONE DELL’ETNA NELLA VIGILIA DI NATALE

Le recenti scosse di terremoto a Catania sono legate all’attività dell’Etna?

I terremoti sono legati alla fratturazione rigida delle rocce. Sono le faglie, ovvero lineazioni della crosta sulle quali si accumulano tensioni che vengono violentemente rilasciate, a causare i terremoti.

Tuttavia, durante l’intrusione di una “lama” di lava (quello che è successo il 24 dicembre) vengono prodotti terremoti legati proprio alla violenta e veloce risalita del magma.

Che tipo di attività vulcanica è in corso?

Come dicevo si tratta di una “lama” spessa circa 3 metri che si è infilata nel corpo del vulcano ed ha dato luogo ad una veloce e abbondante eruzione lungo una fessure posta alla base del cratere di sud est.

C’è una faglia particolarmente interessata?

Il terremoto del 26 è stato originato da una faglia ben nota, la cosiddetta “Fiandaca”. Questa faglia è stata certamente eccitata dall’intrusione lavica.

È un po’ come se qualcuno cercasse di entrare in autobus affollato. Per fargli posto tutti dovrebbero spostarsi. Queste deformazioni hanno caricato la faglia. Ma anche tante altre lo hanno fatto, anche se hanno dato luogo a terremoti meno forti.

Ci sono stati dei precedenti simili nella zona?

Si, molti. Su due piedi ricordo un precedente simile nel 1919, ma per certi versi anche il terremoto del 1984.

Quali rischi pensate che ci siano per la popolazione? Cosa si può fare per prevenirli?

Il versante orientale dell’Etna viene periodicamente colpito da terremoti di media magnitudo. Valgono i principi di precauzione noti per tutte le aree ad alta pericolosità sismica, ovvero la qualità e l’organizzazione del costruito.

È possibile o probabile che ci siano altre scosse di forte intensità?

Nessuno può escluderlo come nessuno può confermarlo. Continuiamo a seguire soprattutto l’andamento delle deformazioni del suolo, spia tangibile delle “spinte” cui sono soggette le faglie dell’Etna.

I cittadini hanno denunciato che il giorno di Natale non c’è stata alcuna allerta. Come mai? Pensi che si dovesse agire diversamente?

Dare allarmi di qualunque tipo, nel caso di terremoti, è qualcosa di impossibile. Vero è però che la popolazione va adeguatamente informata e resa partecipe dell’evoluzione dei fenomeni.

Che tipo di attività ha svolto l’Ingv a Catania in questi giorni? In che condizioni avete lavorato?

Non è la prima volta che seguiamo attività come questa. Qualche difficoltà in più per il periodo natalizio, ma direi che ce la stiamo cavando bene. Ogni giorno la nostra sala operativa colleziona i dati delle reti di monitoraggio e gli specialisti preparano rapporti per le autorità. Ci si incontra e ci si confronta e si parla ovviamente dei possibili scenari.

Quando ritenete che possa essere sicuro per le persone evacuate tornare nelle proprie case?

Domanda difficile. Se la casa ha subito lesioni è probabile che sia dichiarata inagibile, ma ci sono i tecnici della protezione civile che fanno queste valutazioni.

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