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Primarie PD 2019: la data, i candidati e le posizioni interne

Il 3 marzo 2019 si terranno le primarie partito, 6 le candidature arrivate finora. C'è tempo fino al 12 dicembre

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Credit: Giuseppe Ciccia/NurPhoto/Afp

Il 3 marzo 2019 si terranno le primarie del Partito Democratico, mentre il 2 febbraio 2018 si terrà la convention nazionale.

Al momento ci sono 8 candidati, di cui 4 in coppia: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina insieme a Matteo Richetti, Francesco Boccia, Dario Corallo, Maria Saladino e il ticket Anna Ascani-Roberto Giachetti. Il 12 dicembre sono state presentate le firme per ufficializzare le candidature.

Il 6 dicembre Marco Minniti ha deciso di ritirare la sua candidatura, dopo che già il 27 novembre Matteo Richetti aveva fatto un passo indietro, annunciando che sosterrà Maurizio Martina. “Sosterremo la candidatura di Maurizio alla segreteria in una corsa comune, a cui contribuiremo con la nostra presenza, i nostri comitati, le nostre idee, alla campagna congressuale”.

Il 12 dicembre anche l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano si è ritirato, annunciando il suo endorsement a Nicola Zingaretti.

Ma chi sono i candidati?

Qui tutto quello che c’è da sapere:

Primarie PD 2019 | I candidati

Nicola Zingaretti

Il primo ad essersi candidato alle prossime primarie 2019 è stato il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha lanciato la sua candidatura a settembre 2018.

“Dobbiamo avviare una ricollocazione politica e sociale della sinistra, riacquistando la capacità di stare dentro alla società e scommettendo su un grande movimento popolare unitario”, aveva detto il governatore lanciando la sua candidatura.

“Per un congresso diverso, aperto e partecipato, la prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda start up, una studentessa ed un professore di liceo”.

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Maurizio Martina e Matteo Richetti

Il segretario uscente Maurizio Martina ha annunciato la sua candidatura alle primarie del Partito democratico.

“Mi candido e ci candidiamo al plurale, con l’idea di portare al Pd una squadra di uomini e donne che hanno voglia di lavorare insieme e pensare al futuro dell’Italia, investendo sulla partecipazione”, ha detto il segretario uscente nel circolo di San Lorenzo a Roma, dicendo che la sua sarà una candidatura comune con Matteo Richetti

“La nostra sarà una candidatura di squadra perché non riesco a pensare a questa sfida al di fuori del noi. L’io ci ha fatto male, il noi è il futuro”, ha detto Richetti, ritirando la sua corsa in solitaria. “Sosterremo la candidatura di Maurizio alla segreteria in una corsa comune, a cui contribuiremo con la nostra presenza, i nostri comitati, le nostre idee, alla campagna congressuale”.

Dario Corallo

Si tratta del più giovane dei candidati. Classe 1987, è nato e cresciuto a Roma.È laureato in Filosofia alla Sapienza e nel 2008 è diventato il portavoce dei Giovani Democratici. In occasione delle elezioni europee del 2014, ha coordinato la campagna elettorale a Roma e nel Lazio. Sempre nel 2014 è diventato capo ufficio stampa dei Giovani Democratici, incarico che continua a ricoprire.

Pronto a sfidare, come Renzi nel 2012, i nomi grossi della dirigenza, dice di non essere affatto lusingato dalla presunta somiglianza con l’ex segretario: “Quando Renzi si candidò alle primarie nel 2012, era sì un giovane che stava sfidando Bersani, ma aveva dietro la fondazione Open e chi finanziava la sua campagna. Io viaggio da solo”.

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Maria Saladino

Maria Saladino ha annunciato la propria candidatura alle primarie per la segreteria del Partito democratico. Si tratta della prima candidata donna degli ultimi undici anni: l’ultima a proporsi fu Rosy Bindi.

Nata a Castrovillari, in provincia di Cosenza, Saladino ha 36 anni e si è avvicinata al partito nel 2014, quando era segretario Matteo Renzi. Alle europee del 204 si candidò e ottenne 26mila preferenze, ma non riuscì a essere eletta.

Campagna regione lazio

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Roberto Giachetti e Anna Ascani

I renziani del Pd hanno uno loro candidato, anzi due loro candidati. Si tratta di Anna Ascani e Roberto Giachetti, che hanno annunciato una candidatura congiunta, per dare rappresentanza a coloro che hanno condiviso il progetto politico di Matteo Renzi.

La loro candidatura dipende dalla riuscita della raccolta delle firme tra gli iscritti. Sarà una candidatura paritaria. L’ala renziana aveva inizialmente designato Marco Minniti, l’ex ministro dell’Interno, che però a una settimana dal termine della presentazione delle firme, si era ritirato. I ben informati sostengono che non avesse l’appoggio di Matteo Renzi.

L’ala che fa capo all’ex segretario si è però spaccata, e la maggiorana aveva deciso di appoggiare Maurizio Martina. Successivamente Ascani e Giachetti hanno voluto avanzare una candidatura di minoranza, per rappresentare coloro che non si identificavano in Martina.

Anna Ascani ha 31 anni ed è deputata dal 2013. Si tratta di uno dei membri giovani del partito più in vista.

Roberto Giachetti  ha 57 anni, è romano e ricopre il mandato di deputato dal 2001. La sua carriera politica è iniziata nel partito Radicale. È stato vicepresidente della Camera nella scorsa legislatura. Nel 2016 ha sfidato Virginia Raggi al ballottaggio per le elezioni comunali di Roma.

Francesco Boccia

Boccia ha annunciato la sua candidatura con una intervista pubblicata lunedì 8 ottobre 2018 sul Corriere della Sera.

Il Pd, “con qualche selfie di troppo, è riuscito a passare per il partito che era vicino ai potenti, alle banche, agli industriali, alle grandi organizzazioni”, ha osservato. “Io non sarò un nuovo segretario, sarò al limite un segretario nuovo. Non sono il candidato di nessuno”.

Boccia, legato sentimentalmente a Nunzia De Girolamo, ex parlamentare di Forza Italia, ha espresso nel recente passato posizioni molto critiche nei confronti dei vertici del Pd, auspicando l’apertura di un dialogo con il Movimento Cinque Stelle.

“Non è uno scandalo dialogare su alcune misure”, ha sottolineato. “Il Pd deve avere l’umiltà di dire ‘tornate a casa’ ai tanti elettori che si sentivano traditi e hanno votato per loro: al Sud è stato un plebiscito. Ma adesso che i Cinque Stelle al governo si sono messi nelle mani della destra di Salvini, la protezione e il futuro sono a rischio”.

Boccia ha indicato nella questione meridionale la “priorità assoluta”.

Il deputato ha poi ribadito la sua vicinanza umana e politica al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che nel 2017 fu vicino a lasciare il Pd per contrasti con l’allora segretario Matteo Renzi.

Boccia, nato a Bisceglie, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, in passato partecipò a due elezioni primarie per la candidatura per la presidenza della Regione Puglia, ma in entrambe le occasioni fu sconfitto da Nichi Vendola.

Nell’intervista al Corriere, Boccia ha spiegato quali sono, a suo avviso, le cause della crisi della sinistra: “Una gravissima responsabilità ce l’ha la nostra generazione. Pensavamo di spiegare a chi c’era prima come andava il mondo e invece abbiamo portato il Pd al 18 per cento, la dissoluzione del centrosinistra”, ha osservato.

Colpa di Renzi? “La rottamazione ha fallito clamorosamente, è stato un disastro culturale e politico”.

Secondo Boccia, il Pd deve ripartire “dai mercati rionali”. “Il Sud è la priorità assoluta e non si interviene con oboli e sussidi”, ha aggiunto.

Gli altri nomi

Matteo Renzi

In un’intervista al programma di Rete4, Stasera Italia, l’ex segretario del Pd ha dichiarato di non avere intenzione di ricandidarsi per le prossime primarie del partito Democratico.

“Ho già dato due volte. Non parteciperò alle primarie”, ha affermato l’ex premier.

L’ex segretario del Pd ha anche spiegato che non avrebbe appoggiato Zingaretti e che sicuramente ci saranno altri candidati in grado di rappresentare la sua idea di Pd in occasione delle primarie.

Marco Minniti

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti si era candidato alla segreteria del Partito Democratico, ma il 6 dicembre ha deciso di ritirarsi.

“Quando ho dato la mia disponibilità alla candidatura, la mia scelta posava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista”, ha spiegato l’ex ministro in un’intervista a Repubblica del 6 dicembre 2018.

“Si è semplicemente appalesato il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento. E allora arrivare così al congresso dopo uno anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle Europee, sarebbe un disastro”, ha affermato Minniti.

“Lo faccio solo per il Pd. So che c’è il rischio di deludere chi ha deciso di concedermi un affidamento. Ma ci sono momenti in cui bisogna assumersi delle responsabilità personali. Per troppo tempo il partito si è adagiato su uno specchio deformato in cui ci si chiedeva ‘che faccio io?’ Un eccesso di personalizzazione. Ma il destino di un partito non può essere legato alle singole persone”.

Cesare Damiano

Il 12 dicembre 2018 Damiano si è ritirato dalla corsa alle primarie Pd. È stato ministro del lavoro del secondo governo Prodi nel 2006. Ha 70 anni, ed è un ex sindacalista, Dopo la maturità ha lavorato come impiegato in una società di Torino.

Nel 1970 si iscrisse alla Fiom-CGIL di cui fu rappresentante aziendale, responsabile del lavoro tra gli impiegati e funzionario (dal 1974); nel 1976 entrò nella segreteria della Fiom-CGIL di Torino e dal 1980 al 1989 fu segretario generale della stessa organizzazione in Piemonte.

Primarie PD 2019 | I sondaggi

Chi vincerà le primarie? Chi ha più chance di diventare il nuovo segretario del Partito democratico?

A questo link tutti i sondaggi aggiornati in tempo reale sulle preferenze dei candidati alle primarie 2019 Pd.

Primarie Pd 3 marzo | Come e quando si vota

Il 3 marzo 2019 si tengono le primarie del Partito democratico: la Direzione nazionale del Pd ha approvato il regolamento del congresso con 4 astenuti e nessun voto contrario.

La prima fase dell’iter che porta al Congresso è la costituzione delle Commissioni congressuali provinciali e Regionali, entro il 4 dicembre. Entro il 12 dicembre poi occorre presentare le candidature corredate dalle firme di almeno 1.500 iscritti di cinque regioni appartenenti ad almeno tre circoscrizioni elettorali per il Parlamento europeo.

Le riunioni dei circoli per il voto dei soli iscritti al partito si svolgono dal 7 al 23 gennaio 2019.

Il 2 febbraio poi verrà ufficializzato il risultato del voto degli iscritti e i 3 candidati più votati parteciperanno alle primarie del 3 marzo.

Dopo questa data, nelle settimane successive ciascuno dei tre candidati dovrà presentare una o più liste a suo sostegno in ciascuna provincia, dalle quali usciranno i 1.000 eletti all’Assemblea nazionale, il massimo organo del partito.

Primarie Pd 3 marzo | Come si vota

Per votare il 3 marzo occorre presentarsi al proprio seggio con un documento di identità e con la tessera elettorale. Le elezioni si svolgono il 3 marzo dalle 8:00 alle 20:00.

Il 17 marzo si svolgerà l’Assemblea nazionale. Qui verrà proclamato segretario il candidato che ha ottenuto almeno il 50 per cento + 1 dei voti. Se nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta, in sede di Assemblea si tiene un ballottaggio tra i due candidati più votati.

Per iscriversi al Pd e avere la tessera del partito è possibile farlo on line da lunedì 3 dicembre alle 12:00 del 21 dicembre.