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Procedura di infrazione per deficit eccessivo: cosa rischia l’Italia dopo la bocciatura Ue della manovra

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La Commissione europea ha bocciato il 21 novembre 2018 la legge di bilancio italiana, presentata senza modifiche all’Ue nonostante una prima bocciatura. Qui abbiamo riassunto tutte le tappe che hanno portato alla bocciatura. È successo ciò che tutti, governo in primis, si aspettavano.

La Commissione aveva già spiegato che la manovra del governo configurava una “inadempienza particolare grave rispetto alle regole Ue”, secondo quanto affermato dal vicepresidente responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis. “Per la prima volta al Commissione è obbligata a richiedere a un paese dell’area euro di rivedere il suo documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternativa”.

L’Ue ha annunciato l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

Ma cosa succede adesso? Quali sono le prossime tappe?

La procedura di infrazione potrà essere aperta solo nella primavera del 2019, quando l’Ue chiederebbe il rientro dal disavanzo eccessivo, specificando anche dei precisi paletti temporali da rispettare.

Il processo quindi potrebbe durare un paio di anni per concludersi con sanzioni in caso di mancato rientro del disavanzo eccessivo.

Procedura di infrazione per deficit eccessivo: in cosa consiste?

Dopo la prima bocciatura, il governo ha avuto 3 settimane di tempo per inviare un nuovo documento programmatico di bilancio sulla base delle regole europee e che ha ricevuto nuovamente il parere della Commissione il 21 novembre.

Le norme comunitarie stabiliscono che la Commissione debba presentare una propria opinione sui singoli bilanci nazionali entro la fine di novembre, motivo per cui era stata organizzata una riunione proprio per il 21 novembre.

Il governo ha deciso di non apportare alcuna modifica, pertanto l’Ue ha proceduto con l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

La procedura di infrazione però potrebbe essere aperta solo nella primavera del 2019, quando l’Ue chiederà ufficialmente il rientro dal disavanzo eccessivo, specificando anche dei precisi paletti temporali da rispettare.

Il processo quindi potrebbe durare un paio di anni per poi concludersi con sanzioni in caso di mancato rientro del disavanzo eccessivo.

Si tratta di una procedura regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La procedura rientra nel patto di stabilità e crescita (PSC), un insieme di regole che governano il coordinamento delle politiche fiscali dei paesi dell’UE, il cui obiettivo è salvaguardare una finanza pubblica solida.

Il patto ha due “braccia”. Il braccio preventivo assicura che la politica fiscale dei paesi dell’UE sia condotta in modo sostenibile. Il braccio correttivo stabilisce quali azioni devono intraprendere i paesi nel caso in cui il loro debito pubblico o disavanzo di bilancio venga considerato eccessivo.

Secondo l’articolo 126, i paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri:

  • il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL)
  • il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60 per cento del PIL

Se i criteri non sono soddisfatti, il Consiglio avvia una procedura di infrazione in base alle raccomandazioni della Commissione.

La procedura richiede al paese in questione di fornire un piano di azione correttivo e politiche corrispondenti, nonché le scadenze per l’implementazione delle stesse. I paesi della zona euro che non danno seguito alle raccomandazioni potranno essere multati.

Che cosa sono il debito pubblico e il rapporto deficit/Pil

Rapporto deficit/Pil – È il rapporto tra il deficit, ovvero la differenza annuale tra entrate e spesa dello Stato, e ricchezza prodotta, ossia il Pil.

Uno dei parametri introdotti dal Trattato di Maastricht come requisito necessario degli Stati membri dell’Ue è mantenere questo rapporto inferiore al 3 per cento. Significa che uno Stato può spendere più di quanto incassa, ma entro la soglia del 3 per cento della ricchezza prodotta.

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Debito pubblico – Il debito pubblico è il valore nominale delle passività lorde di tutte le amministrazioni pubbliche di uno Stato. Ossia è la somma di denaro complessiva che uno Stato deve ad altri soggetti per colmare il disavanzo nel proprio bilancio. I deficit annuali accumulati dallo Stato vanno a comporre il suo debito pubblico.

Il debito viene solitamente messo in rapporto al Pil per comprendere se lo Stato è in grado di ripagare gli interessi e rimborsare il capitale in scadenza. Il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ossia circa il 132 per cento del nostro Pil.