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Pensioni dicembre 2018: la tredicesima mensilità | Quando viene pagata | Come si calcola

Nel mese di dicembre ai pensionati è previsto l'accredito della rata aggiuntiva. Viene calcolata in base ai mesi effettivi di pensionamento, e non viene pagata a tutti lo stesso giorno

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A dicembre arriva la tredicesima mensilità anche per i pensionati

La pensione nel mese di dicembre 2018 sarà più ricca per i pensionati. Oltre al normale assegno viene pagata infatti anche la tredicesima mensilità, in attesa delle novità nella manovra economica sulla quota 100, che dovrebbe introdurre un meccanismo per l’accesso alla pensione che si basa sulla somma tra l’età anagrafica e gli anni di contribuzione,

Un’integrazione non da poco, perché i beneficiari ricevono un doppio assegno: la pensione normale e una tredicesima rata, che può arrivare fino al 100 per cento della pensione stessa ma varia a seconda dei casi

Il calcolo della tredicesima viene fatto sui mesi relativi all’effettivo pensionamento. Se si è andati in pensione nell’anno in corso, la tredicesima viene calcolata in rapporto ai mesi in cui si è ricevuta. Più mesi dell’anno in corso in pensione equivalgono a più soldi in tredicesima.

Per calcolare l’importo lordo della tredicesima si deve moltiplicare la pensione lorda mensile per il numero di mesi di pensionamento effettivo (nell’anno di riferimento) e dividere il tutto per 12.

Ma quando viene pagata la tredicesima? La data di accredito non sarà uguale per tutti. L’importo viene caricato nel primo giorno lavorativo del mese, e il 1 dicembre 2018 è un sabato.

Per cui chi ha il conto presso le Poste riceverà la pensione il 1 dicembre 2018 stesso, perché gli uffici postali sono aperti, mentre chi ce l’ha in banca dovrà aspettare lunedì 3 dicembre 2018.

Pensioni quota 100: cosa dice la prima bozza

Il 28 ottobre la stampa ha riportato alcune indiscrezioni sul pacchetto pensioni, che dovrebbe contenere anche l’annunciata  “quota 100”.

Secondo quanto riportato dal Messaggero, per le pensioni superiori ai 90 mila euro lordi l’anno, “non ci sarà nessun ricalcolo degli assegni in base ai contributi versati, e nemmeno il complesso meccanismo basato sulla cosiddetta ‘equità attuariale’ e che in pratica finiva per essere un taglio solo in base all’età del pensionamento”.

Sarà possibile dal 2019 andare in pensione anticipata avendo almeno 62 anni di età e 38 di contributi.

I lavoratori privati iscritti all’Inps che avessero maturato i requisiti entro dicembre 2018 potranno uscire il 1 aprile 2019.

Se li matureranno dal 1° gennaio 2019 potranno ricevere la pensione “trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti”, quindi con una sorta di finestra mobile trimestrale.

“I lavoratori pubblici che maturano i requisiti per quota 100 entro il 31 dicembre avranno l’assegno pensionistico dal primo luglio, se maturano i requisiti successivamente il diritto alla decorrenza dell’assegno sarà maturato dopo sei mesi. Per il personale della scuola la finestra è annuale”.

“Chi non ha almeno quota 100 – somma tra età e contributi – quando andrà in pensione nel 2019?”, si legge su Repubblica. “Le due strade di uscita – vecchiaia e anticipata – sono sempre valide. Nel primo caso, l’età però sale di cinque mesi rispetto ad oggi: a 67 anni (con un minimo contributivo di 20 anni)”.

“Si adegua – come previsto dalla legge Fornero – alla speranza di vita. Nel secondo caso, si potrà fare domanda di pensione al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne), a prescindere dall’età, proprio come ora. Anche questo requisito sarebbe dovuto crescere di 5 mesi, ma il governo sembra intenzionato a lasciarlo bloccato”.