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Ddl Anti-corruzione: cosa prevede la legge “spazzacorrotti”

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Ddl anti-corruzione | L’aula del Senato ha dato il via libera alla fiducia sul ddl anticorruzione, con 162 voti favorevoli, 119 contrari e un astenuto. Il provvedimento torna ora alla Camera per l’approvazione definitiva, entro Natale.

Il disegno di legge recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” era stato approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 6 settembre, per poi iniziare il suo iter parlamentare.

Giovedì 22 novembre era arrivato il primo via libera da parte della Camera. I voti a favore sono stati 288, quelli contrari 143, 12 gli astenuti. Il via libera è stato accolto con un applauso dei 5 stelle. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Il disegno di legge è stato messo a punto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e sostenuto soprattutto dal Movimento 5 Stelle.

Il provvedimento contiene una serie di misure, come l’impiego dell’agente sotto copertura e il Daspo per i corrotti. Contiene anche novità come lo stop al finanziamento anonimo per partiti e fondazioni.

La cosiddetta “Legge Spazza Corrotti” prevede una serie di nuove misure per contrastare la corruzione, come l’agente provocatore (una figura sotto copertura che dovrebbe provocare un funzionario ad accettare una tangente, per poi incastrarlo) e il Daspo, cioè l’interdizione a vita dai pubblici uffici e un’esclusione dai contratti con la pubblica amministrazione.

Il Daspo anticorrotti prevede una sanzione da 5 a 7 anni di interdizione dai pubblici uffici per i corruttori e il divieto di partecipare agli appalti della pubblica amministrazione per chi ha riveduto condanne fino a 2 anni. Per le pene superiori a 2 anni il divieto diventa a vita.

Ci sono agevolazioni per chi confessa volontariamente fatti non ancora oggetto di indagine, reati commessi non più di 6 mesi prima o restituisce entro quella data fondi ricevuti tramite corruzione.

Una revoca del daspo dagli appalti potrà essere concessa in caso di riabilitazione, ma solo passati 12 anni dall’espiazione della pena. Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione

Con il ddl viene inoltre eliminata la possibilità di restare anonimi per chi fa donazioni a partiti, fondazioni o altri organismi politici.

Ddl Anticorruzione | Cosa prevede in breve

Il testo si suddivide in due parti: una relativa alle norme che hanno l’obiettivo di potenziare l’attività di prevenzione, accertamento e repressione dei reati contro la pubblica amministrazione. L’altra relativa ai partiti.

• Daspo a vita per corrotti e corruttori: incapacità a vita di contrattare con la pubblica amministrazione (norma che vale per i soggetti privati, in particolare gli imprenditori) e interdizione perpetua dai pubblici uffici per i pubblici ufficiali. Sono due delle misure più stringenti introdotte dal ddl.

• Agente sotto copertura: viene introdotta la figura dell’agente ‘sotto copertura’ per i reati di corruzione. Norma criticata dalle opposizioni, che l’hanno ribattezzato “agente provocatore”. In sostanza, le già previste operazioni di polizia sotto copertura vengono estese al contrasto di alcuni reati contro la pubblica amministrazione. L’agente sotto copertura non è punibile se, al solo fine di acquisire elementi di prova, mette in atto condotte che costituirebbero reato.

• Inasprimento delle pene: Vengono inasprite le pene per il reato di corruzione impropria, che passano nei limiti minimi da uno a tre anni di carcere e nei massimi da sei a otto anni. Viene inoltre previsto un giro di vite sulla appropriazione indebita, prevedendo la reclusione da due a cinque anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro.

• No all’obbligo dell’arresto in flagranza: previsto dal testo originario del ddl, dopo una mediazione all’interno della maggioranza ma anche con le forze di opposizione, la norma è stata soppressa.

• Stop alla prescrizione dopo il primo dal 2020: è una delle norme più contestate e prevede che la prescrizione viene sospesa dalla sentenza di primo grado o dal decreto di condanna. In sostanza, la prescrizione non decorre a partire dal primo grado di giudizio, senza fare alcuna distinzione, però, tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione. Dopo l’accordo raggiunto tra M5s e Lega, viene stabilito che la riforma entrerà in vigore dal 1 gennaio 2019.

• No alla delega al governo per la riforma del processo penale: nel ddl non viene inserito e messo nero su bianco uno dei punti dell’accordo raggiunto tra alleati di governo che ha sbloccato la riforma della prescrizione, ovvero la più ampia riforma del processo penale, che dovrebbe essere contenuta in una legge delega.

• Eliminazione del peculato attenuato: era la cosiddetta norma ‘Salva-Lega’, cosi’ ribattezzata dalle opposizioni. Con l’approvazione a scrutinio segreto di un emendamento presentato dall’ex M5s Catello Vitiello, su cui la maggioranza e il governo sono stati battuti, all’articolo 323 del codice penale sull’abuso d’ufficio viene inserito un comma che restringe e “ammorbidisce” il reato di peculato, ossia l’appropriazione o l’utilizzo di beni della Pubblica amministrazione. Al Senato è stato ripristinato il testo originario e, quindi, la norma è stata eliminata dal ddl.

Restituzione delle somme ricevute e non di quelle promesse: la sospensione condizionale della pena è subordinata alla restituzione dei soldi ricevuti per farsi corrompere o dei soldi dati per corrompere, ovvero la somma equivalente al prezzo o al profitto del reato. Il giudice, nella sentenza di condanna per specifici reati contro la Pubblica amministrazione, può decidere di concedere la sospensione condizionale della pena ma disporre che non estenda gli effetti anche all’interdizione dai pubblici uffici e alla incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione. In sostanza, resta in essere il ‘Daspo’. Durante l’esame in commissione e’ stata eliminata la norma che prevedeva la restituzione delle somme promesse e non di quelle effettivamente ricevute o date.

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• No a pene alternative per i corrotti: Non saranno possibili l’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione come il peculato, la concussione, la corruzione.

• Non punibilità per i pentiti entro 4 mesi dal reato: non è punibile chi si ravvede, si autodenuncia e collabora con la giustizia. Ma il ravvedimento deve avvenire entro 4 mesi dalla commissione del reato. Da questa norma è stato escluso il reato di traffico di influenze illecite, dopo un accordo raggiunto con le opposizioni che temevano ripercussioni sui sindaci e gli amministratori locali, che sarebbero potuti essere oggetto di ‘delazioni’.

• Salva sindaci: è stato escluso l’abuso d’ufficio aggravato dall’elenco dei reati per i quali si prevede l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione. L’emendamento era di Forza Italia ed e’ stato approvato da tutti i gruppi in commissione.

• Riabilitazione più breve: Si accorciano i tempi per i corrotti per poter ottenere la riabilitazione. Si passa da 12 a 7 anni. Tuttavia, la riabilitazione non ha effetto sulle pene accessorie perpetue. La dichiarazione di estinzione della pena accessoria perpetua avviene quando sia decorso un termine di almeno sette anni e il condannato abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta.

• Uso di trojan per le intercettazioni: si potranno intercettare le comunicazioni tra presenti nelle abitazioni o in altri luoghi di privata dimora attraverso i cosiddetti trojan. Viene abrogata infatti la norma che ne limitava l’uso solo quando vi era motivo di ritenere in corso l’attività criminosa. I trojan potranno essere utilizzati sui dispositivi elettronici portatili anche nei procedimenti per delitti contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

• Stretta sulle donazioni ai partiti e movimenti politici: Ogni donazione che supera i 500 euro annui deve essere trasparente e, quindi, il nome del soggetto che effettua la donazione deve essere pubblicato on line. Ma sono escluse tutte quelle attività “a contenuto non commerciale, professionale, o di lavoro autonomo di sostegno volontario all’organizzazione e alle iniziative del partito o del movimento politico”. Dunque, dovranno essere pubblicati e resi noti i nomi dei donatori che versano piu’ di 500 euro complessivi all’anno. Inoltre, l’obbligo viene esteso alle liste o ai candidati a sindaco dei comuni superiori ai 15mila abitanti. È vietato ricevere contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri e da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero.

• Stretta su dichiarazione dei redditi dei parlamentari e del governo: Norme più stringenti sulle dichiarazioni dei redditi di parlamentari, esponenti del governo e tesorieri di partito, che dovranno rendere pubbliche tutte le donazioni ricevute di importo annuo superiore a 500 euro (anzichè 5.000, come previsto dalla legge vigente), ricevuto direttamente o attraverso comitati di sostegno; ne deve essere al contempo data evidenza nel sito internet del Parlamento italiano. Viene inoltre abbassato a 3.000 euro (rispetto a 5.000 euro, come previsto dalla normativa vigente) il tetto annuo di finanziamento o contribuzione al raggiungimento del quale e’ previsto l’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione congiunta tra il soggetto erogante ed il beneficiario.

• Stretta sulle fondazioni: Norme più stringenti per le fondazioni, che vengono equiparate ai partiti politici e, quindi, sottoposte agli stessi obblighi sulla trasparenza validi per i partiti e i movimenti politici. Norma duramente contestata dalle opposizioni, e ribattezzata “salva-Casaleggio”.

• Stretta sui finanziamenti ai partiti da parte delle coop: Le cooperative non potranno più finanziarie i partiti politici.

Ddl Anticorruzione | Il nodo della prescrizione

L’8 novembre 2018 è stato raggiunto un accordo sul tema della prescrizione, contenuta nel ddl Anticorruzione e che ha messo in crisi l’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Secondo l’emendamento, fortemente voluto dal movimento, la prescrizione viene bloccata dopo la sentenza di primo grado: viene pertanto meno la norma che stabilisce che, trascorso un certo periodo di tempo fissato dalla legge, un reato non possa più essere perseguito.

Alla fine della riunione tra Conte, Di Maio, Salvini e Bonafede, il ministro della Giustizia ha dichiarato che le forze di governo erano giunte ad un accordo e che la prescrizione entrerà in vigore nel gennaio 2020.

All’interno della Lega la voce più critica è quella della ministra della Pubblica amministrazione, e avvocata penalista, Giulia Bongiorno.

“Bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio significa mettere una bomba atomica nel processo penale e io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla”, aveva detto la ministra leghista ospite nel programma L’Intervista di Maria Latella su SkyTg24. “Il contratto di governo deve trovare un accordo, ma si deve fare una riforma della prescrizione e solo della prescrizione. Con Bonafede mi trovo benissimo, è una persona ragionevole, ma dobbiamo stare attenti a non bloccare la giustizia per sempre”.

La prescrizione è regolata dall’Articolo 157 del Codice penale modificato dalla legge 5 dicembre 2005 n. 251.

La norma prevede prevede che la prescrizione estingua il reato “decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria”.

La norma comporta che, trascorso un certo periodo di tempo fissato dalla legge, un reato non possa più essere perseguito.

I reati per cui è prevista la pena dell’ergastolo non sono prescrittibili.

Ddl Anticorruzione | Il peculato

Il 21 novembre 2018 il governo è stato battuto alla Camera con un voto segreto che ha approvato un emendamento che ammorbidisce le pene previste per il reato di peculato.

L’emendamento era stato già presentato in Commissione dalla Lega ed era stato bocciato: la maggioranza aveva così espresso il proprio parere negativo sulle modifiche.

Il 20 novembre un emendamento simile è stato presentato alla Camera dall’ex deputato del Movimento 5 stelle Catello Vitiello, già sospeso dal partito perché massone e confluito nel Gruppo Misto, con 284 voti a favore e 239 contrari.

Il peculato nell’ordinamento italiano è un reato previsto dall’articolo 314 del codice penale. Mira a punire la condotta impropria di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio – come i politici – che si appropria di denaro o altri beni di cui può disporre in virtù del proprio incarico.

L’emendamento n.1272 al disegno di legge Anticorruzione o “Spazza corrotti” introduce una sorta di scudo per chi commette il reato. Verrebbe modificato il regime della prescrizione solo di alcuni casi di peculato favorendo, con una riduzione delle sanzioni, l’estinzione del reato.

L’emendamento introduce un “salvo che…” che fa tutta la differenza. All’art.314 viene aggiunto (in corsivo di seguito): “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, salvo che tale distrazione si verifichi nell’ambito di procedimento normato da legge o regolamento e appartenga alla sua competenza, è punito con la reclusione da quattro anni a dieci anni e sei mesi”.

La modifica quindi stabilisce che è sufficiente l’esistenza di un regolamento per evitare la commissione stessa del reato.

L’emendamento riguarda infatti i casi in cui la gestione di denaro o altri beni da parte del pubblico ufficiale è disciplinata da norme particolari o regolamenti, come avviene nella maggior parte dei casi.