Me

Ora Open Arms è accusata anche di violenza privata nei confronti di Salvini

Immagine di copertina

Violenza privata, di fatto, nei confronti di Matteo Salvini. Gli avvocati italiani della Ong spagnola Open Arms, Alessandro Gamberini e Rosa Lofaro, parlano di decisione “stupefacente”.

Al centro la nuova ipotesi di reato contenuta nell’avviso di conclusione indagini notificato dalla Procura di Ragusa.

I due legali, alla luce dei provvedimenti del gip di Ragusa che aveva negato il sequestro della nave, e la sua conferma da parte Riesame, ritenevano infatti che “vi fosse una ragionevole presa d’atto della necessità di archiviare la vicenda”.

Ma la procura ha invece ipotizzato il reato di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E la parte offesa sarebbe, spiegano, “specificamente e unicamente il Ministro degli Interni”.

I legali spiegano come questa ulteriore imputazione sia stata “estratta dal grande cappello dei reati previsti dal codice penale in modo, ci permettiamo di dire, stupefacente”.

Il reato configurato è a carico del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier è infatti quello di violenza privata funzionale al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La motivazione: secondo quanto spiegato dal procuratore capo di Ragusa, Fabio D’Anna, i due avrebbero imposto all’Italia lo sbarco dei migranti soccorsi senza rispondere alle sollecitazione di Mrcc Italia e del loro paese di bandiera, la Spagna, “che diceva loro di chiedere approdo a Malta che pure, in quel frangente, aveva autorizzato il soccorso medico per tre persone in pericolo di vita”.

Dalle indagini sarebbe emerso che Proactiva Open arms sarebbe intervenuta legittimamente e doverosamente nel soccorrere i migranti e altrettanto legittimamente avrebbe rifiutato la consegna degli stessi alla motovedetta libica stante l’assenza di un porto sicuro in Libia.

Ma già al momento del soccorso l’equipaggio avrebbe rassicurato i migranti dicendo loro che lo avrebbe condotti in Italia.

La procura quindi ritiene che vi sia stata una imposizione dello sbarco allo Stato italiano che diventa vittima di violenza privata, operazione funzionale al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La decisione di non richiedere lo sbarco dei migranti a Malta sarebbe stata fondato sulla presunzione che l’Isola dei cavalieri, come in passato, non avrebbe dato il via libera all’approdo.

Ma “la violenza e la minaccia” spiegano i legali di Open Arms, “sarebbe consistita nel disobbedire agli ordini di consegnare i migranti ai libici, che erano sopraggiunti nella zona dove erano stati effettuati i soccorsi, in acque internazionali”.

Così, “invece di prendere in esame se quell’ordine non fosse manifestamente criminoso” alla luce della “consapevolezza derivante dal notorio delle violenze alle quali sarebbero stati esposti i migranti se riportati in Libia, si pretende di trasformare quella disobbedienza, udite udite, addirittura in una violenza nei confronti delle autorità italiane”.

Ma la cosa più strana, secondo gli avvocati di Open Arms, è che, “forse tradendo l’ispirazione culturale di una simile scelta” si indichi come parte offesa “specificamente e unicamente il Ministro degli Interni, in luogo eventualmente della Presidenza del Consiglio o del Ministro dei Trasporti”.